giovedì 29 dicembre 2016

Intervista a Cristina Katia Panepinto

Intervista fatta per il sito www.thrillernord.it





1) La fame di scrittura è stata alimentata dai posti dove ha vissuto e in che modo? 
"Il Fioraio di Monteriggioni" è nato proprio come un piccolo tributo a Firenze. Ho abitato in questa splendida città per dieci anni e quando è arrivato il momento di trasferirmi, ho pensato che dedicarle un racconto fosse il modo migliore per tenerla nel cuore. Per il mio primo libro ho scelto il mio genere preferito, il giallo, e mi sono divertita a muovere i personaggi all'interno dei luoghi in cui ho vissuto, offrendo al lettore un viaggio suggestivo nel capoluogo toscano, con un paio di escursioni tra le dolci colline della Valdelsa.



2) Sognava mai da piccola di diventare una scrittrice oppure il “dono” è arrivato per caso? 
Da ragazza ho spesso fantasticato sulla possibilità di lavorare ad un romanzo, ma mi sono sempre limitata a mettere su carta i miei pensieri, senza tirarne fuori qualcosa di concreto. Dopo la laurea mi sono dedicata a tempo pieno all'insegnamento dell'italiano per stranieri, prima a Berlino, poi a Firenze, così per molti anni non ho più preso in considerazione l'idea di scrivere. Per fortuna il mio trasferimento ha fatto scattare la motivazione giusta per iniziare. Adesso cercherò di dare alla scrittura tutto lo spazio che merita.



3) Per poter scrivere si deve leggere tanto (è un assioma), per poter scrivere storie piene di suspense e tensione si devono leggere libri del settore quindi libri thriller. Quale thriller sceglie tra un italiano e nordico e perché. 
Fin da piccola ho sempre letto tanto, soprattutto gialli e thriller. Tra la scuola italiana e quella nordica non saprei però a chi dare la preferenza, perché risvegliano in me emozioni differenti. Avendo abitato per quasi quindici anni a Berlino, provo una certa empatia per le atmosfere dei giallisti scandinavi e inglesi. Nei loro romanzi c'è una forte attenzione alla quotidianità e il freddo delle ambientazioni contrasta con i tormentati drammi interiori dei personaggi. Dei polizieschi italiani amo invece la grande umanità dei tanti commissari e l'aderenza al tessuto sociale che caratterizza le storie deii nostri migliori scrittori.



4) Quanto è stato faticoso creare il suo libro e vederlo pubblicato? E, di contro, quanta soddisfazione ha provato quando la sua creatura ha visto la luce? 
Creare un giallo richiede parecchia concentrazione. Non ti puoi permettere distrazioni. Il ritmo, la storia e i personaggi devono tornare, altrimenti perdi la fiducia del lettore. Per questo mio primo romanzo, ho impiegato molto tempo. Circa nove mesi per la stesura, più altrettanti per perfezionarlo dal punto di vista logico e soprattutto stilistico. Soprattutto il lavoro di lima è stato estenuante, perché quando ho pubblicato, la mia casa editrice non offriva l'editing e ho dovuto cavarmela da sola. Sono comunque contenta del risultato. Tanta gente ha letto il mio libro e la maggioranza lo ha capito e apprezzato. E poi, naturalmente, è stata una grande soddisfazione classificarmi al primo posto nella sezione e-book al Festival Giallo Garda 2016.



5) Consiglia a chi ha valide idee da mettere su carta di osare e insistere per raggiungere il suo stesso risultato? 
Sì, senza dubbio. Se si ha voglia di scrivere, è giusto farlo. Non bisogna avere paura. Una buona idea riescirà sempre a trovare il suo pubblico. Non è vero che la gente non legge. Anzi, grazie al self-publishing e all'editoria digitale gli scrittori emergenti possono offrire i loro e-book a prezzi modesti e i lettori sono sempre più disponibili a comprarli. Certo, avere alle spalle una casa editrice di spessore amplifica i risultati, ma se si vuole davvero cominciare a dar vita al proprio sogno, oggi è possibile farlo in modo relativamente semplice.



