lunedì 11 settembre 2017

Intervista a Martin Rua

Intervista fatta per www.thrillernord.it





http://thrillernord.it/intervista-a-martin-rua/


A tu per tu con l’autore



A tu per tu incontra per i lettori di Thrillernord, Martin Rua, un giovane autore che ha già alle spalle, tra gli altri lavori, una trilogia completa, la Parthenope Trilogy e una in corso di pubblicazione, la Prophetiae Saga, di cui L’enigma del libro dei morti costituisce il secondo capitolo. E’ un piacere per noi poterti rivolgere qualche domanda.


1)  Ne “L’enigma del libro dei morti” hai riportato l’attenzione su dei siti e su personaggi che hanno avuto il riflettore puntato qualche anno fa, ma che poi son finiti nel silenzio parlo di Rennes-le-Château Bérenger Saunière e la fine dei Catari con il collegamento ai Cavalieri del Tempio. Quanta passione hai per gli argomenti esoterici? E come mai ti sei appassionato proprio a questi argomenti?
In realtà l’attenzione non è mai calata del tutto su quella faccenda di Rennes-le-Château. Anzi, libri come Il santo Graal non hanno fatto altro che dare la stura a tutto un filone di ricerche e romanzi che continuano ad affollare le nostre librerie, magari con un po’ più di discrezione. È una storia ricca di mistificazioni e sciocchezze, ma che cela qua e là dei frammenti di verità che vale la pena continuare a investigare. La passione per tutto ciò che riguarda l’aspetto più discreto della conoscenza – quello che chiamiamo comunemente esoterismo – è ancora forte in me e nasce dal mio interesse per tutto ciò che non è manifesto nell’immediato e soprattutto che è considerato, diciamo così, eretico.


2)  Risulta interessante il collegamento tra eventi passati con reperti adeguatamente nascosti ed eventi attuali che riprendono la loro validità in paesi del Medio Oriente dove ci furono scambi tra oriente e occidente, soprattutto a livello scientifico, attraverso Cavalieri del Tempio e cultura araba. Nel tuo romanzo lo riprendi come un argomento dei giorni nostri che continua la serie di intrighi iniziata tanti anni fa. Ciò che accade oggi è una derivazione deviata di rapporti malsani avviati tanto tempo fa e perpetuati fino ai nostri giorni?


Non bisogna dimenticare che nel tracciare la trama di L’enigma del libro dei morti ho sì riportato ipotesi scientifico-storiche, ma ho anche usato una buona dose di fantasia. I rapporti tra cristiani e cultura araba all’epoca delle crociate può avere condotto, per esempio, alla nascita di fenomeni come la costruzione delle cattedrali gotiche (pare che l’arco ogivale sia stato mutuato dagli archi arabi), ma dubito che possa aver dato vita a qualcosa di simile alla mia Ligue. Quel che si può dire, però, è che quel che stiamo vivendo oggi è il risultato di azioni scellerate condotte dall’Occidente in quell’Oriente che ci siamo illusi di controllare e tenere sotto scacco con la forza.


3) Paragonarti a Dan Brown per me è poco perché ho notato l’approfondimento degli argomenti con il quale crei la storia del tuo libro e da questo si evince una trama tutt’altro che leggera, ma pregna di significato. Ti lasci ispirare da scrittori di romanzi o da scrittori come Louis Charpentier, ad esempio?
L’idea dell’editore di paragonarmi a Dan Brown nasce dalla vicinanza di alcuni temi da me trattati a quelli presenti nei romanzi del papà di Robert Langdon e anche dal fatto che evocare il suo nome significa ancora far pensare a libri di grande successo. E sia io che la Newton vogliamo avere successo! Scherzi a parte, cerco di tessere la trama attorno ad argomenti forti e su cui mi documento al meglio possibile. Fondamentale è confrontarsi con altri grandi, per cui James Rollins, Steve Berry, Glenn Cooper, ma anche italiani come il mio amico G.L. Barone sono per me punti di riferimento, insieme, naturalmente, agli studiosi più vari che di volta in volta mi aiutano con la parte scientifica del mio lavoro. Louis Charpentier, da te citato, è uno di quelli che ho consultato, per esempio, quando ho scritto La cattedrale dei nove specchi, dove Chartres aveva un ruolo centrale, mentre per la Prophetiae Saga ho consultato soprattutto studiosi di Nostradamus come il professor Brind’Amour.


4)  Ne L’enigma del libro dei morti a quale personaggio di avvicini? Ti senti un agente speciale con discendenze famose, un politico corrotto, un amministratore di un’azienda farmaceutica pronto a tutto pur di guadagnare, un Nostradamus o un medico che cerca di salvare milioni di vite?
Escludendo i personaggi negativi (mi ritengo una brava e onesta persona…), direi che mi identifico un po’ in tutti, anche se non ho lo stesso coraggio di un Gabriel o di qualche altro agente della Horus. Di sicuro mi sento più vicino a quelle caratteristiche esoteriche rinvenibili in alcuni personaggi… e alla passione per la buona tavola e la birra di François Ozouf!


5)  Adesso parliamo un pò delle tue letture e dei tuoi gusti in fatto di libri: quale (o quali) hai sul comodino? Qual è il genere che preferisci?


Anche se per necessità leggo molti libri inerenti al mio genere, sono abbastanza onnivoro. Ho da poco terminato la lettura di La ragazza nella nebbia di Donato Carrisi e di L’ultima battaglia del mio amico Fabio Sorrentino, un libro meraviglioso ambientato all’epoca della guerra di Troia, ma sul comodino ho un saggio di alchimia di Basilio Valentino, L’amica geniale di Elena Ferrante – che mi sono finalmente deciso a leggere – e il saggio Programming The Universe: A Quantum Computer Scientist Takes on the Cosmos di Seth Lloyd, un libro sulla fisica quantistica e le sue applicazioni all’informatica. Un argomento che sarà l’ossatura dell’ultimo capitolo della Prophetiae Saga.


