giovedì 26 dicembre 2013

A.A.A. Originalità cercasi



Il monastero perduto del santo graal
Il Vangelo del santo graal
Il graal custodito dai templari
I 13 doni del Graal
I misteri di Glastonbury
Sul cammino del santo graal
Codice graal
Gra(d)al. Il segreto della Torre
Il grande libro del graal
Il santo graal
Maria Maddalena e il santo graal
Il santo graal di nuovo
I mille volti del graal
La via del Sacro graal
I Templari e il graal
I doni del graal
Il codice segreto del graal
Sulle tracce del graal
La chiesa e il graal
La linea di sangue del Santo graal
Il mistero del graal
Chi è il graal
Il santo graal di Baigent, Lincoln e Leigh
La maledizione del Graal
Sulle tracce del Santo graal……

Questi sono alcuni dei titoli di libri che si possono trovare su vari siti internet per essere acquistati.
Naturalmente ci sono molti libri che non riportano nel titolo la parola Graal, ma che parlano dello stesso, citando Rennes-le-chateau, i Templari, la Maria Maddalena, croci varie e altro.
Ora, visti tutti questi titoli, triti e ritriti, cambiati con mille sinonimi, anche se il contenuto rimane sempre lo stesso, cosa si scrive a fare l’ennesimo libro sul Graal?!?Spacciandolo magari per romanzo storico.
E dovrebbe risultare anche originale?
Cosa prometterà la fascetta che ormai tutti adottano? Misteri svelati?!? La storia che nessuno vi ha raccontato?
Il problema è che già se si parla del Graal, si sta trattando un argomento vecchio di millenni, e non si è affatto originali in questo, figuriamoci poi romanzato, con vari misteri, inseguimenti, una meta che rivelerà…cosa?!?
Quando ho iniziato a scrivere questo articolo non avevo ancora finito di leggere il libro in questione. Ma ho recuperato e sono arrivata, alla fine.
La mia faccia un misto tra l’inorridito e lo stupito, parlava da sola.
Peccato che in questo impiccio, si sia messa la casa editrice Nord, attraverso lo scrittore Glenn Cooper. Reputavo la Nord una casa editrice seria, e invece!
Il caro scrittore ha già inciampato nel flop (anche se i libri son stati venduti) della trilogia. Dopo il suo primo libro, La biblioteca dei morti, (davvero meritevole, e credevo fosse unico), l’autore ha voluto scrivere il seguito, Il libro delle anime (e che è un libro?Meglio che si risparmiava la figuraccia!)! Mi chiedo perché gli umani a volte debbano incorrere in simili torture.
Purtroppo mi son resa conto, tra lo sbigottito e il turbato, che il libro sopra citato era il seguito del primo!Ora, anziché finirla lì, cosa decidono (autore ed editore)?Di scrivere e pubblicare il terzo!
Pareva riprendersi dopo l’annegamento del secondo, ma il salvagente era bucato!
Penoso e scontato.
Forse doveva concentrarsi di più, perché dalla seconda metà in poi (ma anche un po’ prima), la storia viene uccisa con più coltellate.
La mappa del destino (niente male, ma niente di che) e L’ultimo giorno (mah!), potrebbero essere delle letture consigliate per passare le vacanze estive.
Ma Il marchio del diavolo, lì doveva cadere per avvicinarsi a……Dan Brown!!!
Mentre leggevo, ricordavo che avevo già letto una storia simile, ma era impossibile, fino a quando non mi son ricordata di Angeli e Demoni.
Sembrava di avere dei doppioni di figurine e ci son rimasta male! Vaticano, conclave, attentato…eddaiiiiii!
Esiste più una fantasia indipendente?O meglio , esiste ancora la fantasia, quella vera?
Anche se, per rendere originale (eh?!?) questo romanzo, l’autore inserisce, tra papi, suore, cardinali, archeologi, scavi, ecc… un po’ di Grimm series!
Proprio così, infatti tra gli umani ci sono i Lemuri (come quelli di Madagascar il film cartone, ma umanoidi)!
Va be’ meglio non sparare sulla croce rossa!
In commercio da ottobre ci sono altri alberi morti, per vendere carta inutile.
E, dopo essere arrivata al capitolo numero 38, quindi alla fine de Il calice della vita, posso dire che la morte degli alberi è stata inutile.
Ancora non comprendo dove è nascosta l’originalità della storia. Se consiste nel descrivere il Graal in modo diverso dalle innumerevoli storie su di esso, allora rispondo: “Sicuramente non riprende altre storie già sentite, altrimenti si tratterebbe di plagio”.
Non è stato l’unico a far partire la storia da Re Artù!