6) Qual è il suo personaggio preferito ne “Il Fioraio di Monteriggioni” e perché? 
Nonostante i toni equilibrati del libro, i miei personaggi non brillano per le loro buone qualità. Al contrario, ognuno presenta profondi egoismi, condraddizioni e una discreta dose di cinismo. Per quanto siano tutti motivati dalla passione, la loro idea di amore è spesso discutibile, se non addirittura deviata. Per questo, il mio personaggio preferito è Giulio, il solo che si accetta per ciò che è, senza temere di mostrare la parte meno nobile del suo carattere. Lui conosce la propria natura e non la rinnega, anche se gli spiace di aver ferito molte persone con i suoi comportamenti. Di certo non è un modello di integrità, ma è consapevole di sé, al contrario degli altri, che sembrano non rendersi conto di quanto siano discutibili, o addirittura deprecabili, le loro azioni.



7) Parliamo dello stile del libro, uno stile diverso dai soliti noir, molto cinematografico, come mai questa scelta? 
La prima cosa che ci si chiede quando si comincia a scrivere, è con quale sguardo il lettore vivrà la storia. Io ho deciso che tutto doveva essere visto con gli occhi di Violetta, un personaggio emotivamente molto coinvolto, che però conosce poco di tutta la faccenda. Fin dall'inizio le uniche cose che il lettore sa, vede, sente sono quindi le stesse della protagonista. Inoltre, l'uso della terza persona limita al minimo l'esposizione diretta dei suoi pensieri e li rende deducibili quasi unicamente da come lei reagisce agli eventi. Ho scelto un modo di procedere abbastanza rischioso, però sono riuscita a mantenere uno stile fluido e l'effetto finale è più o meno lo stesso di quando si guarda un film. Da subito il lettore viene buttato nel bel mezzo della storia e segue il suo svolgersi basandosi solo sulle conversazioni e sui movimenti dei protagonisti. E una tecnica abbastanza usata nei primi capitoli dei romanzi, ma io l'ho applicata in modo radicale per tutta la storia, costringendo il lettore a muoversi con Violetta fino alla soluzione del delitto. So che alcuni si sono sentiti un po' disturbati o confusi dall'inusualità di questo metodo. La maggior parte delle persone è però riuscita a superare il disagio iniziale e si è abbandonata al racconto, trovando l'esperienza molto appagante.



8) A chi consiglierebbe il suo libro. 
Sicuramente agli amanti del giallo e delle storie poliziesche. Il racconto è ricco di colpi di scena e di interrogatori appassionanti, che trascinano pagina dopo pagina. Alla base del romanzo c'è però un profondo dramma umano, di cui purtroppo si trovano molte tracce nei casi di cronaca. Per la sensibilità psicologica e le implicazioni emotive, credo quindi che il libro sia adatto ad un ampio target di lettori.

Cristina Katia Panepinto


Intervista a cura di Marianna Di Felice


Il libro dell'autrice:



Intervista fatta per il sito www.thrillernord.it


http://www.thrillernord.it/intervistapanepinto.html



giovedì 22 dicembre 2016

Il segreto di Riverview College: recensione

Recensione scritta per il sito www.thrillernord.it






Autore: Susanne Goga
Editore: Giunti
Pagine: 432
Genere: Thriller
Anno pubblicazione: 2016


Dopo la morte prematura dei genitori, Matilda Gray, protagonista de ''Il segreto di Riverview College'' l'ultimo romanzo di Susanne Goga, ha promesso a se stessa di diventare una donna forte e indipendente, e finalmente ha realizzato il suo sogno: lavorare come insegnante di letteratura in un istituto esclusivamente femminile, il prestigioso Riverview College, che si erge imponente dietro una cancellata decorata da unicorni e centauri. Ma al rientro dalle vacanze estive, una notizia inaspettata accoglie Matilda: Laura Ancroft, una delle sue allieve più esuberanti e dotate, è partita per un viaggio con il suo tutore e non rientrerà a scuola. Proprio Laura che, con tutta la passione e il coraggio dei suoi diciassette anni, recitando i versi di una poesia aveva confessato a Matilda di essersi innamorata di lei. 
Qualcosa però non quadra: perché nessuno, nemmeno la compagna di stanza di Laura, ha più avuto sue notizie? E perché la preside vuole a tutti i costi mettere a tacere la vicenda? Poi, una mattina di ottobre, Matilda riceve una cartolina e scopre sotto i francobolli un messaggio cifrato, che la conduce proprio nella stanza di Laura: lì si nasconde un vecchio diario segreto. 
Chi è l'autrice di quel diario che data addirittura 1600? E cosa c'entra tutto questo con la scomparsa di Laura?


