venerdì 26 settembre 2014

La vita senza cultura

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Ore 6:30, suona l’allarme nucleare!
Ah no, è la sveglia. La suoneria è alta per evitare il rischio di non sentirla.
Ore 6:40 (o 7:10 o 7:40 o 8:10 o quando cappero vi svegliate!) un occhio è aperto e l’altro aspetta di aprirsi, ma intanto il corpo si alza.
Ci si avvicina alla finestra e due braccia tirano su la serranda, fuori il sole è coperto dalle nuvole, “Umpf” (smorfie davanti alla finestra)…
Nessuno pensa al sole che è dentro di noi? Eh no!
Ci si allontana dalla finestra e sempre con un occhio chiuso ed uno aperto si avanza verso la caffettiera.
Perché la tazzina fumante ha il potere di svegliare il cervello e la vista (secondo le abitudini di certi umanoidi) ed anche il potere di bruciare la lingua.
Non appena ci si sveglia del tutto (dopo aver buttato dell’acqua gelida sulla faccia per alcuni minuti), si butta un occhio nella stanza a vista dalla porta del bagno (la sala) e si fa scorrere lo sguardo che nota la libreria vuota.PicMonkey Collage “Come vuota?” lo sguardo ritorna sulla libreria…
Fino a ieri sera c’erano dei libri impolverati dimora di ragni acculturati (che rima!).
Ed ora sono vuoti. Il corpo si avvicina alla libreria.
Ci si stropiccia gli occhi, forse qualcosa non è andata per il verso giusto. Forse il caffè era scaduto oppure l’acqua era tiepida.
Si guarda di nuovo, “Eh no, i libri proprio non ci sono più”! Serve la verifica, allora si passa la mano all’interno degli scaffali vuoti.
Se la vista non collabora (magari di prima mattina, si è ancora assonnati), il tatto controlla.
Ma il risultato è lo stesso!
Allora si accende il cellulare (sempre se non era già acceso), il pc, il tablet, la televisione.
“Potere della tecnologia vieni a me!”..
Non appena si accede alle pagine dei social si vedono solo immagini, le parole sono svanite!
In televisione parlano con una lingua strana, “ma è il canale italiano?”
Le frasi riportate sotto le foto, sono sparite.
Era facile leggere quelle frasi vista la loro brevità anziché articoli o racconti, saggi o romanzi dai quali la maggior parte di quelle frasi deriva (l’altra parte deriva dagli aforismi). 
Pochi, quasi nessuno leggeva tutti gli articoli o i libri, al massimo il titolo e qualche frase!
Allora perché ci si stupisce della scomparsa delle parole?
Bastano le foto!
Eh, ma si fa più fatica ad interpretare una foto o un disegno (anche se di solito a qualcuno che non capisce si dice “ti faccio il disegnino?”), perché non si vuole pensare e se non si ragiona o non si pensa, non si capisce (a meno che il disegno non indica un albero o una casa!).
Se si riporta un rigo, al massimo due (ma due righe contengono già troppe parole da leggere) è meglio!
Così c’è la spiegazione, visto che non tutti si sforzano di capire!
E perché in televisione parlano con una lingua strana?
Strana? “Sn le vs prle ke sn trpp lunghe x esr prnct o ltt” (traduzione: Sono le vostre parole che sono troppo lunghe per essere pronunciate o lette”).
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Ma come? Non riconoscete il vostro vocabolario? Non è possibile, voi scrivete in questo modo, parlate una vostra lingua e non leggete, per questo motivo vi piacciono pensieri con una frase o due (al massimo). Quando va proprio male, vi esprimete con le faccine e gli altri devono interpretare cosa volete dire e il vostro stato d’animo.
I libri, naturalmente, son spariti (anche le biblioteche e tutto ciò che è cultura) e la lingua italiana anche! 
Ma qual è il problema?
Non avete tempo per leggere e per scrivere con tutte le vocali e le consonanti e per parlare seguendo le regole della grammatica italiana. Allora cosa volete?
Libri e idioma (non è una parolaccia, significa linguaggio) son spariti. Cosa vi preoccupate a fare? Siete liberi da ogni analisi grammaticale e logica, da parole difficili, da verbi e da qualsiasi regola.
Liberi.
Liberi di non leggere nemmeno due righe (sai quanto tempo si risparmia!), liberi di non sentir parlare di libri (gioia e tripudio!), liberi di scrivere messaggi su cellulari (i bigliettini non si usano più, sono obsoleti come questa parola che non è una parolaccia!) evitando vocali scomode, liberi dalle regole del linguaggio!
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Finalmente!
Com’è che non gioite? Vi mancano? Cosa vi manca? I libri che non leggete e nemmeno sfogliate o l’italiano che non usate?
Volevate questo, voi non avete tempo da perdere dietro la lettura o più in generale non potete star dietro alla cultura, dovete fare una full immersion di pc, di televisione o di giochi on line, quando tornate a casa, non potete pensare ai libri, a queste sciocchezze! Il lato positivo? Non dovrete più spolverarli (sempre se lo facevate)!
Quindi la loro scomparsa è un enorme favore, no? 
No? 
Allora decidetevi e riflettete.
Prendetevi cinque minuti (se bastano) per comprendere l’importanza della cultura e non sbuffate più davanti alla lunghezza delle frasi o al numero delle parole.
Riscoprite il gusto di leggere, magari sorseggiando una tazza di tè o con una tisana (visto che il periodo è giusto)!
Riscoprite il gusto di pronunciare parole dimenticate!
Riscoprite semplicemente il gusto della cultura.
Di tempo ce n’è per fare tutto, basta organizzarsi è inutile dare la colpa al tempo tiranno se voi non avete voglia di dedicare del tempo a cose importanti!


Articolo scritto per iltempolastoria.it

http://www.iltempolastoria.it/rubriche/libri-in-viaggio/la-vita-senza-cultura/

martedì 23 settembre 2014

Elogio alla fantasia!

LA FANTASIA E' COME LA MARMELLATA, BISOGNA CHE SIA SPALMATA SU UNA SOLIDA FETTA DI PANE.