6) Domanda di rito per Thrillernord: che ne pensi del thriller nordico?
Ne penso un gran bene. Ho adorato la serie Millennium di Stieg Larsson e credo che Jo Nesbø sia un maestro assoluto.
Martin Rua
(a cura di Marianna Di Felice)




Intervista fatta per www.thrillernord.it

giovedì 7 settembre 2017

Ricomincio dall'inferno: recensione

Recensione scritta per www.thrillernord.it




http://thrillernord.it/ricomincio-dallinferno/


Autore: Lorena Lusetti
Editore: Damster
Pagine: 150
Genere: Thriller
Anno di Pubblicazione: 2017




A volte devi passare attraverso l’inferno per andare in paradiso.
Dean Karnazes

Un nuovo romanzo giallo per Lorena Lusetti, che abbandona temporaneamente l’investigatrice Stella Spada per immergersi però ancora una volta nel cuore della sua città, Bologna, con una storia ricca di mistero.
La protagonista del racconto, Federica, è stata lontano da Bologna per diversi anni e quasi si è dimenticata della sua città, ma la morte del marito la induce a ritornare qui dove ha la sua famiglia, per provare a ripartire da capo.
Non torna in casa con i genitori però, l’abitudine all’autonomia la induce ad affittare una camera in un appartamento del centro con una coinquilina.
Nello stesso periodo succedono strani crimini tra le mura Petroniane, persone uccise in modo terribile nei loro appartamenti chiusi dall’interno. Federica vorrebbe pensare solo a ricostruire la sua vita, nonostante ciò verrà coinvolta suo malgrado in queste vicende di sangue, fino a trovare lei stessa la soluzione del mistero.
“Non ho paura del buio fuori. È il buio dentro le case che non mi piace”
Shelagh Delaney
Federica torna nella sua Bologna dopo tanti anni trascorsi a Roma. Nella Capitale viveva felice con suo marito Luca fino a che non è morto e da quel momento a Federica è mancato tutto, perfino l’aria. Non era più il caso di rimanere lì.
E allora dove poteva andare se non nella sua Bologna?
Ma non dai suoi…non ancora, meglio una casa in affitto. Lei credeva di trovare tutto come prima, forse pensava che nella sua città il tempo si fosse fermato, mentre Roma andava avanti.
Una volta tornata non riesce più a riconoscere i luoghi della sua infanzia e adolescenza, ma piano piano Bologna si scopre e allora Federica ritrova i posti che aveva frequentato e alcune persone che conosceva e che, rispetto a lei, sono notevolmente cambiate.
E poi una doccia ghiacciata le arriva addosso e infrange il suo sogno della Bologna dell’adolescenza riportandola nella realtà macchiata di rosso del sangue delle vittime che un serial killer sta uccidendo nelle proprie case.
Un mistero che le autorità non riescono a risolvere, fino a quando Federica non capisce tutto.
La storia passa tra le vie strette della città e scivola attraverso cunicoli sotterranei; la suspense viene mantenuta sempre alta e si resta senza fiato.
La scrittura semplice, chiara e scorrevole dà al lettore il modo di rimanere concentrato sulla storia, senza deviare da essa.
Le persone non sono tutte buone, non si conoscono davvero, e quelle più vicine possono rivelarsi…
Buona lettura!



L’AUTORE – Lorena Lusetti. Sono nata e vivo a Bologna, città che amo e che metto spesso nei miei romanzi. Dalla vita di ogni giorno traggo gli spunti per tratteggiare i personaggi. Scrivo soprattutto storie di genere giallo e noir, ma non solo. Le vicende criminose sono in gran parte ispirate a fatti di cronaca. Nel 2006 ho pubblicato “Una serata tranquilla” www.ilmiolibro.it Romanzo giallo che ha per protagonista Rosa Moretti, un’improbabile commercialista investigatrice. Nel 2008 ho pubblicato “FerieFobia” Giraldi editore. Genere giallo. Una nuova avventura per Rosa Moretti, già protagonista del primo romanzo. Nel 2012: “L’Ombra della Stella” Damster editore. Romanzo Noir, il primo nel quale appare la nuova protagonista Stella Spada. Nel 2013: “Terra alla Terra” Damster editore. Romanzo noir. Una nuova avventura per Stella Spada Premio speciale “Profumo d’Autrice” al concorso Internazionale Città di Cattolica 2014 Nel 2014: “Grigio come il sangue”, (Damster). Romanzo noir. Torna Stella Spada con la sua terza avventura. “Attestato di Merito” al Premio Letterario Internazionale Città di Cattolica 2015 Nel 2015: “Pensieri e Parole”, Giraldi editore. “Premio Targa Paris” al Premio Letterario Internazionale Itinerante World Literary Prize 2015. Diploma d’Onore come finalista al Premio Letterario Nazione Giovane Holden 2015 Dicembre 2015, in uscita: “L’Orecchio del diavolo” (Damster). Quarta avventura dell’investigatrice Stella Spada.




Recensione scritta per www.thrillernord.it





lunedì 4 settembre 2017

Cascina smorta: recensione

Recensione scritta per www.thrillernord.it





http://thrillernord.it/cascina-smorta/



Autore: Antonio Zamberletti
Editore: Runa Editrice
Pagine: 326
Genere: Giallo
Anno di Pubblicazione: 2015



Un gruppo di amici gravita attorno a Cascina Smorta, un casolare abbandonato ai margini della brughiera, dove passano buona parte del tempo libero. La loro è una classica amicizia tra adolescenti, fatta di grandi progetti, illusioni, delusioni e vicende quotidiane destinate a tornare in maniera prepotente.
La svolta della loro vita avviene in una sera d’estate quando si addentrano nella brughiera, luogo che invece avrebbero dovuto evitare.
Trascorsi molti anni, Andrea Modica torna nella sua città a comandare la Squadra Mobile. Il suo ritorno sembra fare da catalizzatore a vecchi fatti rimasti in sospeso dal 1977 e che lui ora deve ricomporre, come i tasselli di un complesso puzzle, con un paziente lavoro di indagine, quando alcuni corpi vengono trovati nei boschi circostanti Cascina Smorta.
In un susseguirsi di flash-back, Modica, dovrà fare i conti con il suo passato per scoprire la vera identità del serial killer a cui sta dando la caccia.



Una storia che risucchia il lettore in un’atmosfera che, a tratti, assume sfumature noir o gotiche perché ambientata in luoghi oscuri, in una brughiera che fa immaginare atti nefasti e misteriosi coperti alla vista dei più, dove sorge una cascina, luogo di ritrovo di giovani ragazzi, tra i quali Andrea Modica e i suoi compagni di classe nonché amici, che ha visto passare uomini poco raccomandabili, ha visto realizzarsi storie furtive e arrivare corpi senza vita trascinati e buttati nella terra durante le notti rischiarate dalla luna o coperte dalla nebbia.
Scene descritte in modo vivo, tanto da vederle più che immaginarle mentre le si legge.
Un seriale impunito perché coperto da qualcuno che era considerato ribelle, ma onesto.

Non si conoscono mai le persone fino in fondo…o forse si?
Dubbi, sospetti e ricordi che il capo della mobile, Andrea Modica, usa per riuscire a districarsi tra boschi e prati dai quali tornano alla luce cadaveri.
Modica dovrà ricostruire le vite di persone che ha conosciuto in passato, ora che è tornato nel suo paese. Dovrà stanare dei rapinatori e scagionare un caro amico, “un fratello di sangue”, da facili accuse o semplici sospetti derivanti dalle sue origini.
Un’indagine ben sviluppata e ben scritta che cattura il lettore, d’altronde l’autore sa cosa scrive per via del suo primo lavoro. Una storia coinvolgente raccontata nei minimi particolari tra presente e passato.

