lunedì 27 ottobre 2014

La classifica della Letteratura

Romanzo Storico e Fantasy
Io sono una lettrice (Ma va? Dirà qualcuno) per chi non l’avesse ancora capito e di solito leggo di tutto, ho, però, dei generi che preferisco e sono il romanzo storico e il fantasy!
Non capisco perché questi due generi vengono classificati di serie b, come se fossero dei libricini ludici, al pari delle spiegazioni di un aggeggio elettronico del quale si capisce perfettamente il funzionamento. Ma perché poi certa gente deve creare una classifica?
Per scrivere libri di genere fantasy o romanzo storico, serve una creatività sviluppata e uno studio accurato.
Capisco che la creatività è per pochi, anche se Julia Cameron dice (ne La via dell’artista) che tutti ce l’hanno, perché chi intraprende la via della fantasia inizia dei voli pindarici rimanendo con i piedi a terra, viaggia rimanendo dov’è, riesce a evadere mentalmente rimanendo legato alla realtà. Non si tratta di comportamenti infantili, al contrario.
L’autore sogna e fa sognare anche il lettore e per far sognare il lettore (quello vero) serve molta fantasia.
Ricordo di aver letto un libro (e mi son fermata al primo) sui vampiri talmente scialbo, sterile che non ha creato nemmeno un’immagine nella mia mente. Orbene la mia testa ci provava ma l’immagine creata a fatica spariva in un puff.
Scrivere trame fantastiche non è semplice!
Scrivere trame storiche non è facile!
Poi incontri persone che credono di avere una fantasia talmente ampia da saper tutto e che considerano questi due generi di serie c addirittura.
Il bello è che questo giudicare i due generi, viene da persone che lavorano in libreria.

Non capisco se sia un atteggiamento snob oppure se davvero pensano quello che dicono!
Molti sono gli autori che si cimentano in ricerche per dare vita alle loro creature ed io, naturalmente, ho chiesto a loro cosa ne pensano di questi inutili giudizi.
Ho posto la domanda sul romanzo storico a Franco Forte (scrittore, sceneggiatore, giornalista. Direttore editoriale delle collane da Edicola Mondadori (Gialli, Urania, Segretissimo), autore per le serie tv “Distretto di Polizia”, “RIS: Delitti imperfetti”. La sua ultima fatica letteraria è “Ira Domini” ed. Mondadori), Alfredo Colitto (scrittore e traduttore. Autore di “Cuore di ferro”, “I discepoli del fuoco”, “Il libro dell’angelo”, “Caffè Nopal”, “La porta del paradiso” e presto uscirà una sua ultima fatica “La compagnia della morte” precisamente il 21 ottobre), Carlo A. Martigli (scrittore che si dedica anche al teatro, ha scritto “999 l’ultimo custode”, “L’Eretico”, “La congiura dei potenti” uscito quest’ultimo il 28 agosto scorso. Scrive anche horror per ragazzi con lo pseudonimo di Johnny Rosso) e Marcello Simoni (ex archeologo e bibliotecario, è uno scrittore. Ha vinto il premio Bancarella 2012, “Il mercante di libri maledetti” ha il secondo posto di libri più venduti in Italia (2011). La trilogia del mercante prosegue con “La biblioteca perduta dell’alchimista” e “Il labirinto ai confini del mondo”. Ricordo anche la Rex Deus Saga “L’isola dei monaci senza nome” pubblicata precedentemente in ebook e la sua ultima fatica “L’abbazia dei cento peccati” anch’essa una saga della quale si attende il seguito); la domanda sul fantasy a Antonio Lanzetta (scrittore di fantasy che si è classificato, nel 2012, al primo posto nel concorso letterario nazionale “Nuove Chimere” con “Ulthemar-La Forgia della Vita” come miglior fantasy sperimentale. Il suo ultimo lavoro si intitola “Warrior. La vendetta del guerriero”); entrambe le domande a Oriana Ramunno (grafica, illustratrice e scrittrice. I suoi lavori sono “Gli dei di Akihabara” e l’ultimo “Le ombre di Averno” pubblicati da Delos Digital. C’è anche un progetto di un fantasy storico scritto a quattro mani con Scilla Bonfiglioli) ed a Scilla Bonfiglioli (attrice e regista nella Compagnia teatrale “I Servi dell’Arte”, ha pubblicato diversi racconti per Delos Digital e per Mondadori. Ricordiamo che un suo racconto “La corte della seta” è in “Anno Domini” giallo Mondadori dello scorso luglio. Autrice della saga fantasy “L’ultima soglia”. In questo mese è uscito “Porche Parche”.)