ITALO CALVINO



Per la serie se chi dice di avere fantasia poi non ha le basi, lascia a casa la propria creatività.
Quest'ultima ha come base la fantasia e chi disdegna la letteratura fantasy non sa, forse, che per scrivere determinati libri oltre ad avere una smisurata fantasia, l'autore deve fare numerose ricerche, affinché il libro non sia una massa insulsa di cavolate!
Un vero libraio promuove questi libri. 
La fantasia è creatività, come puoi definirti un creativo se non hai fantasia? E' la fantasia che ti fa inventare storie che lasciano vagare la mente in spazi infiniti.


O fantasia, inestinguibile fonte dalla quale bevono l'artista e lo scienziato! Vivi presso di noi, anche se sei riconosciuta ed onorata da pochi, per preservarci dalla cosiddetta ragione, da quel fantasma senza carne e senza sangue.

Franz Schubert 




Colei o colui che disdegna il fantasy non ha creatività, non ha idee e deve attingere alle idee altrui.
Mi fa pena la sua povertà!


Se sei povero di inventiva, lascia perdere non far credere di essere chi non sei!













Benvenuto autunno!



La stagione più calda, grazie ai bellissimi colori e, quest'anno, grazie alla temperatura!
Buon ascolto con Vivaldi!



Century Trilogy


Si è conclusa, con l'uscita il 16 settembre scorso del terzo ed ultimo libro, la memorabile trilogia di Ken Follett.

La caduta dei giganti 




L'inverno del mondo


I giorni dell'eternità


Buona lettura, io devo ancora affrontare il primo libro e lo farò quando avrò smaltito la wait list di libri che attendono di esser letti perché comprati da un bel po' di tempo.
Anche La caduta dei giganti, effettivamente, aspetta da un bel po'!

venerdì 19 settembre 2014

Carlo A. Martigli e La congiura dei potenti

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Il 28 dello scorso mese, usciva nelle librerie la nuova fatica di Carlo A. Martigli. Intuendo che avrei finito il libro in poco tempo, decisi di rimandare di pochi giorni l’acquisto. Quest’idea è rimasta nella mia testa per poche ore, tra la sera del 27 visto che la libreria era chiusa e comunque il libro ancora non arrivava,  e la mattina del 28.
Mi son recata in libreria la mattina stessa , ma gli scatoloni (stranamente arrivati prima delle 12:30) non erano ancora stati aperti (cosa apri a fare le novità? Meglio farle stagionare negli imballaggi no?!?) e a causa di ciò, ho dovuto acquistare il libro il 29.

Devo cambiare assolutamente libreria, so che una libreria sotto casa è comoda (ed anche pericolosa per una lettrice come me), ma non mi attira più di tanto (meglio la libreria IBS a Roma, in via Nazionale, asettica, ma calda…ed ho detto tutto!).
Inizio a leggere e ,come al solito, il romanzo mi cattura, so che sto per arrivare alla fine velocemente e faccio di tutto per rallentare questo momento. Anche quando mancavano due capitoli alla fine, ho chiuso il libro ed aspettato un’ora prima di riprenderlo e concludere la lettura.
Sono folle, lo so, ma non volevo staccarmi da quel libro. La storia viene raccontata da Martigli con un’eleganza innata. Quando leggo i suoi libri, immagino l’autore che scrive, impeccabile nella sua scrittura, nella descrizione dei personaggi, nella particolarità della trama, senza colpi di scena per forza originali che possono rendere volgare l’intera storia, solo per esulare da atri racconti.
Quando finisco i suoi romanzi, do l’arrivederci ad uno scrittore del quale aspetto con ansia il suo prossimo romanzo.
I romanzi storici attraverso i quali ho iniziato ad adorare Carlo A. Martigli (la A. sta per Adolfo, tanto per sfatare il mistero, se non vi siete documentati con i potenti mezzi di internet) sono: 999 L’ultimo custode, L’Eretico e La congiura dei potenti.
Lo scrittore ha risposto alle mie domande (una sorta di dialogo com’è stato definito dallo stesso Martigli. Cosa che si può fare solo con pochi scrittori!) per conoscere meglio il suo ultimo lavoro.