Le descrizioni sembrano reali e trascinano il lettore nello stesso luogo dove si trovano Modica e i suoi colleghi. Pare quasi di sentire la nebbiolina invernale della brughiera sulle proprie spalle!
Una lettura che ho concluso con dispiacere perché avrei voluto che non finisse mai.




L’AUTORE
Antonio Zamberletti, nato a Varese nel 1963, dopo aver prestato servizio per alcuni anni in un reparto operativo della Polizia di Stato, si è occupato di consulenze nel settore della security aziendale e personale.
Da circa quattro anni collabora in pianta stabile con la Sergio Bonelli Editore come soggettista e sceneggiatore sulle testate di Zagor, Dampyr e Nathan Never.
Per la Todaro Editore ha pubblicato i romanzi I morti non pagano, I duri non piangono – selezionati tra i dieci semifinalisti al Premio Scerbanenco – e Silenziosi nella notte, oltre al racconto Buono da morire, ristampato da Segretissimo.
Il giallo Codice Tunguska (2015) è stato pubblicato da Mondadori nella collana Segretissimo.
Cascina Smorta (2015) per Runa Editrice, è il suo ultimo giallo poliziesco.





Recensione scritta per www.thrillernord.it

venerdì 1 settembre 2017

Fiore di tuono: recensione




Autore: Jean Teulé
Traduttore: Sara Puggioni
Editore: Neri Pozza
Pagine: 201
Genere: Noir storico
Anno di Pubblicazione: 2014





“Non risparmierò nessuno.
Né papi né cardinali.
Né re, né regine. Né i loro principi o principesse.
Non risparmierò preti, borghesi, giudici, medici né mercanti, né parimenti mendicanti.”





Hélène Jégado è una ragazza adorabile. Ha occhi cerulei e curiosi che si perdono tra le onde dell'Atlantico e lunghi capelli biondi nascosti sotto un tradizionale copricapo bretone. Inoltre è intelligente, servizievole e bella come i "fiori di tuono" che raccoglie nei campi di fronte a casa. Com'è possibile allora che, solo pochi anni dopo, nel 1851, la polizia la bracchi ritenendola la serial killer più spietata che la Francia abbia mai conosciuto? La spiegazione risiede in un'antica e macabra leggenda celtica che un giorno la madre di Hélène racconta alla figlia: secondo la credenza, la Morte era solita servirsi di "un operaio" di nome Ankou, uno spirito maligno che si incarnava nelle persone e le costringeva a mietere più vittime possibile. Al pari di tutti gli abitanti della Bretagna del Sud, anche Hélène crede ciecamente a quella leggenda. Lo fa perché non ha cultura, certo, ma anche perché quello è l'unico modo che conosce per esorcizzare la paura e giustificare la profonda miseria in cui è costretta a vivere. Così, quando sull'altare di una chiesa in rovina scopre una piccola statua di Ankou e un'incisione - "Non risparmierò nessuno. Né papi né cardinali. Né re né regine" - si sente possedere da una forza nuova, incontenibile, e non ha più dubbi: il Dio del massacro è entrato in lei. Appresi dalla madre tutti i trucchi del mestiere di cuoca, Hélène inizia a girare la Francia...






Un romanzo che sconvolge il lettore per la tranquillità attraverso la quale l'assassina compie i suoi omicidi. Sono come storia già scritta. Non si stupisce, non si emoziona riguardo le vittime. Il lettore segue il suo percorso rimanendo allibito da tanta pacatezza e dal suo distacco quasi innaturale!
Un caso di cronaca nera bretone del 1800 viene raccontato da Jean Teulé, un caso buio che si avvicina al gotico per il mistero che aleggia sulle morti. Da piccola Fiore di tuono era rimasta incantata dalla storia dell'Ankou, che andava a trovare nella cappella maledetta di Caqueux e rimaneva ore e ore da sola a fianco ai Menhir, pietre megalitiche scelte per culti celtici, a pensare o ad idealizzare l'Ankou tanto che, alla fine, credeva di essere lei l'Ankou, perché la morte si serve di persone per compiere i suoi doveri.
Tra superstizioni e riti barbari ancora in uso in quella terra di Bretagna, la mente di una bambina che non vede una luce a rischiarare il suo cammino può piombare nel nero profondo senza riuscire a riemergere. Anche se...Fiore di tuono aveva forse trovato un appiglio, che abbandona per continuare la sua missione. Lui, rimasto vedovo, provava per lei una forte emozione tanto da portarlo a difendere la morte davanti a delle persone allibite.






Jean Teulé è nato a Saint-Lo, Manche, il 26 febbraio 1953. Ha scritto per la televisione, il teatro e il cinema. È autore di numerosi romanzi, tra cui Io, François Villon (2007), Il marchese di Montespan (2009) e Vita breve di un giovane gentiluomo (2011), pubblicati da Neri Pozza. Vive a Parigi con l'attrice Miou-Miou.









lunedì 28 agosto 2017

Omicidi in si minore: recensione


Recensione scritta per www.thrillernord.it



                                                      



http://thrillernord.it/omicidi-in-si-minore/




Autore: Davide Bottiglieri
Editore: Les Flâneurs Edizioni
Pagine: 280
Genere: Thriller
Anno di Pubblicazione: 2017



Cluj, dicembre 1780. In una fredda e sinistra giornata d’inverno, piazza Unirii è stracolma per assistere all’ennesimo spettacolo di morte. Ad alzare il sipario su questa nuova esecuzione, è stato il neo ispettore Ljudevit Alecsandri, il cui nome è sulla bocca di tutti i cittadini per le vicende che l’hanno visto protagonista nei mesi precedenti a quel momento. La vita apparentemente tranquilla di un remoto paese della Transilvania sta per conoscere terribili vicende. Le sue vie e le sue genti, intrise di superstizione e mistero, saranno invase da un’ombra oscura che porta con sé una scia di paura e morte. Sarà il giovane ispettore a dover far fronte a questa situazione che, però, nasconde una terribile minaccia: riuscirà il suo lato oscuro, quel secondo Ljudevit Alecsandri, a non riemergere ed essere associato lui stesso al demone che abita Cluj?

“Il tuo errore è evidente: mi cerchi nel luogo sbagliato, ti concentri sul presente ma la chiave è nel passato. Cade del Tempio il pilastro più forte. Dubiteranno della colonna migliore: linea sottile tra la vita e la morte…aspetta dell’alba il rosso chiarore”.