Una brava studentessa che lascia il college per volere del suo tutore, una professoressa affezionata alla sua alunna che non si convince della scusa data a quel repentino allontanamento, un bel mistero da svelare e una vita da salvare. Questi sono alcuni degli ingredienti che compongono questo prelibato romanzo.
La trama si dipana per le vie di una Londra di inizi del Novecento dove la preoccupazione principale sembra essere quella di mantenere un certo decoro anche davanti a una situazione decisamente sospetta.
L'unica che esce fuori dai ranghi è Matilda Gray un'insegnante del Riverview College che inizia a sospettare del brusco distacco di Laura Ancroft dalla scuola. Lei che sognava di terminare gli studi e che rimaneva nel college per non tornare nell'oscura casa di famiglia dove aveva abitato con i suoi genitori prima della loro morte. Lei che, a scuola, aveva una cara amica con la quale divideva la stanza. Lei che aveva un segreto nascosto all'interno delle mura della scuola. Lei che si liberò di un peso confidandosi con la professoressa Matilda prima di esser trascinata via dal suo tutore.
Matilda, diversamente dalle altre professoresse, non si fa impressionare dall'avvocato Charles Easterbrook, tutore di Laura Ancroft e decide di indagare.
Il primo indizio le arriva per posta: 

“La mia stanza, i giochi di luce, dove cade il sole”.

Da questo momento in poi Matilda inizia la sua avventura con il sostegno della sua padrona di casa Mrs. Westlake e con il supporto del professore universitario Fleming. Una corsa all'ultimo indizio per risolvere il mistero prima che sia troppo tardi.
Viene riportato alla luce un macabro segreto che riposava dalla seconda metà del 1600 sotto pietre medievali e muri romani; due gravi tragedie furono sepolte dal silenzio in anni differenti ed ora tutto riemerge in superficie.
Tra un bicchiere di Porto e una tazza di tè, seduta davanti al camino in una comoda poltrona, vivo questa avventura insieme ai personaggi. 
Il lettore, mentre scorre con gli occhi le righe d'inchiostro del romanzo, si ritrova realmente nel mezzo delle scene. 
Si assapora quell'aria british tipica dei primi del '900, quell'austerità mista alla voglia di cambiamento che cerca di uscire fuori in certi personaggi. 
La descrizione dei luoghi e le notizie storiche di una Londra dimenticata affascinano chi legge. 
La linearità della scrittura viene interrotta da stati di tensione che portano a nuovi indizi atti a risolvere l'arcano.
Decisamente un bel romanzo che consiglio come regalo di Natale, naturalmente a chi piace il genere!




L'AUTRICE - Susanne Goga è nata nel 1967 in Germania, a Mönchengladbach, dove vive con la sua famiglia. Dopo una lunga esperienza come traduttrice letteraria, è diventata un’affermata autrice di gialli e romanzi storico-sentimentali. Con I misteri di Chalk Hill è riuscita a fondere magistralmente entrambi i generi letterari, ottenendo un grande successo di pubblico.



Recensione scritta per il sito www.thrillernord.it
http://thrillernord.it/ilsegretodiriverviewcollege.html

mercoledì 7 dicembre 2016

La classe dei misteri: recensione


Recensione scritta per il sito www.thrillernord.it





Autore: Joanne Harris
Editore: Garzanti Libri
Pagine: 480
Genere: Thriller
Anno Pubblicazione: 2016


Una scuola prestigiosa. 
Un passato oscuro. 
Nessuna via di scampo. 
I lunghi corridoi dalle finestre a bifora sono illuminati dalla fredda luce del sole d'autunno. 
Sta per cominciare un nuovo anno scolastico a St Oswald, un prestigioso collegio per soli ragazzi nel Nord dell'Inghilterra. 
E, come ogni anno, i professori si ritrovano per la riunione inaugurale del corpo insegnante. 
Ma stavolta l'anziano Roy Straitley, docente di lettere classiche, si rende conto che il clima è ben diverso dal solito. 
Durante l'anno precedente, molti eventi inquietanti hanno minato la serenità e il buon nome della scuola. 
Ecco perché, per contrastare la crisi, è stato scelto un nuovo Rettore. 
Ed è proprio questa scelta a lasciare l'anziano professore spiacevolmente stupito: a guidare la scuola sarà Johnny Harrington, una sua vecchia conoscenza. 
Un suo ex studente legato a una brutta storia. 
Tutta la scuola ne è affascinata, ma Straitley non si fida. 
C'è qualcosa in lui che gli sfugge. 
E man mano che la nuova gestione si afferma a St Oswald, il passato ritorna senza pietà con le sue violenze nascoste. 
Solo il professore è in grado di fermare tutto questo. 
Ma quando si avvicina alla verità, Straitley capisce di dover compiere una scelta. 
Fare giustizia o salvare la scuola a cui ha dedicato la sua intera vita?


