domenica 29 giugno 2014

Buona domenica



Tutto passa e tutto resta,
però il nostro è passare,
passare facendo sentieri,
sentieri sul mare.

Mai cercai la gloria,

né di lasciare alla memoria
degli uomini il mio canto,
io amo i mondi delicati,
lievi e gentili,
come bolle di sapone.

Mi piace vederle dipingersi

di sole e scarlatto, volare
sotto il cielo azzurro, tremare
improvvisamente e disintegrarsi...
Mai cercai la gloria.

Viandante, sono le tue orme

il sentiero e niente più;
viandante, non esiste il sentiero,
il sentiero si fa camminando.

Camminando si fa il sentiero

e girando indietro lo sguardo
si vede il sentiero che mai più
si tornerà a calpestare.

Viandante non esiste il sentiero,

ma solamente scie nel mare...

Un tempo in questo luogo dove

ora i boschi si vestono di spine,
si udì la voce di un poeta gridare
«Viandante non esiste il sentiero,
il sentiero si fa camminando...»

Colpo dopo colpo, verso dopo verso...


Il poeta morì lontano dal focolare.

Lo copre la polvere di un paese vicino.
Allontanandosi lo viderono piangere.
«Viandante non esiste il sentiero,
il sentiero si fa camminando...»

Colpo dopo colpo, verso dopo verso...


Quando il cardellino non può cantare.

Quando il poeta è un pellegrino,
quando non serve a nulla pregare.
«Viandante non esiste il sentiero,
il sentiero si fa camminando...»

Colpo dopo colpo, verso dopo verso.


Cantares di Antonio Machado, poeta e scrittore spagnolo(26 luglio 1875, Siviglia, Spagna - 22 febbraio 1939, Collioure, Francia)

venerdì 27 giugno 2014

Warrior. La vendetta del guerriero



Sembra di leggere una storia antica trasportata nel futuro grazie al sapiente intreccio temporale di Antonio Lanzetta. Con una civiltà del nostro presente che ha lasciato il posto a siti in rovina occupati da strane creature che nient'altro sono se non nuovi umani modificati.


L'impero di Caio Settimo che avanza e assoggetta popolazioni conquistandole agevolmente, grandi risorse di Celion finiscono nelle sue mani, tanto grandi da farlo sembrare l'unico, il solo padrone del mondo. 
Un tiranno che, con l'aiuto dei suoi Legionari, sopprime la resistenza col sangue e col fuoco mettendo al rogo i dissidenti, come la madre del protagonista, Darius l'anduriano.

Ma il conquistatore di Andurian e Xendria, due importanti città, troverà pane per i suoi denti quando incontrerà Darius il lanciere di Andurian (che ricorda Spartaco), Clemio lo studioso, Teero lo skaar, il principe di Xendria, Morrein.
Si scontrerà con il grido di libertà dei popoli conquistati che si unirà al grido dei loro leader.
Riuscirà la resistenza a sconfiggere la tirannia di Caio Settimo?

Un fantasy ben scritto, semplice e fluido, Antonio Lanzetta usa la giusta trepidazione che fa rimanere il lettore incollato alle pagine.
Una nota negativa può esser data dalle 233 pagine che son troppo poche, forse, per spiegare la lunga lotta contro Caio Settimo. Ad esempio, il sanguinario principe di Xendria assetato di combattimenti tra prigionieri (come fossero gladiatori), diventa un agnellino in poco tempo.

Il finale è fondamentale e non si deve aver fretta di concludere, il vero lettore sarà in grado di leggere 400, 500, 1000 pagine, sempre se sono ben scritte.






Trama:

Darius ha perso tutto. La sua terra, Andurian, è caduta sotto la dominazione dell'Impero di Caio Settimo, sua madre è stata messa al rogo per aver guidato la resistenza e sua moglie e suo figlio sono vittime di uno spaventoso incidente.
Così, in un mondo postmoderno soggiogato da un regime sanguinario che unisce tecnologie avanzate e schiavismo e nel quale gli umani si sono evoluti in nuove razze, Darius, ridotto in catene, si troverà costretto a combattere per puro spettacolo nelle arene di Xendria.
Ma quando non sembra esserci più speranza e il destino di tutta l'umanità pare ormai segnato, Darius troverà la forza per ribellarsi e, insieme ad alleati inaspettati, cercherà di trovare un modo per realizzare quella che sembra un'impresa impossibile: vendicarsi di Caio Settimo e liberare il mondo dalla sua tirannia.







                                          "Quando hai perso tutto, hai la libertà di scegliere.
                    Puoi decidere di soccombere oppure di combattere, distruggere, vendicare.


                                                       Per Darius la scelta è solo una."





Titolo: Warrior. La vendetta del guerriero
Autore: Antonio Lanzetta
Editore: La Corte Editore
Data di pubblicazione: febbraio 2014
Collana: Labyrinth
Prezzo: 15,90

giovedì 26 giugno 2014

Colpo di Strega!