La durezza dei membri del Plotone fa sì che abbiano cattiva fama tra la popolazione di Cluj, piccolo centro dell’impero di Ungheria perso tra le sue superstizioni. Tra i membri del Plotone spicca Lujdevit, l’arguto segugio che riesce a stanare tutti gli assassini attirando invidie e odio. Ma è arrivato in paese un assassino talmente furbo che riesce a dargli filo da torcere. Un assassino che riesce ad essere sempre passi avanti all’ispettore al quale tende delle trappole mirate ad indebolirlo per preparare la stoccata finale attraverso la quale gli farà perdere l’anima.
Un rivale temibile indebolito da un assassino parimenti pericoloso. Un uomo che manteneva ancora la sua anima nonostante i delitti legali di cui si macchiava, un uomo che cercava di redimersi, costretto a far uscire il suo lato oscuro.
Il percorso compiuto dall’assassino e il suo gioco con l’ispettore sono notevoli: in questo modo l’autore mantiene sulle spine il lettore che non vede l’ora di giungere alla soluzione del caso.


Una fine che è decisamente strana perché ci si aspetta qualcosa di diverso. Ma l’autore potrebbe aver chiuso in quel modo perché forse immagina un seguito?
Sarebbe giusto e appassionante, soprattutto se l’autore riuscisse a mantenere la stessa inquietudine che si percepisce in questo libro.

Un linguaggio pregiato si mescola ad una scrittura gotica tra il romantico e il tenebroso, e accompagna il lettore tra buio e luce a fianco dell’assassino e dell’inseguitore.


“Hai visto, figlio d’uomo? È forse poca cosa per la casa di Giuda commettere le abominazioni che commette qui, perché debba anche riempire il paese di violenza, e tornare sempre a provocare la mia ira? Ecco che s’accostano il ramo al naso. Anch’io agirò con furore; il mio occhio sarà senza pietà; io non avrò misericordia; per quanto gridino ad alta voce ai miei orecchi, io non darò loro ascolto”.
(Ezechiele 8, 17-18)





L’AUTORE –  Davide Bottiglieri (Salerno, 1992). Nel 2015 pubblica con Les Flâneurs Edizioni, attraverso pseudonimo, una raccolta di racconti fantasy per ragazzi dal titolo Le Cronache di Teseo. È vincitore del Premio Letteratura Italiana Contemporanea 2014 e del Premio Adriana Paulon 2016 (Sezione Giovani del Premio Letterario Internazionale “Un Solo Mondo”; 2016). Il suo romanzo d’esordio Dio suona il pianoforte del Diavolo si qualifica finalista del concorso Lampi di Giallo 2016. Nello stesso anno gli viene affidata la gestione della rubrica letteraria del web magazine «L’Espressione».




Recensione scritta per www.thrillernord.it

venerdì 25 agosto 2017

Un respiro nell'ombra: recensione

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http://thrillernord.it/un-respiro-nellombra/


Autore: Christian Carayon
Editore: Sperling & Kupfer
Traduttore: Margherita Belardetti
Pagine: 420
Genere: Thriller
Anno di Pubblicazione: 2017



1980, in una cittadina del Sudovest della Francia. Sul lago, i membri del locale yatch-club stanno celebrando la fine dell’estate. Giochi nautici, balli, un fuoco, il picnic hanno animato allegramente un sabato sera già particolarmente bello. Nel clima disteso della festa, quattro ragazzini ottengono facilmente il permesso di fare campeggio sull’isolotto di Bois-Obscurs, una ricompensa per essere andati bene a scuola. Così, nella luce dorata del crepuscolo, prendono le loro canoe e si dirigono verso il centro del lago. Ma, la domenica mattina, i ragazzi si fanno aspettare. Allora uno dei genitori, molto arrabbiato, decide di raggiungere l’isola a nuoto. E scopre l’entità del massacro. Nell’isola della paura, innocenza e ferocia si sono mescolate nella più tragica delle storie. Trent’anni più tardi, uno dei bambini che sono stati testimoni della tragedia, Marc-Edouard Peiresoles, dieci anni all’epoca del delitto e ora stimato professore di storia, decide di tornare sul luogo del massacro. Per lui è un modo di esorcizzare, finalmente, antiche paure, ma anche di allontanarsi da nuove trappole sentimentali. Non appena mette piede nel vecchio paesino dove tutto è successo, però, si ritrova immerso in un passato fatto di ombre, quelle di indagini poco chiare, e di silenzi, quelli delle persone che hanno vissuto gli eventi. Con il passare dei giorni, davanti agli occhi di Marc-Edouard riprende vita il paese della sua infanzia, e lui si trova inevitabilmente a incontrare chi è rimasto, per ricostruire il mostruoso delitto. E trovare il vero colpevole.
”Non sono più in collera con te”…”Credevo che d’inverno la giostra fosse chiusa”…
In un paesino della Francia le giornate scorrevano tranquille; i ragazzi del posto si conoscevano, chi più chi meno, perché frequentavano la stessa scuola, e molti di essi, compresi alcuni genitori, frequentavano il club che sorgeva sulla spiaggia dei Crozes. Durante la festa estiva Justine, Florie, Guillaume e Emmanuel richiesero di poter dormire sull’isolotto che distava 300 metri dalla spiaggia. I genitori acconsentirono e così persero ogni possibilità di rivedere i loro figli…vivi!
La tragedia si consumò nella notte e il giorno dopo la scena era alquanto raccapricciante. Tutti rimasero sconvolti dall’accaduto. Justine era una ragazza stupenda, era l’anima del paese, una ragazza talmente bella da fare gola a tutti. Gli altri erano invidiati perché sull’isolotto potevano stare con lei. Invidie, gelosie, vendette…possibile scatenare tutta quella violenza su dei corpi?
In molti furono accusati del massacro, finché venne individuato come responsabile un pregiudicato. Ma molti non erano convinti della sua colpevolezza, come non lo era Marc-Edouard Peiresoles, che una volta faceva parte di quella comunità dolorosamente colpita.

È lui che anni più tardi decide di riesumare il caso.
Ormai professore nel Dipartimento di Storia dell’Università di Tolosa, inizia a indagare per conto suo avvicinandosi ad un giornalista in possesso di un baule di documenti riguardanti il triplice omicidio. Ritorna a vivere sull’isola, nella casa dei nonni e, spinto dal disperato bisogno di fuggire da una vita difficile da gestire tra sfera privata e professionale, decide di riprendere le ricerche sul caso di Basse-Misére. Ma giungerà alla scoperta di una verità sconvolgente davanti alla quale…

Un romanzo che appassiona mano a mano che si va avanti con la lettura. La gravità dell’evento narrato è tale che chi legge riesce a percepire lo sconvolgimento e il dolore delle persone all’indomani del triplice omicidio. E si avverte anche la paura che accompagna il lettore fino alla fine, quando la consapevolezza di ciò che accaduto lo porterà a mostrare durezza così come succede ai protagonisti.
La storia si dipana in un crescendo di scoperte, che si alternano però al racconto da parte del protagonista di episodi della sua vita, in modo da dare un po’ di respiro alla narrazione e non appesantire la lettura.

