lunedì 19 giugno 2017

Piuttosto il diavolo: recensione

Recensione scritta per www.thrillernord.it




http://thrillernord.it/piuttosto-il-diavolo/

Autore: Ian Rankin
Editore: Longanesi
Traduzione: Alberto Pezzotta
Pagine: 386
Genere: Giallo
Anno di Pubblicazione: 2017


Anche se in pensione un detective rimane sempre un detective.

Si sa, un caso irrisolto lascia sempre l’amaro in bocca, e per questo John Rebus, detective in pensione, anche dopo tanti anni, non ha mai mollato la presa sul caso della morte di Maria Turquand. L’indagine, era stata riaperta 8 anni prima, grazie ad una giornalista di casi criminali, Maxine Dromgoole, che sfruttò la fama del momento pubblicando un libro sul caso, aiutata dall’ex poliziotto Chatham.
Questa vicenda sembra intrecciarsi ad un nuovo caso che impegna l’unità di Edimburgo e quella di Gartcosh. Due boss si contendono una città, tra traffici di droga, scommesse e riciclaggio di denaro. Uno è giovane e vuole diventare il numero uno; l’altro non vuole andare in pensione e, anche se è stato lui stesso a tirare su la nuova leva che preme per spodestarlo, cerca di tenerla a bada.
Il giovane boss, Darryl Christie viene pestato nella sua proprietà, dove vive con la sua famiglia.
Da questo pestaggio iniziano le indagini della polizia con Rebus che si trova sempre un passo avanti agli altri.
I poliziotti si ritrovano così a fare da scorta ad un criminale cercando di capire chi lo vuole morto, e nel frattempo un omicidio richiama l’attenzione dei detective che si ritrovano in mezzo ad una matassa da sbrogliare nella quale ci sono più casi collegati e indizi che riconducono in qualche modo all’omicidio di Maria Turquand.

Sir Magnus rivelò ai nipoti un segreto che aveva nascosto per tanto tempo un omicidio perché voleva che i nipoti diventassero spietati come lui, che pensassero solo ai soldi e che capissero come “certa gente se la cava sempre”
Questo poliziesco è ricco di suspense e colpi di scena tanto da non annoiare mai il lettore con delle semplici indagini di polizia. Il ritmo è veloce e la scrittura scorrevole. Rebus emerge come protagonista anche se ormai è un civile e non più un poliziotto. I suoi dialoghi con il boss Cafferty sono divertenti e stemperano la tensione fino a quel momento accumulata attraverso omicidi, pestaggi e indagini. Non ho gradito tanto la fine perché, secondo me, chiude troppo in fretta alcune questioni.



Ian Rankin – È il primo della sua famiglia a frequentare le scuole superiori. Molto apprezzato dal suo insegnante di lingua inglese, già al liceo Rankin inizia a scrivere le prime poesie e numerosi racconti e, incoraggiato ad ampliare i suoi interessi letterari, si iscrive all’Università di Edimburgo, dove consegue la laurea in Letteratura inglese, nonché specializzato in Letteratura americana e scozzese. Lo scrittore James Ellroy lo ha definito “Il re incontrastato del giallo scozzese”, parte del Tartan Noir. Vince l’Edgar Award nel 2004 per il romanzo Casi sepolti. Nel 1997 vince il Macallan Gold Dagger per Morte grezza. Vive a Edimburgo, in Scozia, con moglie e due figli.



Recensione scritta per www.thrillernord.it


giovedì 8 giugno 2017

Il vampiro di Venezia: recensione


Recensione scritta per www.thrillernord.it





http://thrillernord.it/il-vampiro-di-venezia/

Autore: Giada Trebeschi
Editore: Oakmond Publishing
Pagine: 254
Genere: Thriller storico
Anno di Pubblicazione: 2017



Nel Lazzaretto Nuovo, a Venezia, fu rinvenuto lo scheletro di una donna che aveva un mattone in bocca a bloccarle la mascella, quindi la masticazione.
Nel 1600 tra le tante superstizioni che vagavano da orecchio a orecchio e che occupavano la mente della popolazione, vi era quella dei Nachzehrer, cioè dei masticatori di sudario. Quelli che, masticando il sudario e masticando i cadaveri di fianco, riuscivano a tornare sulla terra per bere il sangue dei vivi.
Questo particolare vampiro apparve per la prima volta in Polonia nel XII secolo.
La superstizione a quei tempi attecchiva facilmente, soprattutto quando il paese o la città stava subendo l’orrore della peste nera.

Sembrava che Venezia avesse cittadini con una mentalità più aperta, perché popolata da commercianti, patrizi, mercanti, bottegai che davano una grande dinamicità alla città grazie agli scambi commerciali con altre parti del mondo; invece la peste e i rimasugli della chiusura mentale del passato giovarono a scatenare una forte paura nei confronti dei Nachzehrer.
Inoltre, la società veneziana, considerata di così larghe vedute, in realtà nascondeva tante perversioni (a Venezia avevano terreno facile) che venivano soddisfatte con dei traffici notturni mascherati dal perbenismo diurno.