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Anche quest’anno, come tutti gli anni, torna il periodo dei premi letterari.
Del premio farsa visti gli ultimi accadimenti.
La storia del Premio Strega risale al 1947, organizzato all’interno del salotto letterario di Maria e Goffredo Bellonci con l’apporto di Guido Alberti proprietario della casa produttrice del liquore Strega.
Il primo a vincere il Premio Strega fu Ennio Flaiano, scrittore, sceneggiatore, giornalista, nato a Pescara. Vinse con Tempo di uccidere edito da Longanesi.
Questa la trama: In un’Africa spogliata di ogni esotismo e folclore, un tenente dell’esercito italiano vaga alla ricerca di un medico, guidato dal mal di denti. Si allontana dal campo, rimane solo, si perde. È così, per caso, che cominciano le avventure del protagonista di “Tempo di uccidere”, indubbiamente il capolavoro di Ennio Flaiano. Un susseguirsi di casi fortuiti e banali crea le condizioni per le avventure del protagonista, un antieroe solitario che del caso diventa prigioniero e schiavo, tanto da arrivare a credere che la propria storia non sia nient’altro che il compiersi di un destino prescritto. Perché alla fine, in qualche modo, da ogni circostanza sembra scaturirne un’altra: un incidente, l’incontro con Miriam, l’amore, lo spettro di un omicidio e quello della lebbra. Tutto appare concatenato, tutto concorre a trascinarlo in una cupa crisi esistenziale.
“Mi chiedevo se era quella la rassegnazione, quel vuoto aspettare, contando i giorni come i grani di un rosario, sapendo che non ci appartengono, ma sono giorni che pure dobbiamo vivere perché ci sembrano preferibili al nulla.” Citazione tratta dal libro di Flaiano.
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In un’epoca di ricostruzione dopo la Seconda Guerra Mondiale, in un’epoca che doveva riprendere il contatto con la cultura per uscire dall’orrore visto e vissuto, si organizza questo premio letterario, indubbiamente il più importante d’Italia.
Un premio riportato a casa più volte dalle case editrici Einaudi, Mondadori, Rizzoli e Bompiani, tra le altre.Sempre le stesse, non si vedono le altre case editrici presenti sul suolo italiano, soprattutto quelle piccole e medie.
Un premio che vanta vincitori come Cesare Pavese, Alberto Moravia, Elsa Morante, Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Alberto Bevilacqua, Primo Levi, Umberto Eco, il sopra citato Ennio Flaiano e molti altri. Un premio che è arrivato alla sua 68° edizione.
Un premio che quest’anno viene discusso da molti, nascosto da altri.
Un premio dove figurano uno scrittore, Antonio Scurati, che fa copia ed incolla da un suo precedente libro e un altro scrittore, Francesco Piccolo, annunciato come vincitore da mesi.
La serietà dei premi va scemando, sempre di più.
Questa non è cultura.
La denuncia del copia e incolla viene da Pippo Russo, sociologo, giornalista e saggista. Lui, fortunatamente (per molti lettori), ha scoperto l’autoplagio di Scurati.
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Lo scrittore ha copiato dei brani da Il bambino che sognava la fine del mondo, del 2009, per inserirli ne Il padre infedele, edito nel 2013, che partecipa all’ambito premio.
Pippo Russo ha riportato fedelmente i brani incriminati nel suo articolo per Satisfiction e se la notizia corre sul web, si sa, che inizia ad espandersi a tal punto da esser gridata da lettori indignati.
Perché da parte degli scrittori ci dev’essere del rispetto nei confronti dei lettori.
Questa è una vera e propria presa in giro. Non è nuova si sa che Premiopoli, come l’ha chiamata Pippo Russo, va avanti da tempo, ma quando diventa così evidente l’educazione e il rispetto richiedono dei necessari provvedimenti!
Ed invece continua il silenzio degli organi che dovrebbero vigilare su questo premio.
Fino a qualche giorno fa, quando la Federconsumatori ,organo che tutela i consumatori, ha scritto un comunicato stampa:
Comunicato Stampa
23/6/2014
Rai e Agcom vigilino sulla correttezza del premio letterario.
Come ogni anno tornano puntuali le polemiche sul Premio Strega, importante premio letterario italiano. Su giornali e siti internet da settimane ormai si sprecano indiscrezioni, accuse, denunce su presunti episodi di nepotismo, accordi di cartello di editori, conflitti di interesse. Qualche finalista è stato sorpreso con le mani nel sacco del ricorso al copia e incolla di passi presi da proprie precedenti opere. Altri finalisti vantano consorti collaboratrici del direttore della Fondazione organizzatrice del Premio. Altri ancora hanno potuto utilizzare canali preferenziali di partecipazione ad ambite trasmissioni televisive. Tutti ingredienti inquietanti che spingono Federconsumatori e Adusbef a chiedere alla Rai (che trasmette in diretta la votazione finale e la proclamazione del vincitore) e all’Autorità di controllo sulle telecomunicazioni (Agcom), di esercitare il massimo controllo. Interessi e manovre dei grandi gruppi editoriali non possono stravolgere le regole del mercato e del servizio pubblico radiotelevisivo basate sulla trasparenza e la correttezza. Una competizione di questa rilevanza, il cui esito fosse già deciso in partenza suonerebbe come una intollerabile presa in giro per i diretti interessati e per i consumatori (telespettatori e lettori).
Questo il link del comunicato: http://www.federconsumatori.it/default.asp
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“Cominciarono , nell’inverno e nella primavera del 1944, a radunarsi amici, giornalisti, scrittori, artisti, letterati, gente di ogni partito unita nella partecipazione di un tema doloroso nel presente e incerto nel futuro.”
Maria Bellonci

Quello era lo spirito delle riunioni letterarie ed artistiche di quegli amici, uno spirito di ricostruzione della cultura dopo la Seconda Guerra Mondiale, uno spirito culturale che ormai si è perso negli anni per lasciare spazio ad ambizioni sfrenate, appoggi vari, tutto fatto per far risaltare il libro in questione per fini commerciali, non a favore della cultura.