Come sempre vi auguro buona lettura!





Christian Carayon, originario del Sud-Ovest della Francia, insegna storia e geografia nel liceo da più di 15 anni. Vive attualmente nella Sarthe (dipartimento francese della Loira). Appassionato di letteratura, ha iniziato a scrivere nel 2012 e ha pubblicato “Il diavolo sulle spalle” (“Le diable sur les épaules, Les Nouveaux Auteurs 2012), un thriller storico ambientato nel Tarn (dipartimento francese nella regione Linguadoca-Rossiglione, sud della Francia) finalista del premio di giuria del Polar della rivista “Ça m’intéresse-Histoire”. “Les naufragés hurleurs” è il suo secondo romanzo che riprende il personaggio del criminologo Martian de la Boissière. Il suo ultimo libro “Un souffle, une ombre” (Un respiro nell’ombra) è stato già venduto in diversi paesi prima della pubblicazione francese.




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lunedì 21 agosto 2017

Final Girls. Le sopravvissute: recensione

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http://thrillernord.it/final-girls/


Autore: Riley Sager
Editore: Giunti
Traduttore: Leonardo Taiuti
Pagine: 432
Genere: Thriller
Anno di Pubblicazione: 2017



Tre ragazze molto diverse, che hanno una sola cosa in comune: sono le uniche sopravvissute a tre orribili massacri.
Si chiamano Quincy, Samantha e Lisa. Non si sono mai incontrate, ma la stampa le ha riunite sotto lo stesso nome: Final Girls. Sono passati dieci anni da quel weekend a Pine Cottage, dove Quincy e i suoi amici avrebbero festeggiato il compleanno di Janelle. Finché la vacanza non si è trasformata in un film horror: un uomo fa irruzione nella baita e ammazza tutti i presenti.
Tutti tranne Quincy, che con il vestito rosso di sangue riesce miracolosamente a fuggire tra gli alberi, incrociando i fari dell’auto di un poliziotto.
Adesso Quincy ha una vita normale, un fidanzato, un blog di cucina, ma soffre ancora di attacchi di panico e non ricorda quasi niente di quella notte, nemmeno la faccia del killer. Samantha invece si è nascosta chissà dove per sfuggire alla pressione dei media, mentre Lisa, vivace e brillante, ha scritto un libro, e la sua faccia compare su tutti i social.
Così, quando la ragazza viene ritrovata con le vene tagliate, Quincy non può credere che si sia uccisa.
E i dubbi aumentano quando alla sua porta ricompare all’improvviso Samantha: a cosa mira e cosa ha fatto in tutto questo tempo?
Può veramente fidarsi di lei?
Adesso sono rimaste soltanto in due, e qualcuno sembra intenzionato a portare a termine ciò che ha iniziato molto tempo prima…
Il movimento le procura un dolore atroce alla spalla, e insieme al dolore arriva un ricordo. No, non un ricordo, una certezza. Ed è così terribile che deve per forza essere reale.
È rimasta solo lei.
Gli altri sono tutti morti.
Lei è l’unica sopravvissuta.”

Sei sopravvissuta Quincy, ma sicura di dire il vero quando ammetti di non ricordare?
L’ultima sopravvissuta ha qualcosa da nascondere, qualcosa che deve sbloccare per capire cos’è successo davvero in quel bosco, ai suoi amici e a lei.
Lisa e Samantha hanno ancora presente ciò che è accaduto sotto i loro occhi, Quincy invece ha rimosso.

Ha deciso di condurre una vita tranquilla, ma può davvero stare tranquilla e non pensare più al passato?
A quel passato?
Direi proprio di no, perché qualcuno vuole scoprire cos’è successo davvero a Pine Cottage.
Un primo libro decisamente entusiasmante quello di Riley Sager.
È impossibile non chiedersi cosa succederà se lo si posa per fare una pausa o semplicemente per andare a dormire, il pensiero rimane lì tra quelle pagine.
La storia coinvolge il lettore fin dall’inizio grazie alla scrittura scorrevole e alla trama che può far riaffiorare alla mente fatti di cronaca realmente accaduti.
Le final girls sono infatti ragazze sopravvissute ad una strage compiuta da una persona instabile.
Più si va avanti nella lettura e più si mescolano informazioni che portano a elaborare varie ipotesi riguardo al finale. E l’autore è abile nel mantenere la giusta dose di confusione fino alla fine, quando ci si ritrova davanti ad una inaspettata soluzione!

È più forte di qualsiasi resistenza la voglia di scoprire cos’è successo a Quincy, cosa è successo tra le mura di Pine Cottage, tra quei boschi sporchi del sangue di persone innocenti…
E allora buona lettura!





L’AUTORE – Riley Sager vive a Princeton, New Jersey. Prima di dedicarsi a tempo pieno alla scrittura ha lavorato come editor e graphic designer. Final Girls è in corso di traduzione in 14 Paesi.






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mercoledì 16 agosto 2017

Fino alla morte: recensione

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Autore: Ed McBain
Editore: Einaudi
Traduttore: Andreina Negretti
Pagine: 214
Genere: Poliziesco
Anno di Pubblicazione: 2017



Angela, la sorella del detective Steve Carella, sta per sposare Tommy Giordano. Il giorno previsto per le nozze, qualcuno minaccia Tommy di ucciderlo. Tommy si rivolge a Steve e questi invita i suoi colleghi dell’87° al ricevimento, nella speranza di riuscire a mettere le mani sull’assassino prima che colpisca. Ma come si fa a trovare un colpevole tra centinaia di invitati? Potrebbe essere chiunque: il testimone di Tommy, per esempio, che se Tommy dovesse morire erediterebbe tutte le sue sostanze. Oppure Ben Darcy, ancora innamorato di Angela e disposto a fare di tutto per riaverla. O l’ex soldato che ha giurato di vendicarsi di uno sgarbo fattogli da Tommy in passato. Ben presto la festa si trasforma in una gigantesca battuta di caccia. Il posto giusto per i ragazzi dell’87°
Con prefazione di Maurizio De Giovanni

Ed McBain in “Fino alla morte” utilizza una quantità limitata di parole creando una trama accattivante senza perdersi in fronzoli che potrebbero essere ricondotti a una logica commerciale e risultare troppo pesanti per il lettore. L’autore descrive infatti le semplici e crude indagini della squadra di polizia dell’87° distretto.
Anche se il colpevole è noto dall’inizio, McBain ha il potere di trascinarti nella storia per seguire le indagini della squadra, di un’intera squadra, non di un solo poliziotto super forte. Il lettore si ritrova a gioire con i poliziotti per una scoperta fatta o a provare ansia perché le indagini corrono sul filo di un rasoio, o in questo caso, sul filo della canna di un fucile!
Il matrimonio della sorella del detective Carella fa da sfondo alle mosse degli agenti, la squadra deve individuare e fermare due minacce prima che sia troppo tardi.
Seguiamo le varie fasi dell’indagine che si svolge in tre ambientazioni diverse e rimaniamo senza fiato fino a quando la squadra…
Non posso dirvi cosa fa la squadra a quel punto, dovete leggere il libro!
Una lettura piacevole che dura poco perché McBain è chiaro e conciso e i suoi poliziotti sono risoluti e operativi, ma che vale la pena di essere letta!