E’ stato originale ricollegare le dissertazioni fisico-scientifiche nelle quali si è perso verso la fine a dissertazioni già lette in Angeli e demoni. Di nuovo? Dev’essere legatissimo a Dan Brown, incredibile!Non avrei dovuto leggere La libreria del buon romanzo, perché quel libro parla della libreria dei veri lettori!
Non parla di chi legge per moda, o legge pseudo libri che trattano argomenti che ormai conoscono anche i sassi, o assurdi o inventati che sono inseriti nella narrativa o nei romanzi storici.
Nel periodo in cui son calate le vendite di libri, e l’ignoranza sta prendendo piede, servirebbe una libreria che non venda libri commerciali che contengono un’infinità di errori e che non aumentano neanche dello 0,0001% la conoscenza di chi legge.
Servirebbe una libreria dove si vendono solo libri degni di esser definiti tali, ma, forse, sarebbe osteggiata, come nel romanzo di Laurence Cossé (è una scrittrice francese, delucidazione per chi si confonde con un nome maschile) dalle grandi catene e dalle case editrici che pensano solo alla commercializzazione della carta stampata e si agitano se non vedono i propri autori, che vendono milioni di copie, sugli scaffali di una libreria.
Essere esclusi perché non considerati libri, ma carta straccia è un duro colpo all’orgoglio della casa editrice, dell’editore e dell’autore.
La verità fa male ed è vero!!!
Pensate che certe case editrici (ma non so quale siano anche se ho i miei sospetti), pagano chi scrive recensioni (non tutti naturalmente, molti hanno una dignità e la conservano) per scrivere giudizi impeccabili sui loro libri.
Credo che in queste persone (sia chi scrive la recensione che chi propone loro di scriverla) non ci sia un minimo amor proprio, un minimo orgoglio, un minimo di dignità!
Le critiche sono costruttive, sia positive che negative.
Tutti vogliono sentire solo cose belle, ma non è possibile, in certi libri soprattutto dal titolo non è possibile.
Non è polemica la mia, ma sfogo, perché non possono andare avanti personaggi che senza raccomandazione o benedizione non sarebbero riusciti neanche a scrivere su un giornale di paese (parlo di molti pseudo autori)!
In un’epoca dove contano di più le vendite che la qualità, sicuramente non si guadagna in cultura!
Il recente cambio di copertina del libro di Brown e il conseguente ribasso del prezzo, mi fa sperare che molte persone si son stufate di leggere idiozie e di pagarle a caro prezzo!

 Il calice si è spezzato a causa del troppo uso!!!



Articolo scritto per iltempolastoria.it
http://www.iltempolastoria.it/rubriche/libri-in-viaggio/a-a-a-originalita-cercasi/

Crisi della cultura, crisi del libro: tre Stati, tre soluzioni diverse



Tre realtà diverse, un problema comune: aiutare le librerie indipendenti e incrementare la
lettura.
Amazon, colossi della distribuzione, pochi lettori, il risultato è la chiusura delle librerie indipendenti.
Lo stesso destino accomuna tre diversi Stati: l’Italia, la Francia e il Canada.
In Italia i grandi distributori (sia i grandi colossi dell’editoria che i supermercati che vendono libri) soffocano le librerie indipendenti, per quello che riescono ancora a vendere, visto che il numero dei lettori si è abbassato drasticamente (e forse non è mai salito alle stelle).
Per non parlare di internet e della vendita degli ebook.
Questo crea non pochi problemi anche agli editori indipendenti.
Ultimamente si sta creando una “risveglio” culturale, talmente blando da metterlo ancora tra virgolette.



In Francia si son riunite 64 librerie indipendenti e hanno creato un sito internet, parislibrairies.fr per contrastare gli acquisti su Amazon, ma i librai hanno deciso di mantenere il contatto umano, facendo ritirare il libro al lettore direttamente in libreria.
Troppi librai si sentono dire “Non avete questo libro? Lo ordinerò su Amazon”, tanto da correre ai ripari e d’accordo con loro si trova il ministro alla cultura Aurelie Filippetti che al Salone del libro di Bruxelles, ha dichiarato “Oggi ne hanno tutti abbastanza di Amazon (tranne quelli che ancora comprano sul suo sito internet, mi viene da aggiungere). Ricorrendo a pratiche di dumping, (il termine indica una vendita di un bene o di un servizio su un mercato estero, mercato di importazione, a un prezzo inferiore rispetto a quello di vendita (o addirittura al prezzo di produzione) dello stesso prodotto sul mercato di origine, mercato di esportazione.) Amazon taglia i prezzi per poter essere competitivo sul mercato e poi li fa risalire una volta stabiliti il suo quasi-monopolio.”
In Francia la situazione delle vere librerie, dove puoi permetterti di porre una domanda al commesso che sa che un Molière è nello scaffale riservato al teatro, è meno drammatica che altrove, e comunque molto meno che in Italia. I piccoli esercizi sono viziati dai politici, grazie alla legge Lang sul prezzo unico del libro che risale ormai all’81.
Il ministro francese ha fatto sapere di voler ridurre anche l’Iva dal 5.5% al 5% dal 2014 e di stanziare nove milioni di euro come sostegno alle librerie (due milioni di euro sosterranno gli editori).
Questi soldi si aggiungono ai nove milioni già annunciati al Salone del libro di Parigi, dove, cinque milioni andranno nella tesoreria per i librai in difficoltà e quattro milioni serviranno per mantenere in vita le piccole librerie di quartiere.