È in questo contesto che avvengono crimini sanguinosi, densi di significati simbolici e fortemente legati alle credenze nei masticatori di sudari. E Orso Maria Pisani, Signore di notte di Dorsoduro, e Nane Zenon, medico botanico, ma anche alchimista interessato all’occulto, cercano di scoprire la verità nascosta dietro a una serie di crimini efferati la cui matrice sembra in bilico fra il reale e l’aldilà.
Avevo letto del Vampiro di Venezia su una rivista di archeologia, quindi capirete la mia curiosità quando ho visto questo titolo nella lista dei thriller.
E ora, a lettura conclusa, consiglio di leggere Il vampiro di Venezia perché trascina il lettore verso l’ultima pagina mantenendolo in uno stato di tensione che si rilassa solo alla fine.
Inoltre, la storia che l’autrice ha fatto nascere attorno al periodo storico è decisamente affascinante e azzeccata.



Giada Trebeschinasce nel 1973 e cresce a Bologna. È autore di romanzi, racconti brevi, saggi, sceneggiature e pièces teatrali che porta spesso in scena lei stessa. Due lauree, un dottorato in Storia, lavora all’università come storico di professione per quasi dieci anni poi si dedica completamente alla scrittura. Nel 2012 esce in spagnolo il romanzo “La Dama Roja” per i tipi di Boveda, Algaida seguito nel 2014 dalla versione italiana “La Dama Rossa”, Mondadori. Parla cinque lingue, ha vissuto a lungo in Svizzera, in Spagna e attualmente vive e lavora in Germania.



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giovedì 1 giugno 2017

La donna di ghiaccio: recensione

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http://thrillernord.it/la-donna-di-ghiaccio/


Autore: Robert Bryndza
Editore: Newton Compton Editori
Traduzione: Sandro Ristori
Pagine: 374
Genere: Thriller
Anno di Pubblicazione: 2017

 
Il corpo congelato. Occhi spalancati e labbra socchiuse. Come se fosse morta mentre era sul punto di parlare…
Quando un ragazzo scopre il cadavere di una donna sotto una spessa lastra di ghiaccio in un parco di Londra, la detective Erika Foster viene subito incaricata dell’indagine sull’omicidio. La vittima, giovane, ricca e molto conosciuta negli ambienti della Londra bene, sembrava condurre una vita perfetta. Ma quando Erika comincia a scavare più a fondo tra le pieghe nascoste della sua esistenza, trova degli strani punti di collegamento tra quell’omicidio e l’uccisione di tre prostitute, assassinate secondo un macabro e preciso rituale. Ma chi era veramente la ragazza nel ghiaccio? Quali segreti nascondeva? Il ritratto che ne dà la famiglia corrisponde alla verità? Erika ha l’impressione che tutti gli elementi a cui si aggrappa nel corso delle ricerche le scivolino via dalle dita, ma è cocciuta, determinata e disposta a qualunque cosa pur di arrivare a capire che cosa si cela dietro quella morte violenta…

“La donna di ghiaccio” pone al centro della narrazione l’omicidio di Andrea, ragazza amante delle feste, appartenente a una famiglia di spicco della società inglese, la famiglia Douglas-Brown.
Erede di un impero tecnologico, la vittima, diversamente dai suoi fratelli tranquilli e riservati, conduceva una vita movimentata, dando sfogo ai suoi vizi (insospettabili agli occhi della gente comune) grazie ai soldi del papà.
A indagare sulla vicenda, Erika Foster, detective con un passato (recente) difficile, che cerca di portare avanti le indagini nonostante gli ostacoli che trova sulla sua strada man mano che si avvicina alla verità. Peterson e Moss, investigatori vicini ad Erika, cercano di proteggerla.
Il romanzo si legge in poco tempo grazie, alla velocità delle azioni e alla suspense incalzante dalla quale il lettore non può sfuggire. È quasi impossibile posare il libro per riaprirlo il giorno dopo, perché chi legge si pone delle domande che fanno crescere la curiosità a dismisura, tanto da non vedere l’ora di scoprire la fine.

Una protagonista, Erika Foster, che non si impressiona e che incassa i brutti colpi senza piagnucolare; una donna forte che, senza perdersi in chiacchiere, discorsi emancipatori o inutili protagonismi, riesce ad andare avanti fino alla soluzione del caso, rischiando per due volte la vita. Effettivamente la detective Foster mi è piaciuta.
Complimenti all’autore, visto che questo è il suo primo romanzo!

Non mi rimane che dire…buona lettura!




Robert Bryndza Dopo anni dedicati alla scrittura, si è conquistato una fama incredibile con il suo thriller d’esordio, “La donna di ghiaccio”, che in pochi mesi ha venduto oltre 1 milione di copie ed è in corso di traduzione in 27 Paesi. È inglese e vive in Slovacchia con suo marito Jàn. Potete seguirlo su Facebook e sul sito robertbryndza.com




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