Ed McBain 
(New York 1926 – Weston, Connecticut 2005) narratore statunitense. Ha debuttato con il nome di Evan Hunter pubblicando romanzi di denuncia sociale (Il seme della violenza, The black-board jungle, 1954), a cui è seguita una serie di romanzi polizieschi che narrano le vicende di un immaginario 87º distretto di polizia newyorkese: L’assassino ha lasciato la firma (Cop hater, 1956), Lo spettacolo è finito (See them die, 1960), 87ºdistretto: tutti presenti (Hail, hail, the gang’s all here!, 1971), Veleno per l’87° distretto (Poison, 1987). Ha scritto inoltre alcuni romanzi che hanno per protagonista l’avvocato Matthew Hope (tra i quali, Cenerentola, Cinderella, 1986). Come Evan Hunter ha firmato le sceneggiature di celebri film di Hitchcock (Gli uccelli) e di Kurosawa (Anatomia di un rapimento). Tra i più recenti romanzi della serie «87° distretto», giunta a 50 titoli, Vedove (Widows, 1991), Kiss (1992), Romance (1995), Nocturne (1997), Il rapporto scomparso (Fat Ollie’s book, 2002); le avventure dell’avvocato Matthew Hope sono proseguite con Mary Mary (1992), Gladly, l’orsacchiotto strabico (Glady the cross-eyes bear, 1996), Ultima speranza (The last best hope, 1998); come E. Hunter ha pubblicato La trappola del gatto (Privileged conversation, 1996), Hitch e io (Me and Hitch, 1997) in cui racconta la sua esperienza di collaborazione con A. Hitchcock, Candyland (2001), Quando se n’è andata (The moment she was gone, 2002).



Recensione scritta per www.thrillernord.it




domenica 13 agosto 2017

L'enigma del libro dei morti: recensione

Recensione scritta per www.thrillernord.it





http://thrillernord.it/lenigma-del-libro-dei-morti/

L’enigma del libro dei morti. Prophetiae Saga
Autore: Martin Rua
Editore: Newton Compton
Pagine: 336
Genere: Thriller storico
Anno di Pubblicazione: 2017




LINGUADOCA, 1548.
Nei dintorni di Montségur si è diffusa una terribile epidemia. I rimedi del dottor Étienne Domergue non sembrano funzionare. In un ultimo, disperato tentativo di fermare l’ecatombe e porre un freno ai deliri apocalittici di un gruppo religioso, il dottore invia il suo allievo Gaston Arrau in Provenza per chiedere aiuto al più grande esperto di peste in circolazione: Michel Nostradamus.

FRANCIA, PRIMAVERA DEL 2004.
A Rennes-le-Château una spedizione guidata dall’archeologo Yves Charpentier porta alla luce una parte del tesoro perduto dei catari, ma i finanziatori dello scavo sequestrano i reperti occultando la scoperta al mondo.

PARIGI, OGGI.
La Francia è costretta a fronteggiare una drammatica emergenza sanitaria: una malattia simile alla peste, creduta ormai debellata da secoli, sta mettendo in ginocchio il Paese. Il governo sospetta un attacco batteriologico di matrice terroristica e affida il caso all’unità speciale Horus. Eppure, nonostante gli sforzi, la squadra del capitano Khadija Moreau brancola nel buio. Se solo potessero ancora contare sull’aiuto di Luc Ravel, alias Gabriel Nostradamus…


Dalla persecuzione e scomparsa dei Catari al segreto di Rennes-le-Chateau, dall’uso della peste come arma biologica alla guerra in Siria.
Attraverso temi attuali (come il Medio Oriente nei nostri giorni e il mondo fatto di segreti e tesori di attualità tra ricercatori, archeologi, collezionisti e curiosi) il romanzo storico di Martin Rua racconta di misteri tramandati ed estorti che da secoli affascinano gli studiosi.
Alcuni Cavalieri Templari dissidenti, un gruppo di Assassini opportunisti e i Catari concludono un’alleanza per portare avanti un piano dannoso nei confronti della popolazione di Montségur.
Un morbo spaventoso inizia a decimare le persone.
Michel de Nostredame viene chiamato in causa per cercare di salvare la gente attraverso una cura miracolosa.
Lo stesso scenario si ripete ai giorni nostri in Francia grazie ad un gruppo di esperti che, reclutati da un finanziatore anonimo, riportano alla luce uno scrigno dov’è contenuto il male puro.
L’artiglio del diavolo infligge un solco profondo duro da guarire.

Il romanzo di Martin Rua è pieno di riferimenti storici che interessano i tanti curiosi del mondo dei Cavalieri Templari o dei Catari o della setta degli Assassini. L’autore è sempre attento a riportare i fatti con cura dei particolari. La lettura è scorrevole e immerge il lettore negli avvenimenti del Medioevo, del Rinascimento e dei nostri giorni. Il fascino di seguire dei personaggi che hanno destato la curiosità di molti, come Michel de Nostredame o Bérenger Saunière e i suoi avi, dà modo alla fantasia del lettore di vagare per le stesse strade o cripte come se fosse lì al loro fianco.
Concludo qui, altrimenti dico troppo e vi auguro una buona lettura!




L’AUTORE: Martin Rua è nato a Napoli dove si è laureato in Scienze Politiche con una tesi in Storia delle religioni. I suoi studi si sono concentrati su massoneria e alchimia. Con la Newton Compton ha pubblicato con grande successo la Parthenope Trilogy (Le nove chiavi dell’antiquarioLa cattedrale dei nove specchiI nove custodi del sepolcro), La profezia del libro perduto L’enigma del libro dei morti (primi capitoli della Prophetiae Saga), l’ebook La fratellanza del Graal, la guida insolita Napoli esoterica e misteriosa. È anche uno degli autori della raccolta di racconti Sette delitti sotto la neve.