Un collegio maschile, il St. Oswald, dove tutto sa di tradizione tra l'antico e l'austero, i cumuli di polvere stanno per essere spazzati dal nuovo super Rettore Harrington, chiamato per risollevare le sorti dell'istituto. 
Il nuovo elemento conosce già il collegio perché fu allievo nello stesso. Nel sentire parlare del nuovo Rettore al professor Straitley per poco non viene un colpo. 
Il tempo si ferma e torna agli anni in cui Harrington era uno dei tre ragazzi nuovi del St. Oswald venuti da un altro collegio. 
Potevano aver cambiato istituto ma non il loro carattere e le problematiche annesse. 
Così anziché portare aria fresca portarono guai che offuscarono il collegio con aria rarefatta.
Inganni e morti sospette, bugie e invidie tutto questo sconvolse la normale vita di un collegio maschile di Malbry, cittadina tranquilla con una comunità cattolica, o forse è il caso di dire super cattolica, che faceva parte della Chiesa della rosa omega che non veniva a patti con l'indole degli esseri umani. 
Vita difficile per chi aveva una certa Condizione come dicevano, non potevano esporsi dovevano nascondersi e curarsi perché altrimenti era una grande vergogna.
In un clima di perbenismo acuto alcuni ragazzi sfogavano le loro frustrazioni in modi assolutamente pericolosi nelle cave di argilla. 
Se potessero parlare quelle cave saprebbero raccontare la verità.
Una verità inseguita dal professor Roy Straitley rischiando la sua salute per riabilitare un vecchio amico.
Scoppiò uno scandalo ma la persona incolpata, il professor Harry Clarke, non aveva nulla a che vedere con l'accusa di molestie nei confronti di un minore. 
Da qui con digressioni temporali, tra gli anni '80 e il 2005, si sviluppa la trama del romanzo che non annoia il lettore e lo fa rimanere in uno stato di leggera tensione che aumenta con l'evolversi degli eventi. 
Una lettura lenta (ma non troppo) che fa respirare l'atmosfera del collegio facendo quasi percepire la polvere e l'odore del legno vecchio e che descrive bene i particolari affinché il lettore possa seguire da spettatore i personaggi del romanzo come se fosse con loro.



L'AUTRICE - Joanne Harris è nata, da padre inglese e madre francese, nello Yorkshire, dove attualmente vive. Si è laureata al St Catharine's College di Cambridge, dove ha studiato francese e tedesco medievale e moderno. Fino al 1999 ha insegnato francese nelle scuole secondarie di Leeds. I suoi libri sono tutti editi in Italia da Garzanti. Oltre a Chocolat, il suo romanzo d'esordio apparso nel 1998, tradotto in tutto il mondo e da cui nel 2001 è stato tratto l'omonimo film, ha pubblicato Vino, patate e mele rosse (1999), Cinque quarti d'arancia (2000), La spiaggia rubata (2002), La donna alata (2003), Profumi, giochi e cuori infranti (2004), Il fante di cuori e la dama di picche (2005), La scuola dei desideri(2006), Le scarpe rosse (2007), Le parole segrete (2008), Il seme del male (2009), Il ragazzo con gli occhi blu (2010). È anche autrice, con Fran Warde, di Il libro di cucina di Joanne Harris (2003) e di Al mercato con Joanne Harris. Nuove ricette dalla cucina di «Chocolat» (2007).