Cosa risponde a chi considera il romanzo storico una storiella di poco conto che dovrebbe rimanere relegato nei meandri di uno scaffale di libreria, lasciando il posto magari ai saggi? Cosa pensa di una persona che non considera questo genere rispetto ad altri generi e si considera una libraia?
Franco Forte
Mah, non mi metto certo a discutere con i librai, ciascuno lavora a modo suo. Di sicuro il romanzo storico è una finestra importante sul nostro passato, sugli avvenimenti e sulle persone che hanno dato vita al presente, e leggerli, viverli attraverso le emozioni che possono essere trasmesse da un genere letterario come questo, significa imparare tanto del presente e della società attuale. Come si può credere di vivere senza conoscere il nostro passato? L’esempio di chi ci ha preceduto dovrebbe essere fondamentale per evitare di nuovo gli errori che hanno costellato il progresso umano, ma molti sembrano non capirlo. Un esempio? Quasi 2000 anni fa Catone scriveva: “I ladri di beni privati passano la vita in carcere e in catene. Quelli di beni pubblici nella ricchezza e negli onori”. Non sembra una frase pronunciata oggi? Qual è la differenza? Ecco, sono proprio queste lezioni che dovrebbero farci comprendere quanto sia importante affondare ogni tanto nel nostro passato per recepire la lezione e farla nostra. MA non attraverso la saggistica o i libri di scuola, che servono solo a chi vuole “studiare”. La storia, per capirla davvero, va vissuta, e solo il romanzo storico può farlo.
Alfredo Colitto
In realtà non credevo possibile che qualcuno pensasse questo del romanzo storico. Voglio dire, ci sono precedenti illustri, da Manzoni a Dumas, tanto per citarne solo due. E mi sorprenderei molto se a dirlo fosse una persona che lavora in una libreria.
Poi è vero che circolano tanti libri brutti e scritti male, ma non dipende dal genere, che è nobilissimo. Dipende dagli scrittori e dagli editori.
Carlo A. Martigli
Fondamentalmente che nonostante il suo lavoro, non sa leggere…Un libro è bello quando dà un’emozione. Se non la dà, è brutto. E può essere un giallo, uno storico, un intimo, un fantasy o una fantascienza. Vivere di pregiudizi è una dichiarazione di ignoranza. In più, credo che un bel romanzo storico, emozionante, possa far riflettere, attraverso il passato, sul presente e dare una chiave di interpretazione non settaria, ma più libera e aperta. Questo, se ci si ferma un istante a riflettere. Ma se la riflessione non fa parte della vita, è inutile stare a parlarne.
Marcello Simoni
A questa persona risponderei con poche parole, perché se si esprime in questi termini significa che legge pochi libri, che non sa distinguere i generi e che quindi non capisce un’acca di narrativa. Il romanzo storico è una particolarissima commistione di documentazione e fiction che consente al medesimo tempo di intrattenere e di visitare epoche passate. E questo succede a prescindere dall’accento giallo, romantico o avventuroso che l’autore conferisce al ritmo della narrazione.

Autori
Cosa rispondi a chi considera il Fantasy una storiella per bambini, al pari di certe favole, che non richiede (sempre per tali persone) nessuna ricerca, ma solo idee distorte dell’autore? Come spieghi a queste persone, soprattutto a quelle che si considerano dei librai, la ricerca e la creatività necessarie per scrivere un Fantasy?
Antonio Lanzetta
In Italia il fantasy e’ sempre stato considerato un genere letterario di serie B. Per quanto un autore di genere possa avere talento e produrre storie di alto livello narrativo, sara’ sempre considerato alla stregua di qualcuno che vende aria fritta. Eppure scrivere fantasy, creare mondi e situazioni, rappresenta il mezzo piu’ efficace per analizzare la nostra societa’. Temi complessi possono essere spiegati e diluiti attraverso il meccanismo della metafora. Trasporre la realta’ che viviamo in contesti legati all’immaginario puo’ aiutare a capire il perche’ delle cose.

Cosa rispondi a chi considera il romanzo storico una storiella di poco conto che dovrebbe rimanere relegato nei meandri di uno scaffale di libreria, lasciando il posto magari ai saggi? Cosa pensi di una persona che dice e pensa queste cose e si considera una libraia?