La fascetta che abbraccia il romanzo La congiura dei potenti riporta questa frase: “ Il male non viene dal trono né dalla spada, ma dal denaro”. Di primo acchito mi ha fatto pensare al noto romanzo fantasy, traslato in una serie televisiva, conosciuto da molti appassionati, poi ho pensato : “il trono è un potere che si conquista con la spada (in molti casi si ricordano bagni di sangue per diventare re), però nel caso in cui manca il denaro si rischia di perdere il trono ed anche la spada (se pensiamo ai mercenari usati per le conquiste). Tutti e tre sono poteri del male, ma uno è più grande degli altri.” Quindi i veri padroni del mondo erano, e sono, i banchieri?
«La risposta è sì, almeno dal XV° e XVI° secolo in poi, ovvero dal momento in cui il denaro ha cominciato a circolare indipendentemente dai suoi riflessi economici. La nascita del capitalismo finanziario avviene proprio grazie alla diabolica intuizione dei grandi banchieri dell’epoca, che videro nell’accumulazione del denaro un fine e non un mezzo. Il tedesco Jacob Fugger ne è stato l’esempio più lampante. Ma tutta la storia precedente, se letta con attenzione, mostra che le guerre tra le città greche, l’espansione di Roma e le conquiste barbariche non nacquero né da motivazioni politiche, sociali o religiose, ma da sete di conquiste che avevano alla base il potere economico. Oggi infine, il potere delle banche, non solo di quelle centrali, ma di tutto il sistema finanziario, travalica i governi, gli stati, impone le sue leggi a tutto il mondo e non solo a quello occidentale. Le guerre si combattono dove c’è il petrolio o altre materie prime e dietro il paravento del voler portare le democrazie c’è solo l’interesse economico, ci sono le lobby delle armi, della farmaceutica, dei media e così via, e nei loro consigli di amministrazione siedono i grandi banchieri, che siano cristiani, ebrei o musulmani. Il giro delle scommesse finanziarie è oggi nove volte il PIL mondiale: siamo seduti su una bomba atomica e il bottone rosso è in mano né a Putin né a Obama, ma al capitalismo finanziario.»
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Il suo romanzo mi ha riportato con la mente all’esame universitario di storia moderna. La prima domanda riguardava proprio Martino Lutero e la Riforma Protestante.
Alla fine anche Lutero si rivela un burattino nelle mani del potere. Da allora ad oggi non è cambiato nulla, la storia continua a ripetersi cambiando solo i burattini?
«Martin Lutero mi ricorda quei grandi rivoluzionari o capi popolo, che quando si sono avvicinati al potere, o vi si sono alleati o hanno ripetuto le loro gesta. Per capire il voltafaccia di Lutero, piegato al volere dei principi tedeschi che avevano tutto l’interesse (economico) di staccarsi da Roma, basta leggere quello che scrisse dopo Worms: “che due più cinque faccia sette lo dice la ragione, ma se per l’autorità due più cinque fa otto, occorre rimettersi alla sua volontà”. E non era una battuta di spirito. Solo andando alle fonti della storia e non affidandoci a quello che ci viene raccontato possiamo avvicinarci alla realtà delle cose e comprendere il presente.»
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Riguardo alla storia di Paolo de Mola, figlio di Ferruccio de Mola (che possiamo trovare nel romanzo “999 L’ultimo custode” e ne “L’eretico”) e il suo percorso di formazione, come descritto nel Dramatis Personae, alla fine del romanzo, la crescita caratteriale del personaggio è stata causata dall’avvicendarsi di fatti troppo grandi per lui davanti ai quali è maturato.
Paolo sembra cresciuto verso la fine perché prima credeva in cose e persone che determinati fatti hanno smentito e smascherato.
Quanto era difficile crescere in quel mondo? E se Paolo de Mola fosse vissuto ai nostri tempi, avrebbe riscontrato la stessa difficoltà di crescita?
«La vita nel XVI° secolo non era tanto più difficile di quella di oggi. Si viveva di meno, senza dubbio, l’ignoranza era più diffusa, vi era meno libertà apparente e i potenti facevano le leggi a proprio uso e consumo. Oggi si vive più a lungo, si sa leggere e scrivere, ma non si è capaci di scegliere con la propria testa, soggiogati dalle leggi del consumo e stritolati dal potere finanziario. Quanto ai potenti che scampano alle leggi per reati macroscopici mentre le carceri sono pieni di poveracci per reati minori, quale differenza esiste rispetto a ieri? E ora immaginiamo Paolo de Mola oggi, un ventenne, immerso in un mondo senza ideali, in cui il mito del denaro e della celebrità ottenuta senza fatica è imposto come modello: in che modo potrebbe vivere? Da idiota, rinunciando a pensare, o da infelice.»

Una curiosità è d’uopo dopo aver visto il cognome falso che Paolo doveva portare per evitare di incorrere in guai seri. Il padre gli dice di prendere il cognome M’Artigli visto che è un lontano ramo dei De Mola. A questo punto mi chiedo, lei discende da questo ramo?
«Qui ho giocato un po’: il fatto è che il mio cognome risale agli inizi del XIV° secolo, e deriva da un cero Paolo da Milano, detto il M’Artigli, in quanto, come capitano di ventura, utilizzava dei rampini con cui artigliava le maglie di ferro degli avversari, e li poteva così più facilmente disarcionare. Una brava persona…Poi nel 1700 l’apostrofo è caduto e il cognome è diventato Martigli. De Mola è fantasia, invece, ma è l’italianizzazione del francese de Molay, l’ultimo gran maestro dell’Ordine Templare, bruciato sul rogo, un omaggio alla sua memoria e allo stesso Ordine.»

Ogni sua creatura letteraria è puntualmente ricoperta di particolari storici che non pesano sul lettore, al contrario di altri che creano confusione nella mente dello stesso lettore. I suoi romanzi storici sono adatti a chi vuole leggere qualcosa di sano che comprenda anche la storia che di solito risulta incomprensibile in moltissimi testi e romanzi. La vedo come un Lutero intento a tradurre la Bibbia affinché non fosse capita solo dai nobili, dal clero e da chi poteva permettersi di studiare.
Quanto tempo e quanta fatica dedica alle ricerche per i suoi romanzi e, soprattutto, alle ricerche per La congiura dei potenti?
«Cerco sempre di unire il rigore storico alle emozioni e alla fantasia. Purtroppo non sono pochi quegli scrittori che ambientano nella storia i loro romanzi ma ingannano i lettori consapevolmente o per ignoranza. Per quanto mi riguarda, su dieci ore dedicate allo scrivere, almeno otto sono di studio. In effetti, certe puntigliose ricerche hanno proprio lo scopo di levare il velo, ovvero di “svelare” in modo comprensibile per tutti, i grandi e i piccoli inganni della storia, perché ciascuno possa non solo divertirsi ed emozionarsi, ma anche riflettere. La riflessione può essere un gioco simpatico, da fare con se stessi, e aiuta a comprenderci, ad accettarci e alla fine essere più felici.»
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Non devo aggiungere altro, Carlo A. Martigli è sempre esaustivo, per sapere di più non rimane che leggere il libro.
Buona lettura.

giovedì 18 settembre 2014

La libreria dei nuovi inizi.


"In un mondo che ha perso ogni magia, forse c'è ancora un luogo dove è possibile sognare: tra le pagine di un libro".