Scritto per iltempolastoria.it

http://www.iltempolastoria.it/rubriche/libri-in-viaggio/colpo-di-strega/

ROME FROM “DOLCE VITA” TO “THE GREAT BEAUTY”



«Mail art
 (also known as Postal art and Correspondence art) is a populist artistic movement centered around sending small scale works through the postal service. It initially developed out of the Fluxus movement in the 1950s and 60s, though it has since developed into a global movement that continues to the present. The American artist Ray Johnson is considered to be the first mail artist, and the New York Correspondence School that he developed is considered the first self-conscious network of mail artists». (WikipediA. The Free Encyclopedia)
«Yet “La Dolce Vita” and “The Great Beauty” are twins, after a fashion: fraternal twins rather than identical, different sequencings of the same DNA. Both movies explore modern malaise, the emptiness of “the sweet life,” by whirling their cameras around a decadent Eternal City. And yet each film comes to a separate conclusion. If “La Dolce Vita” is about a youngish man losing his soul, “The Great Beauty” is about an oldish man, against steep odds, reclaiming his». (The Boston Globe)
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ROME FROM “DOLCE VITA” TO “THE GREAT BEAUTY”
Invitation to participation in mail-art project
Subject: ROME FROM “DOLCE VITA” TO “THE GREAT BEAUTY”
PARTECIPATION: FREE. Everyone is welcome to take part in the project.
THE ARTIST IS NOT REQUIRED TO PAY
Technique: free: (photography, painting, drawing, etching, collage, mail art boxes, artistamps, rubber stamps, mixed techniques, etc.) No organic materials, such and food, plants, etc.
Type: original art, no photocopies
SIZE : UNI A4 Size (cm 29,7 x 21,1)
Postcards will not be returned. No fee, No sale, No return. They will become part of the “IL TEMPO LA STORIA” collection at the ARTEA CREATIVITY LAB, ROME.
Place the envelope in your personal data, the title of your work, contact information, and possibly a brief biography and some artistic references.
Deadline: June 30, 2014.
The exhibition opening will be July 21, 2014.
The works will be preserved as a heritage in ROME – ISOLA TIBERINA and later will be exhibited in art galleries, museums and elsewhere will be required to spread this kind of art form and to promote the artists.
Please send your works to:
IL TEMPO LA STORIA – Via Prenestina 178 – 00176 ROME – ITALY
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NOTE: The only requirement is the text FROM DOLCE VITA TO THE GREAT BEAUTY, must be seen somewhere on the postcard. (ANY LANGUAGE.) All postcards will be exhibited in the ARTEA CREATIVY LAB, ROME.
“FROM DOLCE VITA TO THE GREAT BEAUTY” is a collaborative project conceived by ROMA CAPITALE, IL TEMPO LA STORIAARTEA CREATIVY LAB. The Exhibition is curated by UGO FERRERO.
For more information please contact: iltempolastoria@email.it
Please spread the word across the planet. Thank you…
 Artists & Participants
Silvano Pertone (Genova), Sheri Rice (San Anselmo, Ca, Usa), Charles Papillo (San Francisco, Ca, Usa), Tiziana Baracchi (Venezia Mestre), Eugenio Rattà (Roma),Giovanni e Renata Strada da (Ravenna), Bruno Chiarone (Savona), Emilio Morandi(Bergamo), Jaromir Svozilik (Oslo, Norway), Cinzia Mastropaolo (Rocca di Mezzo, L’Aquila), Roberto Scala (Massa Lubrense, Napoli), Katerina Nikoltsou (Thessaloniki, Greece), Anniballi Gabriele (Torino)…. And more…..

mercoledì 25 giugno 2014

Riapre lo Stadio di Domiziano con “Border Line Classic Contemporary”