Recensione scritta per il sito www.thrillernord.it

http://thrillernord.it/laclassedeimisteri.html

giovedì 1 dicembre 2016

Il marchio dell'inquisitore: recensione





In una Roma divisa tra i fuochi dell'Inquisizione e quelli dell'Indice viene ritrovato il cadavere di Fra' Pietro Rebiba consultore dell'Indice, ma non è l'unico assassinio commesso da una maschera senza volto che si aggira per le strade invase da mendicanti che vedono e sentono anche se dormono.
Una morte illustre che non può passare inosservata non appena si fa luce nella buia bottega che fu dello Zannetti, uno stampatore, ora ereditata dalla famiglia.
All'inquisitore Girolamo Svampa viene affidato, dal suo protettore monsignor Ridolfi, il duro compito di trovare l'assassino e di far luce tra le ombre che si nascondo in tetri meandri e tenebrose vie di Roma. 
Tra manoscritti di magia e simbolismo Svampa aiutato dal suo bravo Cagnolo procede ad arresti e interrogatori presso la Tor di nona, luogo di torture dove morì anche suo padre dopo esser arrestato ingiustamente.
Lo Svampa non dimentica il torto subito a ricordarlo un marchio sul collo che brucia ancora oggi.
Più le indagini andavano avanti e più spuntavano fuori elementi legati a Iside, a Mercurio, ad Ermete Trimegisto e il tutto faceva pensare alla setta dei Rosacroce come gli suggerisce padre Francesco Capiferro che lo aiuta indirettamente nelle indagini.
Riuscirà il nuovo personaggio di Marcello Simoni a venire a capo delle morti misteriose e intrighi ecclesiastici senza troppi impedimenti?
Il nuovo libro di Simoni si legge d'un fiato, tanto appassiona questa storia piena di mistero dello Svampa. La scrittura sembra leggermente diversa quasi più elaborata per questo nuovo romanzo storico.
Peccato che coinvolga talmente tanto da finire subito!



Porta sul collo, impresso a fuoco, il marchio di un roveto ardente. È razionale come uno scienziato, eppure esperto di demonologia e stregoneria. È scostante, abitudinario, con una patologica avversione per la fugacità del presente; per lui esiste solo la certezza inalterabile di ciò che è già accaduto.

Il cadavere di un uomo incastrato dentro un torchio tipografico. Un investigatore, il cui passato è un mistero perfino per lui, alle prese con intrighi politici, segreti ecclesiastici e vendette private. Una vicenda tesissima ambientata nell'Italia del Seicento, dove la diffusione della stampa sta aprendo le prime crepe nelle mura dell'oscurantismo.

Nella Roma del Secolo di Ferro, a pochi giorni dall'inizio del XIII giubileo, la danza macabra incisa su un opuscolo di contenuto libertino sembra aver ispirato l'omicidio di un religioso. Sul caso viene chiamato a investigare l'inquisitore Girolamo Svampa, nominato commissarius dagli alti seggi della curia capitolina. Ad aiutarlo, tra ritrovamenti di libelli anonimi e strani avvistamenti di un uomo mascherato, ci sono padre Francesco Capiferro, segretario della Congregazione dell'Indice, e il fedele bravo Cagnolo Alfieri. L'indagine, che porta lo Svampa a scontrarsi con personaggi potenti, si rivela subito delicata e pericolosa: prima che si arrivi alla soluzione del mistero ci saranno altri morti.





L'autore: Marcello Simoni (Comacchio, 1975) è un ex archeologo e bibliotecario. Con Il mercante di libri maledetti (2011), il suo romanzo d'esordio, è stato per oltre un anno in testa alle classifiche e ha vinto il 60° Premio Bancarella. Un successo confermato da La biblioteca perduta dell'alchimista, Il labirinto ai confini del mondo, L'isola dei monaci senza nome, La cattedrale dei morti, L'abbazia dei cento peccati, L'abbazia dei cento delitti e L'abbazia dei cento inganni. Per Einaudi ha pubblicato Il marchio dell'inquisitore (2016). È tradotto in venti Paesi.