Oriana Ramunno
Se un libraio mi dicesse queste cose, penserei che la libreria in questione ha molti saggi in magazzino da liquidare!A parte l’ironia, è una realtà che spesso il romanzo storico venga considerato una “storiella” piena di errori cronologici o inesattezze di vario genere, in cui lo scrittore travisa la realtà e la plasma a favore della trama, dando un’immagine distorta di un evento. Chi vuole imparare la storia, dunque, compri un saggio? Sì, se quello che interessa è soltanto l’evento in sé. Il romanzo storico, però, può darci qualcosa in più rispetto a un trattato di storiografia: l’atmosfera. Partiamo dal presupposto che, a differenza di quanto si pensi, un bravo scrittore non debba plasmare la realtà per adattarla alla trama, ma il contrario. Lo scrittore deve limitare la propria fantasia e strutturare la trama in base agli eventi storici. Per fare ciò, occorre uno studio accurato: egli deve conoscere bene non solo gli eventi storici, ma gli usi, i costumi e le condizioni sociali di un’epoca. Prendiamo l’esempio di uno scrittore che voglia raccontare una storia ambientata nell’antica Roma. Non gli basterà sapere che Tito, come imperatore, dovette affrontare l’emergenza dell’eruzione del Vesuvio, ma dovrà interrogarsi anche su altri aspetti. Come vivevano i romani? Cosa mangiavano? Che unità di misura usavano? Come si vestivano? Com’era il rapporto tra genitori e figli? E tra l’imperatore e il popolo? Com’è stata l’eruzione del Vesuvio? Come sono stati organizzati i soccorsi? Ecco che, allora, entra in scena il saggio storico, che deve essere la base di studio dello scrittore insieme ad altri documenti (nel caso dell’eruzione del Vesuvio, le immancabili epistole di Plinio il Giovane). La stesura di un romanzo del genere, dunque, prevede uno studio accurato del periodo storico scelto e non ha la pretesa di sostituire un saggio, ma di fornire un modo diverso di comprendere la storia. Quello che rimane al lettore, infatti, è soprattutto l’atmosfera. E’ attraverso l’atmosfera, che egli si ritrova catapultato nel passato e che può sentirne suoni e odori. E’ attraverso l’atmosfera che la storia ci rimane dentro, impressa nelle mani che hanno sfogliato le pagine. L’aria irrespirabile satura di gas e cenere, il caldo insopportabile sulla pelle, l’odore di bruciato che punge le narici, la paura e la sofferenza: queste sono cose che un romanzo storico può raccontarci dell’eruzione del Vesuvio, e un saggio no. Voglio citare un ultimo esempio, al proposito. Stavo cercando un libro che mi raccontasse l’Apartheid, facendomi “vivere” quel momento storico così delicato, e alcuni sudafricani mi hanno suggerito il libro I burattinai di Renesh Lahkan, scrittore nato nel KwaZulu – Natal, una regione sudafricana che si affaccia sull’Oceano Indiano. Racconta di un bambino nato da un matrimonio misto, durante l’amaro governo degli afrikaaner. Questo libro, ha la risposta alla domanda che mi è stata posta. Ci sono due modi, per capire la storia. Uno è leggere un saggio, l’altro è leggere un romanzo. Ma l’Apartheid è qualcosa che non si può imparare dalle date e dagli eventi. L’Apartheid era una condizione interiore, che solo chi ha vissuto può raccontare. Con I burattinai riusciamo a cogliere quella condizione, perché viviamo la storia attraverso gli occhi e le emozioni del protagonista. Nulla più di un romanzo può insegnarvi cos’è stato quel periodo storico. Ecco che, grazie all’atmosfera, il romanzo può battere il saggio

Scilla Bonfiglioli
Non vedo perché narrativa e saggistica debbano essere considerati in antitesi. Lo scopo dei saggi è quello di essere esaustivi, portare fonti e documenti, costruire e ricostruire un pensiero, una tesi, un argomento. Un’opera di narrativa deve invece stimolare l’interesse del lettore attraverso altri strumenti. La narrativa permette di vivere un’esperienza in prima persona, a fianco del protagonista o addirittura diventando il protagonista stesso. Possiamo leggere un saggio meraviglioso sulla Roma imperiale, oppure immergerci nella Roma imperiale stessa attraverso, ad esempio, i gialli storici di Danila Comastri Montanari, vivendola attraverso le indagini del senatore Publio Aurelio Stazio e del suo liberto Castore. La scelta di uno non esclude l’altro. Anzi, per quanto mi riguarda, leggere l’uno apre automaticamente la porta all’altro. C’è davvero chi auspica alla presenza dei soli saggi in una libreria? Penso sia una fantasia se non altro limitata. Sarebbe come se il proprietario di un locale pretendesse di servire solo e soltanto Cosmopolitan. Sarebbe un barista molto stupido.

Cosa rispondi a chi considera il Fantasy una storiella per bambini, al pari di certe favole, che non richiede (sempre per tali persone) nessuna ricerca, ma solo idee distorte dell’autore? Come spieghi a queste persone, soprattutto a quelle che si considerano dei librai, la ricerca e la creatività necessarie per scrivere un Fantasy?