Recensione scritta per www.thrillernord.it


lunedì 7 agosto 2017

Che i cadaveri si abbronzino: recensione

Recensione scritta per www.thrillernord.it






http://thrillernord.it/che-i-cadaveri-si-abbronzino/


Autore: Jean-Patrick Manchette e Jean-Pierre Bastid
Traduzione: Roberto Marro
Editore: Edizioni del Capricorno
Pagine: 192
Genere: Noir
Anno di Pubblicazione: 2017


Un piccolo villaggio sperduto spazzato dal sole a picco, nel profondo Sud della Francia. Luce, l’eccentrica proprietaria del villaggio, cinquantenne pittrice anarcoide, alcolizzata, ricchissima, ci passa le vacanze coltivando con cura il proprio rimpianto per la giovinezza perduta. Per allontanare i turbamenti dell’anima (e della mezza età), ospita liberamente amici, amici degli amici, nuovi e vecchi amanti e tutti coloro che si presentano nel villaggio. Senza fare troppe domande. Neppure quando, a 10 chilometri da lì, 250 chili d’oro scompaiono durante un sanguinoso assalto a un furgone portavalori. Sì, certo, i nuovi arrivati non hanno proprio nulla di convenzionale, ma che importa? E quando un’ignara coppia di gendarmi sale fino al villaggio, tutta la sua gioiosa e bizzarra popolazione si ritrova coinvolta in un’orgia di violenza, alla fine della quale non resterà che contare i cadaveri.

Mi aspettavo dei numeri che separassero i capitoli, ma andavo avanti nella lettura e questi non arrivavano, poi mi son dimenticata dei numeri e dei capitoli perché la storia mi ha assorbita del tutto.
All’inizio, nel film mentale che il lettore si fa mentre legge, si possono vedere dei personaggi che arrivano in un villaggio a sud della Francia, dove il sole attacca in modo impietoso la terra che si spacca per la siccità, e nel quale Luce, una pittrice annoiata, alcolizzata e allucinata ospita, nelle proprietà che aveva acquistato, amici, ex amanti, amici di amici per cercare di rimanere sempre giovane e ricordare i vecchi tempi.
Tra questi amici di amici ce ne sono tre che non hanno in mente un semplice soggiorno per sballarsi e divertirsi, ma hanno un piano preciso per fare una rapina ad un portavalori a pochi chilometri dal villaggio. Tra i malviventi c’è anche una conoscenza di Luce.
É incredibile come dalla rapina in poi, il lettore sia catturato dagli eventi che non lasciano respirare. Ad un certo punto la morte diventa protagonista, e viene accompagnata da un filo di suspense che basta a tenere incollati gli occhi sulle righe delle pagine.
Mentre le ore passano e la scia di sangue che i rapinatori lasciano sembra aumentare, chi legge crede che il romanzo possa concludersi in un certo modo, pensando che non sia giusto, ma traendo un sospiro di sollievo perché la morte si è presa una pausa, e invece…
Naturalmente dovete leggere il libro per sapere cosa succede e come va a finire; a me non resta che fare i complimenti ai due autori per come hanno scritto il loro romanzo di esordio.


Jean-Patrick Manchette (Marsiglia 1942 – Parigi 1995), scrittore, critico letterario, jazzista, è stato il più importante autore del noir contemporaneo francese. Con una dozzina di romanzi, scritti tra il 1971 e il 1981, ha ridefinito per sempre il concetto stesso di genere letterario. I suoi testi sono spesso violenti, duri, costruiti intorno a uno stile diretto ma raffinato, scandito da un ritmo implacabile, inconfondibile, di chiara ispirazione jazzistica. I suoi romanzi sono stati tradotti in Italia da Einaudi: Posizione di tiro (1998, 2004 e 2015), Nada (2000), Piccolo blues (2002), Un mucchio di cadaveri (2003), Piovono morti (2004), Pazza da uccidere (2005), Il caso N’Gustro (2006), Fatale (1998, 2007), Principessa di sangue (2007).
Jean-Pierre Bastid (Montreuil, 1937) è scrittore, sceneggiatore e regista cinematografico. È stato assistente di Jean Cocteau per Il testamento di Orfeo e ha all’attivo numerosi lungometraggi e cortometraggi per il cinema e la televisione, oltre a una cinquantina di romanzi pubblicati.



Recensione scritta per www.thrillernord.it

giovedì 3 agosto 2017

Odio gli sbirri: recensione

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http://thrillernord.it/odio-gli-sbirri/


Autore: Ed McBain
Editore: Einaudi
Traduttore: Andreina Negretti
Pagine: 246
Genere: Poliziesco
Anno di Pubblicazione: 2017



Un assassino misterioso uccide i poliziotti dell’87°. Colpisce quando sono piú indifesi, a casa, fuori dal lavoro, alla fine del turno. Quando, insomma, sono uomini come tutti. Il primo romanzo dell’87° distretto.
Lí dove tutto è iniziato, cambiando per sempre le regole del poliziesco. Durante l’ondata di caldo che colpisce la città nel luglio del 1956, il detective Mike Reardon viene ucciso poco prima di iniziare il turno di notte.
Ad abbatterlo è stato un colpo di calibro .45 alla schiena. Steve Carella e gli altri detective dell’87° distretto, incaricati di trovare l’assassino del loro collega e amico, non sanno di trovarsi di fronte al primo di una serie di omicidi di poliziotti. La vittima successiva è David Foster, ammazzato sulla soglia del suo appartamento.
Questa volta, però, il killer ha lasciato un’impronta. La caccia si avvicina alla fine? Qualche sera più tardi, però, l’assassino aggredisce lo stesso detective Bush.
Questi reagisce e ferisce il suo aggressore, prima di cadere sotto i suoi colpi. Carella ha paura di essere il prossimo. E in effetti l’assassino proverà a intrufolarsi nella sua vita privata, minacciando ciò che Steve ha di più caro al mondo.
Per l’87° distretto le serate, di solito, si concludono con un cambio turno e se va bene a casa, ma ultimamente certi poliziotti a casa non riescono a tornare perché un killer nell’ombra li aspetta.
Mentre leggevo il libro non dovevo immaginare il caldo descritto, sudavo copiosamente insieme ai poliziotti visto che sembrava di stare nella situazione climatica attuale!
Sinceramente mi sarei aspettata più suspense e più azione, invece la storia si dipana tra indagini veloci e finale in anticipo rispetto ad altri polizieschi, noir o thriller.
Se da una parte è stato un piacere non scontrarsi con indagini melmose dalle quali non si riesce più ad emergere a causa del fondo buio nel quale si finisce una volta che ci si addentra, dall’altra sarebbe stato piacevole essere stuzzicati da qualche inchiesta in più e da una maggiore suspense in modo da essere spinti a riflettere, o per incuriosirsi di più.
Ma, nonostante la velocità con la quale si svolgono gli eventi, il libro merita di essere letto.
Tra descrizioni di vita reale a tratti raccontate usando parole che innescano l’immaginazione, tra indagini e omicidi, si sente la paura di coloro che prima di essere poliziotti sono uomini, perseguitati e uccisi da qualcuno che muove tranquillamente i fili dalla sua stanza.