Due artisti apparentemente diversi ma profondamente legati dalla stessa ispirazione verso la “Classicità” declinata con originalità e forza creativa. Ecco il biglietto da visita di “Border Line Classic Contemporary”, la mostra di Ugo Ferrero e Alberto Parres.
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Due i trittici che il primo metterà a disposizione del grande pubblico: “Ciò che non sapremo mai di noi stessi” e “Saggezza, Forza e Bellezza”. Evocative le opere del secondo: “frammenti architettonici che sembrano versare lacrime di marmo”.
Ugo Ferrero è un artista romano che ha iniziato da giovanissimo a scrivere liriche (Cfr. Mizar e Testacoda) per poi continuare nella strada dell’espressività e della CreAzione con sculture, dipinti e riusciti esperimenti visivi come “Quinto elemento”, il progetto realizzato insieme al fotografo Marcello Di Donato. Il primo dei suo trittici che saranno esposti nella suggestiva location del CORTILE DEL VIGNOLA il prossimo 2 luglio è patrimonio del Museo d’Arte Moderna e Contemporanea delle Orestiadi, Gibellina.
Alberto Parres anch’esso vive e lavora a Roma, ma è nato a Tangeri. Ha frequentato l’Accademia di Belle Arti a Parigi e Siviglia, diplomandosi poi in quella di Roma nel 1980. Ha al suo attivo numerose esposizioni: la prima, nel 1985, “Sputnik Story”. Le ultime, dello scorso anno, “Il suono del re” e “Petrolio”.
Le opere dei due artisti tracceranno nel “Cortile del Vignola” connesso all’area archeologica dello Stadio Domiziano di Piazza Navonafinalmente riaperto al pubblico un cerchio, figura geometrica tanto cara al Vignola: “un invito all’Uomo a rimanere al centro degli equilibri di questo mutante universo”. Un cerchio nel quale ci si potrà “perdere” o “ritrovare” dalle 17 del 2 luglio, entrando da Piazza Navona 45.
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L’evento, organizzato da sphaerica srl sarà inoltre un’occasione per una degustazione d’eccellenza dei prodotti di Campagna Amica realizzando un connubio elegante fra bellezza e bontà.
La mostra è curata da Giuseppe Ussani d’Escobar













Pubblicato su iltempolastoria.it
http://www.iltempolastoria.it/senza-categoria/riapre-lo-stadio-di-domiziano-con-border-line-classic-contemporary/




Quando la tela non basta...

E quando la tela non basta, pitturi anche le magliette!



domenica 22 giugno 2014

Questa è la gente!



Sai qual è il problema amico mio? La gente!
Questo è il vero, solo problema, tutto si genera dalla gente, per colpa della gente.
Il mio pensiero trae spunto da l'ennesima rottura organizzata da delle persone che vogliono attirare clienti, spalleggiati dal primo cittadino che niente ha fatto e niente continua a fare se non favori a chi sa lui.
Per questo motivo altre persone devono sopportare un camion che deve scaricare materiale per montare uno stand e che arriva alle 15:40.
Deve sopportare i due operai che scaricano buttando il materiale a terra con la grazia di mille ippopotami che scappano spaventati.
Deve sopportare i vari vocii che superano la normale tollerabilità.
Parole dette in un dialetto sgraziato!Ma perché parlare in italiano?!?E' chieder troppo!
Dopo il montaggio spuntano varie domande sull'utilità di quel coso e molti curiosi chiedono ad un commerciante che ha già aperto la sua attività cosa succede.
Questo si diletta in risposte e battute degne del peggior comico, sempre usando quella lingua più difficile dell'aramaico antico e provocando risate sguaiate di tipe che non son convinta abbiano capito cos'ha detto quell'uomo.
Il problema è la gente che urla e non si rende conto (o si?!?) di dar fastidio a molti altri (sempre la minoranza però).
Queste persone che formano la gente pensano di esser soli sulla faccia della terra (questa gente compone la fatidica maggior parte), non pensano agli altri che sono educati e prima di pensare a loro stessi, pensano anche agli altri.
La gente è egoista.
Tecnicamente l'uomo dev'essere un po' egoista perché per star bene con gli altri, deve star bene con se stesso e per star bene con se stesso deve pensare a lui.
Ma la gente non sta bene con se stessa e non capisce neanche questo comportamento che giudica inutile! La gente deve apparire in tutto e per tutto.
Non solo attraverso i vestiti, le scarpe, le borse, il parrucchiere e altre frivolezze, deve apparire in tutto ciò che si vede proprio perché dev'esser visto.
Per la gente se appari sei!
Anche la maggior parte delle risate sono usate per far vedere!
La gente ride forte perché deve far sentire che sta ridendo. Ma si diverte davvero? NO!
Si deve sottolineare il finto benessere o la condizione finta che porta il benessere.
"Tutto bene", "Tutto a posto", ma in verità la gente non sta bene dentro, anzi quella gente è più disperata del clochard che dorme sulla soglia del supermercato!
Questa è la gente.
Una moltitudine, una massa, la maggior parte di persone che ostenta perché deve nascondete ciò che davvero non ha.
Ha i soldi, ha le apparenze, ma manca tutto il resto.
Non è felice, non sta bene con se stessa e con gli altri conseguentemente!
E se non hai questo, non hai nulla!
Eh cara gente, purtroppo, tutto ciò non si compra con quei soldi che alla fine compreranno vestiti, borse, scarpe, consensi, ma non l'educazione, non il rispetto, non la felicità, non l'intelligenza!
Come ci si sente ad esser ricchi fuori, ma poveri dentro?



IL GUARDIANO DEI DEMONI


Cosa può causare la non riuscita di un libro?
Be' la trama troppo scontata o piena di incongruenze, il troppo entusiasmo dell'autore che ha dimenticato passi importanti, la troppa pubblicità della casa editrice attraverso convinzioni fantascientifiche che non reggono per un Fantasy...Come quelle fatte dalla casa editrice Newton Compton nei riguardi del libro di Peter V. Brett.