Intervista allo scrittore Antonio Lanzetta



Intervista fatta per il sito www.thrillernord.it





1) Da “Warrior” a “Revolution” a “Il buio dentro”, c'è stata una vera rivoluzione nella tua scrittura. Dalla fantascienza e dall'urban fantasy sei passato al thriller. Cosa ti ha spinto a scrivere di assassini e serial killer? Chi ti ha ispirato?  
È vero, il cambio di genere potrebbe disorientare. Prima di considerarmi un autore sono soprattutto un lettore: c’è sempre stato un libro per ogni fase della mia vita, una storia che mi ha accompagnato e aiutato. Le persone vanno e vengono, ma i romanzi restano, un po’ come le canzoni, e Dieci Piccoli Indiani di Agatha Christie, per esempio, è una di quelle scoperte della adolescenza che ancora mi porto nel cuore. Da Revolution a Il Buio Dentro il mio stile è cambiato, così come la mia creatività, ma non del tutto. Ho sempre sperato di scrivere thriller e i personaggi de Il Buio Dentro mi ronzavano in testa da diversi anni, solo che non avevo abbastanza fiducia nei miei mezzi per dare loro una vita nelle pagine di un romanzo. Non che adesso mi senta più sicuro di me, ma mi sono fatto coraggio e ho deciso di rischiare, inoltre credo che i generi letterari siano un’invenzione dei librai per posizionare i volumi sugli scaffali. In realtà, non vorrei essere ricordato come un autore di un genere specifico. Io scrivo e basta, non importa se sia un thriller, un fantasy o altro… l’importante è che la storia venga fuori direttamente dalla pancia e dal cuore.



2) E' più forte l'influenza del fantasy/fantascienza (del tipo il primo genere non si scorda mai) oppure questa nuova esperienza ti è entrata dentro e continuerai a scrivere seguendo questo filone?  
In tutta sincerità spero di continuare a scrivere romanzi neri. È una sfida e mi appassionano, molto di più dei libri di genere fantastico. Ho sempre pensato a Il Buio Dentro come il primo episodio di una serie di libri caratterizzati sempre dagli stessi personaggi. Una serie di storie a sé ma successive nel tempo in cui mostrare cosa accade a quei ragazzi di provincia dell’85. Voglio vedere Damiano e gli altri personaggi invecchiare, arrancare, cadere e rialzarsi. Rialzarsi sempre.



3) Hai scritto del camorrista di paese per creare due personaggi (non svelo chi sono) più cupi di quanto già non fossero con tutti i loro problemi, oppure per sottolineare il problema della loro presenza e la loro dipartita grazie a dei cittadini coraggiosi e stufi? 
La terra in cui è ambientato il romanzo è la provincia salernitana degli anni Ottanta. Sono anni difficili, successivi al terremoto e l’infiltrazione camorristica nel tessuto sociale inizia a diventare forte, anche nel remoto Cilento. L’interazione dei miei personaggi con i delinquenti è inevitabile ma è anche uno strumento per far conoscere al lettore la mia idea di giustizia.



4) Hai dovuto fare molte ricerche o studi per calarti nella parte del criminologo/psicologo/profiler che entra nella testa di un serial killer e ne descrive le azioni? 
La parte più interessante nello scrivere un romanzo è tutto ciò che viene prima della stesura. Ho letto testi di criminologia, non tanto per comprendere le dinamiche di un’indagine o per rendere credibili i dialoghi, ma soprattutto per entrare nella testa del mio serial killer, l’Uomo del Salice. Per rendere il personaggio il più originale e reale possibile dovevo comprendere le motivazioni che lo spingessero ad agire. Scendere a fondo nella sua psiche e renderla mia: io dovevo essere lui. Spero di esserci riuscito.



5) Damiano può essere considerato un eroe moderno che nonostante le cicatrici riportate da mille battaglie riesce finalmente a sconfiggere l'ombra che l'ha segnato per tutta la vita? 
Damiano è una persona comune, un uomo spezzato che decide di non arrendersi al passato. Le cicatrici che si porta addosso sono qualcosa di reale e non solo fisico, sembrano dotate di una propria coscienza e gli corrodono l’anima. Il dolore che esse gli causano lo mantiene in vita, lo spinge ad andare avanti. Ci riuscirà a sconfiggere l’ombra che lo bracca da quella maledetta estate del 1985? Vedremo.



6) Ha mai letto un autore di thriller del Nord Europa?  
Ho letto diversi romanzi di autori del Nord. Da Jo Nesbo a Lars Kepler, e tutti mi hanno lasciato qualcosa, ma se proprio devo fare il nome dell’autore che mi colpito per lo stile e le tematiche trattate, allora devo dire che Wulf Dorn è uno dei miei preferiti. Ho amato tutti i suoi libri e sono felice di moderare la presentazione del suo ultimo lavoro, Incubo, il 18 dicembre al Freadom di Bellizzi (Salerno).

Antonio Lanzetta


Intervista a cura di Marianna Di Felice


Intervista fatta per il sito www.thrillernord.it

http://thrillernord.it/intervistalanzetta.html




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