Due giorni dopo aver finito di leggere il nuovo romanzo storico di Carlo A. Martigli, La congiura dei potenti (che mi è piaciuto tantissimo. Uscirà presto l'articolo ad esso dedicato!), un libro, che apparteneva alla wait list ( che conta, purtroppo, moltissimi libri in attesa di esser letti.) mi stava chiamando dalla libreria.
Ne compro troppi, più di quelli che leggo e non riesco a smaltirli, ma piano piano ci riuscirò, dopotutto non è una gara o per lo meno non devo gareggiare con nessuno.
Di solito aspetto un po' prima di leggere di nuovo un libro (dopo aver finito la lettura del precedente), solo per assaporare l'essenza del libro finito e per portare i “giorni di lutto” (proprio perché è finito e non volevo finisse così presto)!
Ma questo insisteva prepotentemente, si faceva notare e scalpitava in mezzo ad altri libri.
Lo guardo e lo riguardo, passandogli davanti più volte, alla fine mi convinco e lo prendo.
La libreria dei nuovi inizi di Anjali Banerjee, autrice nuova per me. Effettivamente l'unico suo libro tradotto in Italia è proprio questo.
Leggo frettolosamente la biografia... “nata in India, cresciuta in Canada, ora vive in America con il marito e cinque gatti...” Ok, devo iniziare a leggere.
In due giorni finisco il libro con mio dispiacere (i “lutti” erano diventati due).
Credevo fosse troppo presto per leggere un nuovo libro, ed invece, La libreria dei nuovi inizi mi assorbe completamente.
Sarà che il mio ultimo articolo si chiede dove siano finiti i veri librai, forse per questo la lettura scorreva fluidamente fino ad arrivare alla fine in pochissimo tempo.

Questa è la trama:

C’è una vecchia libreria, a Shelter Island, dove ad aggirarsi in cerca di compagnia e buone letture non sono solo gli affezionati clienti. Qui, tra stanze in penombra, riccioli di polvere e parquet scricchiolanti, i libri hanno davvero un’anima e, quasi godessero di vita propria, sanno farsi scegliere dal lettore giusto al momento giusto...
Che non si tratti di una libreria come le altre Jasmine lo capisce subito: in fuga da Los Angeles e da un ex marito che le ha spezzato il cuore, non si aspetta certo che ad accoglierla, accanto all’eccentrica Zia Ruma, siano gli spiriti della Grande Letteratura. E quando la zia parte, affidando proprio a lei la guida del negozio, saranno Shakespeare ed Edgar Allan Poe a svelarle a poco a poco i segreti del mestiere. E se Beatrix Potter la aiuterà a sedare orde di bambini scatenati e Julia Child le consentirà di accontentare anche le signore più esigenti in cucina, come potrà Jasmine resistere alle suadenti parole di Neruda, deciso, a quanto pare, a spingerla tra le braccia di un affascinante sconosciuto? La libreria dei nuovi inizi è una irresistibile commedia romantica, e insieme un omaggio lieve e incantato al potere della letteratura. Perché in un buon libro c’è tutto: le emozioni, gli incontri e le risposte che possono anche cambiarci la vita.

Quando una ragazza di città completamente assorbita dalla tecnologia arriva in un posto isolato, soprattutto a livello di onde radio elettromagnetiche necessarie per far funzionare il cellulare, guarda con stupore la vita del posto e si domanda come faccia quella gente a rimanere isolata, in un certo senso.
Una donna in carriera di origine indiana che arriva da Los Angeles, deve abituarsi per un mese alla vita di Shelter Island, luogo della casa d'infanzia che ricorda a stento.
In città la regola è “Vai veloce altrimenti rimani indietro”, ma questa “regola”, inventata da chi vuole solo sfruttare l'energia altrui, provoca l'asfissia delle emozioni, le strangola in una fredda morsa per chiuderle in un posto totalmente isolato dentro di noi. Aggiungi il fatto che Jasmine (così si chiama la protagonista) è stata lasciata dal marito che ha cercato in un'altra quello che lei non le dava ("non mi hai fatto mai delle concessioni", così le diceva Robert, il suo ex marito) ed allora la frittata è fatta.

La zia cerca di far ritornare in Jasmine la bambina che era in lei prima che la esiliasse per non farla tornare più, cercando in questo modo di proteggersi dal dolore che si era accanito su di lei, facendosi aiutare dalla particolare libreria che la stessa parente possiede.
All'inizio la corazza fredda e risoluta di Jasmine cerca di vincere, ma non può riuscirci fino alla fine, non quando viene totalmente incrinata e fatta cadere da un uomo bello e misterioso, Connor, con le sue insistenti attenzioni.
Lui compare sempre in libreria senza che Jasmine lo senta arrivare. Non si spiega il perché, fino a quando...


Starei qui a raccontarvi tutto per ore, ma non posso, il libro si deve leggere.
Io consiglierei questo libro a molte persone che decidono di intraprendere la carriera di libraio.
Magari, forse, notano che non è la giusta via ed evitano di lavorare in una libreria dando consigli a destra e a manca senza esser intrisi della linfa del libraio.
Per fare il libraio serve amore e magia, ma tutto deriva principalmente dalla passione, dall'amore nei confronti dei libri.
La zia di Jasmine non prende libri commerciali, libri che invece, le librerie di catena hanno in vetrina, in bella vista (come le fa notare la nipote Jasmine, appena mette piede nella vecchia libreria).
Lei ha libri diversi, classici, libri che parlano al lettore, che possono stimolare lo stesso, che gli cambiano, addirittura, la vita e la libreria le suggerisce il libro giusto per ogni lettore, anche per quei lettori che non sanno cosa prendere o non ricordano il titolo.
Il libraio deve capire, deve prestare attenzione al lettore, in questo modo capirà cosa sta cercando.

Fluttuavo soffice tra le parole di questo libro e poi...poi...mi sono risvegliata purtroppo.
Credevo che fosse tutto vero, invece no!
Forse anch'io troverò un vero libraio e poi mi fermerò a parlare di libri nella sua antica e polverosa libreria.
I libri riescono a curare anche il cuore ferito di Jasmine ed io vorrei trovare al più presto questo posto per evitare che la mia corazza possa ergersi al di sopra delle mie emozioni.

Per ora ho un bel ricordo che mi ha lasciato il libro di Anjali Banerjee.




Consiglio vivamente la lettura di questo libro a chi si finge libraio, ma non lo è affatto!
Con la sua scrittura lineare e fluida riuscirà a capire che fino ad ora ha sbagliato tutto e che la carriera del libraio intrapresa non è la strada che condurrà questa persona alla felicità!