“Dopo Il Signore degli anelli, una nuova strepitosa saga fantasy destinata a diventare un cult”

Ecco, io solo per questa dichiarazione citerei per danni la casa editrice.
Nessuno è paragonabile al re del Fantasy John Ronald Reuel Tolkien, nessuno!!!
Ora, sottolineato questo, è chiaro che, grazie a queste parole assolutamente prive di senso, il libro potrebbe non essere calcolato.
E molti lettori del Fantasy non lo calcolano!
In questo caso, io dico loro che accantonerebbero un autore che merita, davvero. E' bravo a creare la suspense e ce n'è tanta in questo libro, e bravo a collegare tre vite all'apparenza diverse e provenienti da tre borghi distanti, che si incontreranno, ma per leggerlo serve tanta pazienza. 
Ancora una volta, a causa della casa editrice! Ma che editor scegliete?!?Sanno almeno correggere i testi?Perché non so quanti errori si incontrano fino alla fine che rallentano la lettura!
Ma anche se ho incontrato queste difficoltà, sono andata avanti e ho ultimato il primo libro.
Brett crea una classica storia di demoni dalla quale scaturisce una morbosa curiosità che porterà a seguire i personaggi fino all'epilogo.



Tre ragazzi provenienti da tre borghi diversi, le città libere sembrano essere un sogno. Poi Angiers e Miln diventano una realtà.
Le città libere!
Tre vite segnate dai coreling, i demoni che infestano il loro mondo, nutrendosi di umani.
Demoni del fuoco, demoni della roccia, demoni del vento, demoni dell'acqua, demoni degli alberi, demoni della sabbia.
Tre mestieri differenti per i tre protagonisti: Messaggero, Saltimbanco, Erborista! Il Saltimbanco Rojer ha visto la morte in faccia da piccolo ed è stato salvato da sua madre che l'ha lasciato nelle mani di colui che poi è diventato suo maestro. Ha riportato una menomazione alla mano che segnerà per sempre i suoi ricordi. L'Erborista Leesha scappava da una vita difficile, da una madre che voleva mantenesse la promessa con un ragazzo che l'aveva svergognata a parole, per vantarsi davanti al borgo, una madre che l'aveva ferita per costringerla a seguire il suo volere, e scappò tra le braccia della sua maestra rischiando di essere uccisa dai coreling. Il Messaggero Arlen odiava esser rinchiuso, amava la sua libertà, odiava la codardia di suo padre, ricordando ciò che successe all'amata madre e decise di combattere i coreling. Dopo un apprendistato come protettore, decise di seguire il suo sogno, diventare messaggero. Per questo perse l'amore. In uno dei suoi viaggi si imbatté nelle rovine del Sole di Anoch e trovò una lancia fatta di un metallo sconosciuto, dov'erano incise molte rune antiche. Questa lancia era in grado di uccidere i coreling. Si rifocillò a Krasia, ma poté constatare di non essere il benvenuto, anzi volevano eliminarlo cercando di sconfiggerlo circondandolo con dei guerrieri che vennero sconfitti e dandolo in pasto ad un coreling che riuscì ad uccidere. Lo lasciarono nel deserto credendo fosse morto ed invece riuscì a salvarsi tornò alle rovine e copiò moltissime rune che incise sul suo corpo aggiungendo alle già molte ferite, delle altre che solcavano il suo corpo. Dopo il ritorno da Krasia e dal deserto, si sparse la voce di un Liberatore che sconfiggeva i coreling...l'Uomo delle rune. Un giorno la sua strada incrociò quella del Saltimbanco e dell'Erborista.
Intanto da Krasia dei guerrieri con a capo Ahmann asu Hoshkamin am'Jardir, chiamato Shar'Dama Ka il Liberatore,con in mano la lancia strappata dalle mani di Arlen, stavano avanzando. 
I tre ragazzi si ritrovarono a combattere contro i demoni, ad addestrare e a soccorrere gli abitanti della Caverna del Tagliatore , ma per sapere come va a finire, vi consiglio di leggere questo libro.
Parole perse a parte, non ve ne pentirete!



P.s. Piccolo problema il seguito non è stato pubblicato in Italia, strano ma vero!
Esiste in lingua spagnola, inglese, francese, ma purtroppo non italiana, evidentemente la Newton ha voluto evitare altri errori di traduzione!