L’autore: Ed McBain (New York 1926 – Weston, Connecticut 2005) narratore statunitense. Ha debuttato con il nome di Evan Hunter pubblicando romanzi di denuncia sociale (Il seme della violenza, The black-board jungle, 1954), a cui è seguita una serie di romanzi polizieschi che narrano le vicende di un immaginario 87º distretto di polizia newyorkese: L’assassino ha lasciato la firma (Cop hater, 1956), Lo spettacolo è finito (See them die, 1960), 87ºdistretto: tutti presenti (Hail, hail, the gang’s all here!, 1971), Veleno per l’87° distretto (Poison, 1987). Ha scritto inoltre alcuni romanzi che hanno per protagonista l’avvocato Matthew Hope (tra i quali, Cenerentola, Cinderella, 1986). Come Evan Hunter ha firmato le sceneggiature di celebri film di Hitchcock (Gli uccelli) e di Kurosawa (Anatomia di un rapimento). Tra i più recenti romanzi della serie «87° distretto», giunta a 50 titoli, Vedove (Widows, 1991), Kiss (1992), Romance (1995), Nocturne (1997), Il rapporto scomparso (Fat Ollie’s book, 2002); le avventure dell’avvocato Matthew Hope sono proseguite con Mary Mary (1992), Gladly, l’orsacchiotto strabico (Glady the cross-eyes bear, 1996), Ultima speranza (The last best hope, 1998); come E. Hunter ha pubblicato La trappola del gatto (Privileged conversation, 1996), Hitch e io (Me and Hitch, 1997) in cui racconta la sua esperienza di collaborazione con A. Hitchcock, Candyland (2001), Quando se n’è andata (The moment she was gone, 2002).


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venerdì 21 luglio 2017

I 444 scalini: recensione



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http://thrillernord.it/i-444-scalini/


Autore: Mario Mazzanti
Editore: Newton Compton
Pagine: 353
Genere: Thriller
Anno di Pubblicazione: 2017


Il Cerro de Santa Ana è uno dei più affascinanti luoghi di Guayaquil, in Ecuador. Dal faro posto alla sua sommità, si può ammirare un panorama mozzafiato sulla città e il fiume che la attraversa. Ma per arrivarci bisogna salire ben 444 scalini, tutti numerati. È in corrispondenza dello scalino 382 che Sheila Ross, una giovane turista americana in viaggio con un’amica, sparisce senza lasciare alcuna traccia. Unico indizio: un italiano con cui Sheila avrebbe parlato la mattina. Sono pochissimi e fragili gli elementi a disposizione degli inquirenti, ma sufficienti a convincere Claps, rinomato profiler, ad attraversare l’oceano. Perché c’è qualcosa di strano in quel caso, qualcosa che lo riporta al suo incubo: Giacomo Riondino, uno spietato omicida sfuggito all’arresto in Italia due anni prima, dopo aver lasciato una lunga scia di sangue dietro di sé. Da allora Claps è ossessionato dall’idea di catturarlo. Una volta in Ecuador, scoprirà che la Ross non è l’unica ragazza scomparsa e che la presenza di Riondino in quel Paese è sempre più probabile. Trovarlo sarà come cercare un ago nel pagliaio. E Riondino è un ago con cui si rischia di morire…

Quanto può essere frustrante per un famoso profiler rimanere dietro di un passo ad un uomo con ben dieci personalità che lascia cadaveri sul suo cammino. Claps è costretto a vedere gli effetti della pazzia di Giacomo Riondino senza riuscire ad acciuffarlo e a seguirlo al di là dell’oceano convinto che abbia tra le mani Sheila Ross, membro di una importante famiglia americana, scomparsa da qualche giorno da Guayaquil (Ecuador).
Claps ha vivido nella mente il ricordo dei corpi delle donne che Riondino ha lasciato dietro di sé, compreso quello di Greta, quindi vuole prenderlo più di chiunque altro.
Sembra dura ma due delle personalità di Riondino, il Furbo e Jack, commettono un errore…far arrabbiare Giulia che risveglia il Piccolo…
Pare incredibile anche agli esperti, ma il famoso Riondino ha delle personalità che interagiscono e riescono a confinare le altre.

…Sei coniglietti andarono a spasso, uno di loro morì contro un sasso…Cinque conigli andarono al mare, uno di loro fu visto affogare…Quattro coniglietti andarono in un prato e uno di loro non si è più trovato…Tre coniglietti videro un bue, uno morì e rimasero in due…Due coniglietti andarono all’ovile, un cacciator gli sparò col fucile…Un coniglietto che aveva buon cuore, rimasto solo morì di dolore…
Così si scatena la rabbia di Jack, el demonio va a caccia di una preda che già conosce, braccato dal cacciatore che è sulle sue tracce, solo un passo indietro.
Claps non può permettere che Riondino riesca a scappare di nuovo e per sempre, per questo diventa un segugio che fiuta le sue tracce, rischiando quasi di finire in una trappola ossessiva.

Un thriller entusiasmante che ti porta con sé tra le strade dell’Ecuador prima e dell’Italia poi, all’inseguimento di un pericoloso seriale, e dal quale non si riesce a staccarsi sino alla fine. Di solito una suspense del genere si può trovare in una serie tv (fatta bene naturalmente), invece, grazie all’autore, chi legge può sentire la stessa tensione tra le pagine de I 444 scalini.
La noia non risiede nella storia di Mazzanti che, con una scrittura scorrevole, cattura il lettore che vorrebbe arrivare subito alla fine, guidato dalla curiosità che si viene a creare pagina dopo pagina; ma l’autore, da buon giocatore di scacchi, centellina il tempo e, con calma, conduce al finale.





Mario Mazzanti, toscano d’origine, è cresciuto a Milano, dove ha compiuto gli studi di Medicina e dove ora lavora. Vive attualmente nella provincia di Bergamo, in compagnia della moglie, quattro figli e tre amici a quattro zampe. È appassionato di cinema, letteratura, opera e scacchi. Con la Newton Compton ha pubblicato Un giorno perfetto per uccidere e Non uccidere, raccolti poi, insieme a un racconto, in Tre casi scottanti, e I 444 scalini.






Recensione scritta per www.thrillernord.it

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