Titolo: La libreria dei nuovi inizi
Autore: Anjali Banerjee
Editore: BUR
Prezzo: 9,90
Codice ISBN: 978-88-17-05632-8

martedì 16 settembre 2014

Prima di coricarsi...

Luoghi di lettura...prima di addormentarsi oppure per passare la serata con un amico di carta...



Per entrare in un mondo magico...


Semplicemente per rilassarsi...


Amo leggere, assolutamente si...


A volte si deve rimanere soli con se stessi...e con un buon libro...


Indicazioni per sognare con i libri...


Per una buonanotte...

Per rimanere a bocca aperta davanti a tanta magnificenza (Bookstore in Portogallo)...



Buone letture....






                                         





Cercasi urgentemente veri librai!

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The fantastic flying books of Mr. Morris Lessmore, tradotto in I fantastici libri volanti di Mr. Morris Lessmore.
Un cortometraggio che vinse l’Oscar nel 2012, emozionante, originale, creativo.
Un tornado spazza via tutto, rovescia case, sposta tutte le cose e fa perdere le parole ai libri, gettando nella disperazione chi li ama. Da quel mondo grigio, Mr. Morris Lessmore, camminando, si ritrova in un mondo fantastico di libri volanti. Libri che bisbigliano nella loro casa, la biblioteca, che lo osservano, che lo studiano.
Ballando con loro prende confidenza e diventa il loro nuovo curatore.
Pensare che questo corto ha vinto l’Oscar in un mondo dove molti ragazzi e adulti, non si curano neanche di parlar secondo le regole grammaticali della propria lingua, sembra un po’ strano.
Grama vita per i libri ultimamente, dimenticati già da un po’ di tempo, troppa polvere prendono su degli scaffali delle librerie.
Anche se…libri abominevoli, dal sapore grammaticalmente scorretto (per uso di parole assurde e periodi sbagliati), ma fortemente dolciastri sembrano vadano via dagli scaffali come il pane (ma questi “lettori” li spalmano sul pane e li mangiano?).
Arricchiranno i dentisti con tutta quella carie che si formerà, oppure, prima o poi, verrà loro una colite!
Grama vita per i veri librai, persone (poche ma buone) che consigliano ancora della sana letteratura.
Sono rari, quasi introvabili nella vastità del territorio italiano, dovrebbero fondare un club per segnalare la loro presenza ai veri lettori.
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Sto parlando di persone come Mr. Morris Lessmore, non troppo moderno,ma che non disdegna le novità (entro i limiti), che cura i libri, che ama i libri perché sono la sua vita.
Un Mr. Morris Lessmore che non tollererebbe libri commerciali, sfornati solo per far guadagnare la casa editrice ed eventualmente l’autore, senza curare la forma grammaticale e la sostanza.
Ultimamente sto leggendo molti libri che fanno parte del genere Fantasy, il genere quasi dimenticato.
Anche questo genere fa parte della letteratura e dev’essere pieno di originalità e fantasia (difficile in quest’ultimo periodo pieno di storie scontate). 
Naturalmente anche in questo settore ci sono i finti autori che, giusto per il gusto di sentirsi chiamare scrittore, pubblicano dei “fantasy” privi di creatività e pieni di scopiazzamenti o per meglio dire, plagi.
Alcuni, i peggiori, inventano anche nuovi generi. Ad esempio ci son dei romanzi storici che sconfinano nel genere fantasy o dei thriller ai quali mancano dei draghi per rientrare nel genere di cui stiamo parlando.
Il migliore thriller dell’anno, a detta del The Times (cos’ha bevuto prima di rilasciare questa frase il giornalista?) è “La teoria dell’eternità” di Adrian Dawson.  Un thriller… wow, io ancora non capisco qual è il suo genere e credo impiegherò un’eternità a finirlo grazie alle varie digressioni temporali usate dall’autore per sconvolgere il racconto, per mantenere in suspense il lettore e per essere un po’ più originale!
Ma devo anche ringraziare il correttore di bozze inesistente della casa editrice.

Ce la farò a finirlo? Si accettano scommesse!
Un vero libraio non avrebbe mai consigliato questo libro.
Semmai, vista la situazione, consiglierebbe un ritorno ai classici, messi nel dimenticatoio.
Sui social circolava fino a poco tempo fa un elenco con 100 titoli classici e in base a quelli letti c’era una percentuale che indicava se dovevi andare avanti nella lettura di questi libri perché a secco di classici che sono la base della letteratura, oppure no. Comunque questo elenco era un ottimo suggerimento di titoli.
Ora, molti hanno messo molte spunte accanto a titoli come Cime tempestose, Il ritratto di Dorian Gray, Il signore degli anelli, 1984, La fattoria degli animali, Ulisse, tanto da aumentare la percentuale di cultura dei classici, poi la maggior parte di essi non sa distinguere un Elfo da un Hobbit, confonde Cime tempestose per un racconto di Hitchcock, scambia una frase di Orwell per una di quelle di Fidel Castro e si chiedono dove son finiti i Proci nel racconto di Joyce!
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Cosa son capaci di fare certe persone per risultare acculturate! Ma le loro pecche si scoprono.
Sempre sui social, ultimamente, circola un elenco di dieci libri che son diventati importanti, dei quali non si può fare a meno, che son rimasti impressi.
Molte persone sembrano fare a gara per scrivere libri con spessore. Nel caso in cui la tua giornata parte male, si può sempre allietare così, leggendo alcuni elenchi e ricordando chi sono le persone che hanno postato quei titoli.
In un certo senso si fa muovere la cultura, io ad esempio, leggo, anche se non sono direttamente citata in certi messaggi pubblici, la lista di certe amiche che son vere lettrici e segno in un taccuino i titoli dei libri che ancora non ho con me.
Un ottimo spunto, in questi casi, per suggerire libri validi.
Non so come potrebbero rispondere certe persone che criticano qualsiasi libro esistente. Sarei curiosa di vedere una loro lista.
Sono in grado di criticare anche Leopardi, Dante o Montale. Forse il loro elenco sarebbe composto da un unico titolo ripetuto dieci volte che corrisponde al primo libro che hanno scritto. Perché molti di questi soggetti che si ergono a critici prettamente negativi, son anche “scrittori”.