venerdì 20 giugno 2014

New Painting


Caos, tecnica mista





Quando l'opinione diventa reato #IOSTOCONERRI

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“Anche quando la vita sembra una lotta contro i mulini a vento, eroe è colui che non si arrende, che ogni volta si rimette in piedi e prosegue il suo viaggio, incurante degli ostacoli, incurante della sconfitta. Invincibili sono tutti coloro che hanno ereditato l’ostinazione di don Chisciotte. Invincibili sono, per esempio, i migranti, uomini e donne che attraversano il mondo a piedi per raggiungerci e non si fanno fermare da nessun campo di prigionia, da nessuna espulsione, da nessuna legge, da nessun annegamento, perché li muove la disperazione e vanno a piedi.”
( Erri De Luca )
Lo scorso 5 giugno Erri De Luca si è recato in tribunale a Torino, per rispondere al reato di istigazione a delinquere solo per aver manifestato il suo disaccordo nei confronti di un’opera inutile che sta massacrando la naturale bellezza della Val di Susa e per aver appoggiato il gruppo che si oppone ad essa: il Movimento No Tav.
Mi risulta che in Italia ci sia libertà d’opinione, sancito dall’Art.21 della Costituzione (atto normativo fondamentale), ma questo articolo ultimamente non viene preso ad esame.
Hanno detto che Erri De Luca ha usato il verbo sabotare e subito dopo son accaduti incidenti (che invece son capitati prima e se vogliamo badare al capello, non si son mai fermati anche se i media non puntano i riflettori su questo caso, se non quando vogliono o quando devono distrarre da altro), ma ad essi io rispondo che il verbo in questione ha più di un significato e non denota terrorismo.
Precisamente quel verbo oltre al significato di distruggere, rovinare, esprime anche un’azione politica o sindacale atta a bloccare, impedire, ostacolare, disturbare.
Ora se non si conoscono le leggi (ed è un male perché la legge non ammette ignoranza o, come viene riportato nei manuali di istituzioni di diritto privato, “Ignorantia legis non excusat”), almeno si dovrebbe conoscere l’italiano.
Lo scrittore e poeta italiano Erri De Luca, conosce bene la lingua madre, per questo era sicuro che le sue parole non avrebbero arrecato malintesi di alcun tipo.
Ma non è stato così, perché quando in certe opere, girano affari per milioni di euro, quando ci sono in ballo interessi milionari, chiunque dica qualcosa (qualsiasi cosa) che possa trasformarsi in ostacolo, viene zittito attraverso azioni di giustizia inventate.
Ho posto qualche domanda ad Erri De Luca che gentilmente ha risposto (di nuovo, visto che lo intervistai già a suo tempo).

“Mi processeranno a gennaio, mi metteranno sul banco degli imputati e ci saprò stare. Vogliono censurare penalmente la libertà di parola. Processarne uno per intimidirne cento”
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Cosa significa per lei “sabotare”? Perché molte persone la accusano di supportare la distruzione, quando invece il verbo sabotare non necessariamente presuppone un atto terroristico e significa anche intralciare, disturbare.
«Mi accusano per il verbo “sabotare”, che per il Pubblico Ministero si riferisce a danneggiamento materiale. La lingua italiana usa il verbo sabotare anche per chi si rifiuta di obbedire a un ordine e perciò commette sabotaggio di un comando. Uno sciopero sabota un servizio o una produzione. Un ostruzionismo parlamentare sabota un disegno di legge. Ma anche se il verbo sabotare fosse solo danneggiare, rientrerebbe lo stesso del mio diritto di parola, criticabile ovunque, ma non censurabile in un’aula di tribunale».
Secondo lei vogliono a tutti i costi processarla perché lei potrebbe smuovere le masse e far aprire loro gli occhi davanti al disastro della Val di Susa?
«Smuovere masse? Sono un capo di qualche partito, organizzazione, movimento? La Valle di Susa e’ militarizzata per costringerla a subire un’opera di sicuro disastro ambientale. Vogliono militarizzare pure la parola di contrasto.»
“E’ un onore per uno scrittore essere imputato di reato di opinione” [Erri De Luca]
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Lei, giustamente, ha detto che “censurano la libertà di parola” che è tutelata dall’art. 21 della Costituzione. Come possono contravvenire ad un articolo della più alta forma legislativa che esiste in Italia? Nessuno se ne accorge?
«Contano sul fatto che io sia una persona isolata e isolabile. Le dimostrazioni di sostegno e di affetto che sono piovute a scroscio in questi giorni dimostrano il contrario.»
Ed infatti per lo scrittore si son mobilitati in molti sia in Italia che all’estero. In Italia al grido Io sto con Erri, che rimbalzava da Facebook a Twitter a Google+, racchiuso nell’hashtag #IOSTOCONERRI, si son impegnate moltissime persone, le quali hanno organizzato iniziative a sostegno dello scrittore in tutta Italia.

Se credevano che Erri De Luca potesse rimanere isolato, si sbagliavano di grosso!