In Canada al grido di Le prix réglementeé ça urge! (Urge regolamentare il prezzo), il gruppo Sauvons les livres (salviamo i libri), con la sua portavoce, Elodie Comtois, avanti a tutti ha preso la parola al 36° Salone del libro di Montreal, per rivendicare un intervento necessario e tempestivo del governo che regoli i prezzi dei libri-novità.
Come altri paesi europei, anche il Québec ha deciso di regolamentare il prezzo del libro.
“E’ una tappa importante che si vuole raggiungere ed un progresso innegabile” ha dichiarato Élodie Comtois che è contenta di vedere il governo prendere la difesa delle librerie indipendenti che vivono tempi durissimi in tutti il Québec e ricorda che molte librerie hanno già chiuso i battenti recentemente.
La regolamentazione limiterà al 10% il ribasso sulle novità in un periodo di tempo nel quale il governo valuterà se mantenerlo oppure no.
Élodie ha inoltre annunciato “Dev’essere chiaro: se i prezzi non sono regolamentati, continueranno ad aumentare. Questo è quello che è successo in Inghilterra. I prezzi sono stati liberalizzati e il prezzo del libro è aumentato del 30%. L’effetto domino che si creerà comporterà la chiusura delle librerie e la fine di molti editori”.
Finalmente anche in Italia il governo ha deciso di correre ai ripari contro l’abbandono della cultura e la chiusura delle librerie indipendenti (ultimamente moltissime hanno dovuto chiudere e tra queste c’erano anche librerie storiche).
La soluzione italiana al crescente problema consiste nella detrazione d’imposta del 19% sull’acquisto dei libri, escludendo, naturalmente, gli ebook e i formati digitali.
Il ministro dello Sviluppo economico, Flavio Zanonato ha dichiarato “Per aiutare la lettura e le librerie, quelle che non appartengono a catene stanno particolarmente soffrendo”.
L’agenzia Public Policy ha chiarito ulteriormente: “Le famiglie e le persone giuridiche (che non beneficiano già di detrazione Iva) avranno la possibilità di usufruire di una detrazione d’imposta del 19% per acquisti di libri muniti di codice Isbn fino a una spesa annua di duemila euro, di cui mille per l’acquisto di libri di testo.



Tre stati diversi, lontani tra loro, accomunati dallo stesso problema.
Si arriverà ad una soluzione con queste diverse strategie?
L’Italia riuscirà a far ripartire la cultura e riuscirà a proteggere le librerie indipendenti rimaste in vita?

Articolo scritto per iltempolastoria.it

http://www.iltempolastoria.it/rubriche/libri-in-viaggio/crisi-della-cultura-crisi-del-libro-tre-stati-tre-soluzioni-diverse/

venerdì 13 dicembre 2013

Il sogno palestinese, l'incubo israeliano. Due libri per capire



Partiamo da una situazione difficile, davvero difficile il cui astio, la cui guerra va avanti da anni.