Criticare va bene, ma si deve ricordare che è sempre soggettivo, a me non piace, ma ad altri può piacere. Questo non vale di fronte a pseudo autori che non sanno nemmeno loro come son diventati “scrittori” offendendo la letteratura e altri scrittori.
Tra convinti e non, io spero di poter incontrare prima o poi un libraio degno di portare questo epiteto, magari un “libraio ribelle” come Ivan e una libraia esigente come Francesca,i protagonisti del libro, La libreria del buon romanzo.
Loro amano la letteratura e i libri veri, scartano tutti quelli 
commerciali e per questo attirano odio nei loro confronti e nei confronti della loro libreria.
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Case editrici famose e librerie di catena contro di loro tranne i veri lettori appassionati di letteratura autentica.
Sarebbe bello incontrare Ivan e Francesca, nel frattempo riguardo il cortometraggio animato, The fantastic flying books of Mr. Morris Lessmore diretto da William Joyce (che l’ha anche scritto) e Brandon Oldenburg.
Non abbiate paura, gli amanti della lettura vi aspettano a braccia aperte.


Articolo scritto per iltempolastoria.it

http://www.iltempolastoria.it/rubriche/libri-in-viaggio/cercasi-urgentemente-veri-librai/

giovedì 11 settembre 2014

Giallo Mondadori: Anno Domini



Ho finito di leggere il Giallo Mondadori, Anno Domini, da un po', ma non ho scritto nulla al riguardo fino ad ora, perché ero impegnata a scrivere articoli, a ricercare materiale per articoli e a leggere il nuovo lavoro di Carlo A. Martigli, La congiura dei potenti.
Un libro non può aspettare così tanto tempo nel limbo prima di essere inserito nella libreria dei libri letti! Vero!
Ma doveva scontare una pena!
La raccolta di racconti gialli si apre e si sviluppa in un'atmosfera antica che risale ai romani, con il racconto di Valerio Massimo Manfredi con i suoi tribuni e i loro intrighi, si prosegue con un delitto passionale che si svolge nella Pompei del 32 d. C. usando a tratti toni conviviali. Concluso Lode al magnifico di Danila Comastri Montanari e conclusi i due generi antichi si passa alla narrazione medievale risalente al 1315, di Alfredo Colitto con il suo famoso medico investigatore, Mondino De' Liuzzi. 
Quanto mi mancava questo personaggio, dopo averlo seguito nelle sue avventure (Cuore di ferro, Il libro dell'angelo e I discepoli del fuoco) volevo ardentemente leggere ancora un racconto con Mondino come protagonista. 
Sono stata accontentata, ma è durata poco, purtroppo!Il tempo di un racconto, solo poche pagine (anche i libri di Colitto non durano molto con me. Li leggo in poco tempo e rallento alla fine solo perché non voglio staccarmi da quelle pagine).
Si va avanti nel tempo e si arriva al 1502 e ci si addentra in un racconto dove figurano come protagonisti il maestro Leonardo da Vinci e Machiavelli. 
Sarà che in quel periodo stavo finendo di vedere (naturalmente in ritardo così potevo gestire la visione delle due serie a modo mio e senza aspettare la prossima puntata) la serie tv Da Vinci's Demons, ma mentre leggevo mi sembrava di vivere quelle parole!
Sembrava di avere davanti Leonardo col suo fare pensieroso, distante, accigliato, strafottente e Machiavelli che cercava di capire e di entrare nella visione del maestro (impossibile se si hanno preconcetti)!
Giulio Leoni promosso.
Di questa raccolta io conosco già da tempo gli autori: Valerio Massimo Manfredi, Alfredo Colitto e Carlo A. Martigli, gli altri per me erano delle scoperte!
Grazie alla breve prefazione che si trova sopra ogni inizio di racconto, ho preso appunti per conoscere meglio questi scrittori, visto che son riportati dei loro lavori.
Si prosegue andando poco avanti nel tempo con Carlo A. Martigli, perché il racconto si svolge nel 1526 e sinceramente la suspense che si respira tra le sue righe mi aveva fatto dimenticare la brevità della narrazione. 
La mia attenzione era alta e lo è stata fino alla fine.
Martigli non mi delude mai.
Andando avanti nella lettura si arriva al racconto di Scilla Bonfiglioli, La corte della seta.
E questa è stata una piacevolissima sorpresa.
La narrazione si svolge nel 1563 ed è davvero interessante.
Lo stile è semplice e il racconto va avanti senza intoppi fino alla fine.
Non servono super paroloni che inceppano la storia solo per far vedere che si conoscono (davvero?) parole che in italiano non usa più nessuno (disgraziatamente), ma servono parole che arrivano dritte al lettore, che riescano ad entusiasmarlo.
Se la lettura si blocca per ritrovare una parolona sul vocabolario, si perde l'atmosfera.
Ero davvero entusiasta di quella lettura, davvero gradevole.
Sono andata avanti con il sorriso e l'emozione del lettore contento (fino a quel momento), continuando la lettura con Il teatro delle streghe di Fabio Ancarani, del quale vedevo le scene nella mia mente mentre scorrevo le parole con gli occhi.
“- Spero di non doverlo scoprire mai” recita la frase conclusiva del racconto di Ancarani. E neanch'io volevo scoprire cosa si prova a perdere di colpo quell'emozione data dai brani fino ad ora letti!
Ed invece l'ho persa eccome!!!
Son stata risvegliata bruscamente dal racconto di Alan D. Altieri, La Fortezza.
Non me ne voglia nessuno, la mia è un'opinione opinabile nei confronti di chi ha apprezzato, ma io proprio non ho digerito le sue parole.
Sono uscita a fatica dalla sua lettura.
Ecco perché doveva scontare la pena rimanendo nel limbo per un po'!
Credo, anzi, di dover rileggere ciò che ha scritto per capire, forse, qualcosa di più.
Per fortuna non era l'ultimo racconto altrimenti rimanevo con l'amaro in bocca. 
Lorenzo Fontana ha risollevato il mio morale con Un gioiello per signori, un racconto contemporaneo (se l'età contemporanea si fa iniziare dal Congresso di Vienna e dalla conseguente caduta di Napoleone, nel 1815), del 1844.
Si sa che in mezzo al mazzo c'è sempre una carta che cade o che si perde.
Lo rileggerò ma non mi aspetto un giudizio positivo come per gli altri!
Curatore della raccolta è Franco Forte e consiglio di comprare questo libro che si trova solo nelle edicole. 

martedì 9 settembre 2014

Tristemente


E la pioggia veniva a bussare nella già bagnata finestra dal mio respiro divenuto vapore e la vita scorreva a tratti cadenzata dall'alito che appannava il vetro, cadendo un po' alla volta gocce di lacrime salate.