Appuntamenti son stati organizzati a Roma, Velletri, Montecelio (Rm), Maccarese (Rm), Cassino (Fr), Formia (Lt), Rieti, Ancona, Catanzaro, Piacenza, Bergamo, Cremona, Castiglione delle Stiviere (Mn), Brescia, Bologna, Faenza (Ravenna), Nonantola (Mo), Cesena, Poggio Torriana (Rn), Napoli, Boscoreale (Na), Piano di Sorrento, Pompei, Avellino, Benevento, Aversa (Ce), Salerno, Pontecagnano (Sa), Piscinola (Na), Termoli, Matera, Potenza, Rionero in Vulture (Pz), Taranto, Bari, Bitonto (Ba), Grumo Appula (Ba), Palo del Colle (Ba), Locorotondo (Ba), Altamura (Ba), Barletta (Ba), Isole Tremiti, Foggia, Reggio Calabria, Crotone, Diamante (Cs), Catanzaro, Catania, Palermo, Sant’Agata di Militello (Me), Cagliari, Alghero, Genova, Savona, Pistoia, Aosta, Torino, Cuneo, Milano, Como, Venezia e Trieste. Al di fuori dell’Italia si son mobilitati in Francia a Lione, in Inghilterra a Londra e in Germania nella libreria italiana di Berlino.
Come hanno potuto vedere le autorità, lo scrittore non è stato lasciato solo, sia perché il “reato” è pretestuoso, sia perché moltissime persone difendono la natura e non gli interessi economici legati a opere di cemento atte a distruggerla.
Quanto conta la natura, il più bel regalo che qualcuno poteva farci, quando ci sono di mezzo gli interessi?
«La natura e’ per me una parola sacra, noi specie umana non possiamo pronunciarla. Preferisco parlare di suolo,aria, acqua, salute pubblica: contano niente nella progettazione e realizzazione di grandi opere sul nostro territorio precario quanto pregiato.»
Un uomo che ha vissuto in mezzo alla natura e ne ha carpito le bellezze può non difendere la stessa?
Un uomo che ha camminato a piedi nudi per godere appieno delle meravigliose sensazioni che il contatto con la terra ti dà, ora viene accusato di essere un terrorista?
EMERGENCY, ITALIA 'IMBARBARITA', NUOVA RIVISTA PER REAGIRE
Così recita l’articolo 21 della Costituzione:
Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.
Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria [cfr. art.111 c.1] nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.
In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.
La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.
Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.
Ma le pubblicazioni a mezzo stampa oppure gli spettacoli contrari al buon costume (come recita l’ultimo comma dell’articolo) non sono presi in considerazione da questi alacri giudici che non perdono tempo ad accusare uno scrittore che dice la sua opinione? 
Di solito l’articolista dev’essere neutrale, lo so, ma in questo caso si abusa, e da tempo, dell’articolo 21 e parlo in quanto cittadina italiana quando dico che l’articolo della Costituzione dev’essere rispettato e non può essere applicata nessuna censura o nessuna pena qualora una persona esprima un proprio pensiero.
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“Non chiederò il rito abbreviato perché preferisco un processo aperto con udienze pubbliche. Non so quanti anni di carcere sto rischiando, non mi occupo di queste cose, ma non voglio sconti di pena. E se dovessero condannarmi, ho concordato con il mio avvocato che non ricorreremo in appello. Se dovrò andare in galera, allora ci andrò.”



Intervista fatta per iltempolastoria.it

http://www.iltempolastoria.it/interviste/quando-lopinione-diventa-reato-iostoconerri/

FLASHMOB LETTERARIO

Domani, 21 giugno il secondo Flashmob Letterario organizzato da Caffeina!