Oriana Ramunno
Avete presente l’Odissea? Non direste che è una favola per bambini. E avete presente l’Epopea di Gilgamesh? Entrambe possono essere considerate le prime opere fantasy della storia della letteratura. Il fantasy è un genere che affonda le sue radici nell’epoca greca e mesopotamica eppure, oggi, viene considerato un genere minore, contrapposto alla letteratura “alta”. Il fantasy viene spesso svalutato e liquidato come “letteratura di genere”, eppure richiede una profonda conoscenza dei miti e della storia. Uno scrittore di fantasy (e parliamo di un buono scrittore, non di uno mediocre) deve essere anche un buon conoscitore della mitologia, della storia e del simbolismo. Deve riuscire a combinare il surreale con il reale e offrire non solo una buona trama, ma anche una metafora del nostro mondo attraverso elementi fantastici. Un lavoro tutt’altro che facile e banale. Del resto, nemmeno le fiabe sono facili e banali. E chi ha masticato un po’ di Vladimir Propp, ne sa qualcosa.
Scilla Bonfiglioli
È una battaglia vecchia e anche un po’ sfibrante. Bisognerebbe intanto sfatare il fatto che le favole siano per bambini, basterebbe avere un’idea del pensiero di Propp, di Callois o della Pinkola Estés per capire quanto la favola, la fiaba e il gioco siano una cosa seria e magistralmente costruita. Ci vuole molto più lavoro dietro a una storia archetipica, per farla funzionare, che dietro a molti altri generi. Il fantasy si rifà al mito, alle leggende, al folklore. Per scrivere una buona opera fantasy bisogna conoscere quello che è stato scritto prima a cominciare dalle storie degli dèi e degli eroi raccolte millenni fa. E ce ne sono così tante da poterci perdersi in uno studio di una vita. Alzi la mano chi non ha sentito parlare di Tolkien e della costruzione del suo mondo che affonda nell’antropologia e nella teologia, nello studio dei miti pagani celtici e nordici e nella linguistica: più lo studio è accurato, più il lettore viene catturato nella rete e sente il lavoro di amore e precisione all’interno di un testo. Ma parlare di Tolkien è troppo facile. Si potrebbe suggerire di dare un’occhiata alla saga del Mondo Disco di Pratchett. Cosa dire ai librai? Di spingere gli editori perché finiscano di tradurla tutta, la saga del Mondo Disco, magari, dal momento che c’è tanta storia quanto intelligentissima e sottile satira politica e sociale. Poi certo, si fa presto a portare esempi di qualità infima, dove la ricerca dietro la storia è bassa quanto l’abilità drammaturgica dell’autore. Il fantasy (e più in generale, il fantastico) è un genere che ha avuto molti boom e ha visto passare molte mode: è facile trovare spazzatura e gettare fango su tutto il resto, ma è stupido.
Non saprei che dire ai librai, anche perché non ho ben chiara quanta responsabilità abbiano per questo: il mio appello lo farei ai lettori, invitandoli a leggerne di più e a scegliere con consapevolezza, distinguendo una buona storia dall’ennesima minestra riscaldata.
Concludo velocemente: penso che questo problema relativo al fantasy sia tipico della realtà editoriale e intellettuale italiana. Tutta la letteratura di genere è ritenuta di serie B: “i fantasy sono per ragazzini, i gialli sono fatti per essere letti sotto l’ombrellone, l’horror è per malati di mente. Le uniche cose degne di essere lette sono quegli infiniti polpettoni introspettivi che vincono premi letterari dai nomi prestigiosi.” Questo è un pensiero che porta alla morte della lettura e della letteratura. Il mercato anglosassone non si fa problemi di questo genere e innalza senza snobismo nomi come Gaiman o Pratchett, autori del fantastico.
Se Harry Potter fosse stato scritto in Italia, forse non avrebbe mai visto la luce. E magari Stephen King scriverebbe ancora senza riscontro nella sua roulotte a Castle Rock. Non sono solo i lettori italiani a ricevere porte in faccia nelle librerie riguardo al fantasy e al fantastico, ma lo sono anche i nostri autori. Sarebbe interessante parlare anche di questo.

La morale è: Leggete bene e leggete tutto (magari non la cartastraccia). Non trascurate dei generi letterari che son costati fatica all’autore e che possono far viaggiare il lettore, solo per una stupida discriminazione!



Articolo scritto per iltempolastoria.it
http://www.iltempolastoria.it/rubriche/libri-in-viaggio/la-classifica-della-letteratura/

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