Tramonto sul mare



Lento è l'incedere della sua corrente 
mentre il sole si specchia sulle onde
che riflettono la sua luce calda e calante
mentre il rumore accompagna il silenzio... 




domenica 7 settembre 2014

COMPAGNIA DELLE GUIDE.IT



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venerdì 5 settembre 2014

Il film di Mary Poppins compie 50 anni


L'arrivo della baby sitter più brava del mondo, col suo magico borsone.


Can caminì can caminì spazzacamin

https://www.youtube.com/watch?v=V3u0JOuMVRM


Film del 1964 diretto da Robert Stevenson (F.B.I. Operazione gatto, Un maggiolino tutto matto, Pomi d'ottone e manici di scopa (con Angela Lansbury la mitica Signora in giallo), Herbie il maggiolino sempre più matto e molti altri) ed è tratto dai romanzi di Pamela Lyndon Travers.
La protagonista, Mary Poppins, è interpretata da Julie Andrews.




 Nel film, manca il giardiniere Robertson Ay, quello che pulisce anche le scarpe ai vari membri della famiglia Banks. Inoltre, nel libro, i fratelli Banks non sono due, ma quattro (i fratelli minori di Jane e Michael sono due gemelli neonati di nome John e Barbara), Mrs Banks non è una sufragetta.Nel film, le donne cui Bert dedica canzoni non hanno un ruolo preciso. Nel libro, Bert  (lo spazzacamini interpretato da Dick Van Dyke, il noto detective in corsia) ha un ruolo molto più marginale e fa il venditore di fiammiferi. Del resto, quando lui e Mary Poppins entrano nel disegno, non ci sono i bambini Banks con loro, e i due non vanno alle corse dei cavalli, né alla caccia alla volpe.



https://www.youtube.com/watch?v=tyGegwuYJXo


https://www.youtube.com/watch?v=zEHwvx-w5gc


giovedì 4 settembre 2014

Un uomo e la montagna.



Quella mattina proprio non voleva alzarsi, non riusciva. Tentava di aprire gli occhi ma automaticamente li richiudeva e sprofondava di nuovo nell'abbraccio consolatorio di Morfeo. Era davvero incredibile come potesse dormire profondamente in pochi minuti. Pensava avesse carenze vitaminiche per questo si sentiva così stanco, spossato. Per quanto tentasse di svegliarsi completamente non riusciva e quei numerosi tentativi lo affaticavano sempre più.
Decise allora, di arrendersi al sonno. “Anche i vampiri hanno il sonno riparatore” pensò e chiuse gli occhi definitivamente, senza più combattere, rilassando il suo corpo, rilassando l'espressione del viso.
Si risvegliò poco dopo, il pensiero di recarsi nel posto che aveva atteso con ansia, mettendo delle ics sui giorni del calendario per controllare quanti ne mancavano alla sua partenza, lo elettrizzava e faceva scivolare la stanchezza dalle sue membra.
Effettivamente sembrava lo rigenerasse.
Scelse di prendere il taxi per arrivare a destinazione, anche perché a piedi avrebbe impiegato un bel po' di tempo e con il pullman anche. Un posto importante per il suo relax emotivo, un luogo che nella sua mente aveva preso sempre più posto.
Approfittò per riposarsi e si addormentò nell'auto, poggiando la testa all'indietro sul sedile. Quando finalmente arrivò era quasi il tramonto, si maledisse tra sé perché aveva perso un bel panorama mentre il taxi percorreva le curve delle strade dissestate di montagna.
I suoi occhi recuperarono la bellezza persa rifacendosi con i colori del calar del sole che baciavano la roccia della montagna.