giovedì 19 giugno 2014

Astrattismo dell’anima. 10 domande a Marianna Di Felice

Guardare, osservare, sognare e realizzare. E’ questa l’essenza più profonda della creatività che abbiamo così a cuore in questo nostro progetto culturale che abbiamo chiamato Il Tempo La Storia. Oggi ne parliamo insieme a Marianna Di Felice che ha fatto proprio di ciò la sua filosofia di vita, raccogliendo la sfida più ambiziosa che si possa oggi accettare: guardarsi dentro senza paura di scoprire cosa trovare in se stessi. 10 domande che partono dalla sua pagina personale e ci portano nelle profondità della sua anima che muove la sua mano nella creazione di opere mai scontate e tutte da scoprire.
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Astrattismo dell’anima. Come mai hai scelto questo nome per la tua pagina?
Ho scelto questo nome perché la mia anima è astratta, nel senso che non è ordinaria. Sento davvero l’astrattismo dentro di me. Rifiuto la realtà ordinaria. In certi casi gli astratti realizzati sono il risultato dell’esperienza empatica che sento dentro che assorbo come una spugna e poi rifletto sulla tela aggiungendo ad essa il mio stato d’animo del momento.
Quando dipingi di solito? In che momento della giornata? Ci sono delle “stagioni” o dei “periodi” dell’anno in cui ti rivolgi alla pittura in modo più sistematico?
Di solito mi piace dipingere il pomeriggio, perché posso dedicarmi alla mia tela con calma, senza fretta, visto che la mattina è troppo corta. Ho bisogno di stare anche un’ora ad osservare la tela, a girarle intorno. Magari dopo tutto questo tempo la lascio perdere e riprendo il lavoro il giorno dopo… E’ capitato. Preferisco indubbiamente l’inverno e l’autunno, mi ispirano di più. Sono dei periodi più tristi e, quindi, più fecondi. Anche se uso dei colori vivi, non significa che sono sorridente. Ho dipinto anche in primavera ed in estate, ma queste due stagioni proprio non mi entrano dentro, le vedo più frivole.
582816_10200657480704832_230379523_nLa tua quindi possiamo definirla come una pittura “introspettiva” oltre che astratta?
Sì. Perché sono io in quei quadri. Magari non integralmente ma sono pezzi di me, della mia anima. In quelle tele c’è tutto quello che ho dentro: giochi psicologici, emozioni che si agitano. A volte posso scoprire quali sono i miei turbamenti grazie al risultato finale.
Quali sono le tecniche che usi di più ed i materiali che utilizzi per le tue opere?
Uso sempre le tele, anche se ho provato la pittura sul cartoncino, anzi su più cartoncini tagliati ed incollati tanto da raggiungere una forma strana, non usuale. Ho provato anche a dipingere sul compensato. Uso colori acrilici, smalti, colori per vetro e, soprattutto, vernice. Ho usato una volta i colori ad olio: sono davvero brillanti – almeno quelli che ho usato io – ma il tempo di asciugatura mi innervosisce. I colori acrilici si asciugano subito, mentre quelli ad olio hanno tempi lunghi. Inoltre ho comprato il cavalletto per dipingere in modo più comodo, ma non c’è nulla da fare….. Come Pollock, metto il quadro a terra e lo affogo col colore (naturalmente il pavimento è coperto da molti teli, anche se alla fine il colore è passato). Non uso altri strumenti, o meglio, invento gli strumenti. Non li compro, per avere un effetto che desidero, magari uso lo scottex, non gli strumenti adatti, per così dire.
Ricorri solo alla pittura per tirare fuori le tue emozioni o ti rivolgi anche ad altre forme artistiche come la scrittura o la fotografia?
Fin da piccola scrivevo poesie e quando non lo facevo era perché le parole volevano che io, proprio io, le disegnassi. Anche oggi mi comporto allo stesso modo. Catturo con lo sguardo forme e colori e le fotografo, oppure un mio pensiero diventa un astratto sulla tela, sempre se non lo sfogo scrivendo una poesia. Può capitare che la sola poesia non basti ed allora devo liberare l’emozione del momento sulla tela.
Spesso la “maschera” ricorre nelle tue opere. Come mai? Questo tipo di “epifania” ha un significato preciso?
La maschera delle mie tele ha un senso di oscuro, magari di paura… Delle mie paure che rimangono sulla tela. In questo modo mi sembra quasi di esorcizzarle. In alcune tele si intravedono dei visi non definiti,come fossero maschere. Tutto ciò rappresenta una sorta di prigionia, di voglia di libertà dalle paure, dalle coercizioni, dai dogmi.
551449_10200657490305072_9840379_nNonostante l’uso intenso di colore nelle tue opere si può rinvenire talvolta un influsso gotico?
Sì. Il “gotico” c’è, non solo nel quadro nero, macabro, perché oscuro all’ennesima potenza. Ma anche nel quadro a colori, come dici tu. Il “gotico” fa come parte di me, dal romanzo all’architettura. Per me il “gotico” è l’espressione dell’anima oscura, di quella parte che non ha paura di far vedere cosa davvero c’è dentro, quella parte sfrontata, la parte vera, secondo me.
Pensi che potremmo sostenere la tesi secondo la quale oggi molti artisti non riescono a dire nulla di profondo perché non sanno riconoscere proprio il gotico che c’è in loro e in noi? E che volenti o meno tutti noi portiamo dentro… Nella parte magari più profonda del nostro io?
Molti artisti sono solo superficie, non scavano dentro di loro. Oppure nascondono quello che in realtà sono, solo ed esclusivamente per apparire e basta. Ma questa non è arte. L’arte la devi sentire, deve entrare in te, deve percorrere tutto il tuo corpo, fino a farlo vibrare e poi uscire nell’espressione scelta. E’ inutile nascondere un lato oscuro che tutti abbiamo. Quel lato è pregno di sensazioni negative, ma che riescono a far vivere l’anima. Non dico che fanno bene, la maggior parte delle volte sono dolorose, ma da ciò riesci a sentire davvero quello che sei ed a rappresentarlo com’è davvero. Il lato oscuro è gotico, è amore, è paura, è odio, è il risultato di emozioni forti e molte volte nascoste.
Cosa provi nell’osservare le tue opere dopo la loro realizzazione?
Dipende. A volte mi sento talmente soddisfatta che riuscirei a volare e sorrido per il lavoro realizzato. Altre volte invece, cerco di correggere quando ancora il colore è fresco combinando i colori che già ci sono con gli altri che inserisco. Quindi esce fuori il contrario di quello che pensavo, ma che può soddisfarmi, oppure può farmi innervosire. E allora ricoloro la tela di nero ed inizio qualcosa di nuovo, stando attenta a ciò che sento davvero.
Hai – oltre a questo della pagina – altri progetti in corso? Mostre, foto o libri?
Vorrei aprire una pagina con le mie foto, ne ho tantissime, perché adoro farle. Catturare immagini di tramonti particolari e colori non ordinari, catturare ogni forma della natura o un panorama con la fotocamera, per me significa rispecchiarmi nell’immagine stessa. La foto scattata è l’essenza del mio essere. Osservo a lungo e quando qualcosa accende la mia attenzione è subito nel mio obiettivo. Mentre guardo i risultati, si agitano in me varie sensazioni… In quel caso capisco quali sono le foto più significative. A volte allego dei pensieri o delle poesie a queste foto, cosa che farò anche nella pagina che sto per aprire. Spero vivamente di poter organizzare una Mostra, nel frattempo metto in vista i miei quadri, e prossimamente anche le mie foto, in una pagina del social network più seguito. E spero di finire il prima possibile un mio progetto di scrittura. Un libro che mi sta impegnando da tempo, un romanzo. Così riesco a dar sfogo a tutte le mie passioni.
Intervista a cura di Roberto Bonuglia

iltempolastoria.it

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