Chi aveva detto che solo le Dolomiti si coloravano di rosa? Anche le montagne d'Abruzzo facevano mostra di questo fenomeno. I colori del cielo cambiavano seguendo il ritiro del sole e dall'arancio intenso si passava ad un rosso per poi attenuarsi in un rosa. Le nuvole scherzavano anch'esse con i colori, ma sembravano più rosa visto che loro di base erano bianche. Era chiaro che il rosso col bianco creava un rosa. Sorrise nel ripensare alle regole pittoriche e decise che avrebbe dipinto una tela riprendendo il tramonto, dopo aver scattato delle foto per ricordarsi sempre di quella maestosa bellezza.
Tirò fuori la sua fotocamera, la regolò ed iniziò a scattare. Sembrava non finire più era una sorta di magia che lo teneva legato a quella magnifica presenza che lo guardava dall'alto.
Quando riuscì a richiudere l'obiettivo, ansimava quasi. Respirò a pieni polmoni aria fresca e raccolse i suoi bagagli per recarsi nel vicino albergo, dove aveva prenotato una stanza.
Mangiò nella totale solitudine, la televisione era accesa, ma i suoi rumori non scalfivano il silenzio nel quale lui si era rinchiuso.
Ogni tanto lo rompeva per ringraziare la signora dell'albergo che gli portava le pietanze ordinate.
La signora, il suo compagno ed altri amici si erano riuniti attorno alla televisione, lui declinò l'invito con un sorriso e decise di uscire fuori. Per nulla al mondo si sarebbe perso lo spettacolo delle stelle e della luna protagoniste del cielo notturno.
L'aria era diventata fresca, ma non fredda, si strinse nel suo maglione e camminò lentamente col naso all'insù. Inciampò in una pietra. La guardò e disse tra sé che sarebbe stato meglio guardare a dove metteva i piedi fin quando non fosse arrivato in un prato per distendersi ed ammirare la notte con i suoi figli.
Si fermò e osservò i contorni ombrosi del Gran Sasso che si vedevano grazie al potere della luna che rischiarava la valle.
Era una sera tranquilla, era un mercoledì quando i bagordi e i rumori non regnavano sovrani, quando la tranquillità prendeva il sopravvento.
Il silenzio incuteva timore mentre osservava i contorni della montagna, era la sua voce accompagnata dalle voci degli animali notturni.
Il calpestio dei ciottoli, sembrava quasi rimbombare nel mezzo delle voci notturne.
Si spinse dove poteva, fin dove i suoi occhi riuscivano a vedere, per non disturbare quella pace, non avendo la presunzione del padrone di casa che altero osservava la valle dall'alto della sua magnificenza.
Non voleva accendere la luce della pila e rovinare così, la naturale bellezza notturna. C'era già troppa illuminazione in giro, i suoi occhi erano abituati all'illuminazione artificiale, voleva tornassero a vedere come gli uomini nel Medioevo, quando delle torce rendevano visibili vie e sentieri.
Quando la luce delle stelle e della luna rendevano visibile il cammino.
I suoi pensieri lo portavano lontano e le sue gambe si trovavano a loro agio in quella stradina di montagna e continuavano a vagare.
Si ridestò quando si rese conto di esser circondato da alti alberi che muovevano i loro rami e le loro foglie al ritmo del venticello che accarezzava, fresco, il suo volto.
Allora si guardò intorno e il suo sguardo si perse tra quei faggi maestosi.
Si sentiva osservato ed era sicuro che le creature notturne che abitavano quegli alberi lo stavano osservando, ma lui rise, si sentiva al sicuro, anche se non era abituato a tutto questo.
La natura lo controllava, forse non si fidava, ma lui si fidava di se stesso, sapeva che non avrebbe disturbato quella quiete o rovinato la grazia di quei posti e se lui era consapevole, di conseguenza, anche la natura l'avrebbe capito.


Era difficile camminare e sentirsi osservato, addirittura pedinato, difatti si fermò e fece un respiro  profondo, inalando quell'aria fresca che quasi bruciò i polmoni che erano abituati all'aria viziata della città.
- Vengo in pace com'è giusto che sia! So che non siete abituati ad esser rispettati, ma ancora ci sono persone che mettono il rispetto al primo posto.
 Tacque per sentire cosa ne pensavano le creature. Sembrò calmarsi anche il vocio delle stesse come se stessero ragionando o come se stessero studiando quell'uomo.
Sembrò fermarsi anche il vento, anche lui faceva parte della natura e quindi, aveva voce in capitolo.
Le creature sembravano avergli dato fiducia perché non si sentì più al centro dell'attenzione.
Sorrise soddisfatto, sapeva che continuavano ad osservarlo anche se non in modo ossessivo.
Non poteva fare nessun errore, non ci sarebbe riuscito, amava la natura e tutti i suoi figli, non riusciva a far loro del male.
Non era vegetariano, se state pensando il contrario, ma non era neanche carnivoro.
Non si dev'essere estremisti per rispettare la natura, si dev'essere moderati. Ci può esser rispetto nel non mangiare le carni di un animale e poi si buttano a terra cose che dovrebbero finire nel cestino.
Lui aveva sempre una busta con sé che puntualmente scaricava a casa o in prossimità di cestini o bidoni.
Il rispetto è alla base di tutto, diceva e esso deriva dalla cultura.
Leggeva molto, gli piaceva perdersi in storie che lo facevano sognare, che lo facevano evadere da un mondo con le sbarre.
Leggeva storie di montagna, lo affascinavano. Gli piaceva capire come facevano una volta ad arrampicarsi con scarpe che non avevano nulla a che vedere con l'odierna tecnologia che realizza scarpe per scalare la roccia mantenendo l'aderenza.
Vedeva le foto riportate in quei libri e si chiedeva come facessero le donne di allora a camminare in montagna con quella massa di vestiti e le gonne lunghe.
Si distraeva con questi pensieri, ma lo affascinavano e non poteva farci nulla, soprattutto quando era a contatto con la natura che amava.
Si fermò in un punto panoramico e notò che iniziava ad albeggiare. Una fioca luce rischiarava il mare che si vedeva benissimo dall'alto della montagna.
Sentì un calpestio di foglie e si girò di scatto. Notò un lupo su un sasso poco distante da lui. Evitò il minimo movimento, sembrava quasi che il respiro si fosse fermato.
Il lupo si girò verso e puntò i suoi occhi color ambra verso di lui. Il suo sguardo non era minaccioso.
"Vedi di far tesoro di ciò che hai visto e sentito. Portalo sempre con te. Non dimenticarlo e rivivi le stesse emozioni appena puoi"
Scosse la testa incredulo, aveva sentito davvero quelle parole oppure erano già nella sua testa?
Chiuse gli occhi e li riaprì e notò che il lupo, com'era arrivato era andato via.
Sorrise tra sè e continuò a camminare per riprendere la via dell'albergo.
Si rese conto di aver passato tutta la notte fuori, in compagnia della natura, senza dormire perché era impossibile cadere nella tentazione del sonno con quelle meraviglie da vedere, sentire, odorare.
La proprietaria dell'albergo stava preparando la colazione, ormai l'alba stava passando per far posto alla giornata.
Salì su in camera accompagnato dal sorriso della donna che aveva capito tutto. Funziona così con quelli che hanno provato le stesse emozioni e che non smettono di provarle.
Il tempo di una doccia ed era già sotto con il bagaglio.
Prima di riprendere l'auto che l'avrebbe allontanato da quel posto e riportato nel caos cittadino, bevve il suo caffè, lo gustò seduto ad un tavolo nel giardino, riempiendo i suoi polmoni di quell'aria fresca che le sarebbe mancata.
Il suo cuore e la sua mente conservavano il ricordo di quella notte, mai l'avrebbero dimenticata.



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