Il caso ebreo-palestinese non è semplice da risolvere, soprattutto a causa di verità taciute, di discordie piazzate da grandi potenze che cercano di ricavare i propri interessi appoggiando un paese piuttosto che l’altro.
Tra i tanti libri che acquisto quasi ogni giorno, ce ne son due che esulano dal solito romanzo e riguardano la condizione arabo-israeliana , trattando della striscia di Gaza uno e del fanatismo religioso l’altro.
Mentre vagavo rapita nella libreria Mondadori del centro commerciale di Tor Vergata, incontro, nascosto in un angolo un titolo che attrae il mio interesse: Una bottiglia nel mare di Gaza.
L’autrice Valérie Zenatti nata a Nizza in una famiglia ebrea, è emigrata in Israele a tredici anni. All’età di 18 anni ha prestato il servizio militare, un obbligo per i giovani israeliani e poi è tornata in Francia. Ha fatto la giornalista e ora insegna ebraico.
Nel suo secondo libro (il primo si intitola Quand’ero soldato) ci sono due protagonisti. Una ragazza israeliana e un ragazzo musulmano.
O meglio una ragazza israeliana sognatrice, che spera, come la sua famiglia, nella pace tra i due popoli in perenne lotta e un ragazzo arrabbiato con il popolo invasore, un crudo realista che non crede nei sogni della ragazza, oppure non crede che nel popolo invasore possa esserci qualcuno disposto a credere alla chimera della pace, non più.
Pensare alla pace tra due popoli in lotta da ormai tempo immemore?Sembra una pazzia, invece è ciò che spera Tal Levine nata a Tel Aviv. Lei vive a Gerusalemme una città santa, una città che dovrebbe essere il fulcro della pace e invece è un ricettacolo di attentati.
Tra gli israeliani ci sono tante persone che sperano in una pace con i palestinesi, ma che credono anche che gli attentati siano esclusivamente opera degli stessi. C’è sempre un fondo di malafede nei confronti del popolo più avversato del mondo.
downloadTal ha un sogno e scrive un biglietto che arrotola in una bottiglia, sperando che una ragazza palestinese la raccolga e la legga, iniziando, magari, un’amicizia.
Chiede al fratello che andrà sul fronte della Striscia di Gaza (perché ad una certa età i ragazzi israeliani devono servire la patria) di lasciarla in spiaggia, sperando non legga il messaggio.
Chi risponde alle sue mail è un ragazzo arabo che si fa chiamare Bakbouk. La risposta non è gentile come Tal sperava, ma mano a mano il ragazzo si addolcisce, riesce anche a pensarla anche se prova a resistere. Si preoccupano a vicenda quando durante il periodo di scambio mail succedono degli attentati.
Si nota , anche se Tal e la sua famiglia e altri israeliani vogliono la pace, la prontezza di accusa nei confronti dei musulmani a qualsiasi attentato senza pensare che esistono i fanatici tra le fila israeliane che organizzano attentati perché contrari a una possibile pace.
Fanatismo ripreso e descritto da Amos Oz, nel libro Contro il fanatismo (scoperto per caso mentre scorrevo su un sito vari titoli letterari).
Effettivamente anche se c’è un’aspra critica nei confronti del proprio popolo, i due autori, entrambi israeliani, hanno una pendenza per il loro modo di pensare, che è il modo di pensare israeliano.
Capire davvero quello che accade in Palestina non è facile perché i mezzi di comunicazione non si occupano in modo approfondito del problema ignorando le radici complesse del conflitto, inoltre il tema dell’antisemitismo impedisce un’analisi razionale del mondo islamico senza notare le responsabilità politiche degli attori coinvolti: USA, Israele, Paesi Arabi, organizzazioni palestinesi.
Amos Oz pensa alle case lasciate obbligatoriamente dai palestinesi nel 1948, grazie alle dirigenze arabe o ai sionisti o a entrambi, case che sono state occupate dagli israeliani.9788807840425_quarta.jpg.312x468_q100_upscale I fanatici pensano che è giusto così, che è un loro diritto senza pensare alle famiglie che son rimaste senza casa.
Ne libro viene riportata una storiella. Un signore è seduto in un bar di Gerusalemme e inizia a parlare con una persona anziana vicino a lui. Salta fuori dopo un po’ che questa persona è Dio, dapprima il signore non ci crede, ma con alcuni indizi si convince e gli fa una domanda: “Caro Dio, per favore dimmi una volta per tutte, chi possiede la vera fede?I cattolici o i protestanti o forse gli ebrei o magari i musulmani?Chi possiede la vera fede?” Allora Dio, in questa storia risponde: “A dirti la verità, figlio mio, non sono religioso, non lo sono mai stato, la religione nemmeno m’interessa”.
Prendendo cum grano salis quello che dice Oz, “Israele non è un paese e nemmeno una nazione. E’ una feroce, schiamazzante collezione di argomentazioni, un perpetuo seminario di strada. Tutti discutono, tutti pensano di saperne di più. C’è una vena di anarchia non soltanto in Israele, ma credo piuttosto nel retaggio culturale dell’ebraismo.”
Praticamente tutti pensano di dire la cosa giusta e nessuno si preoccupa davvero di fare la cosa giusta, di pensare agli altri.
La soluzione di Amos Oz è il compromesso anche se questa parola gode di una pessima fama.
“Il contrario di compromesso è fanatismo, morte”.
Tra l’800 e il ’900, nel periodo in cui potenze straniere, in prima linea l’Inghilterra, decidevano le sorti della Palestina incoraggiando il movimento sionista a occuparla, questa terra era abitata (da millenni) da oltre seicentomila palestinesi.
Due libri per capire cosa spinge gli israeliani a combattere con dei nemici che vogliono solo vivere nel loro territorio.
Due libri che fanno vivere il dolore di gente comune di entrambi i popoli e che sottolineano l’atrocità del conflitto.
Due libri che spingono a occuparsi della questione arabo-israeliana, guardando davvero ciò che sta succedendo.


Articolo scritto per iltempolastoria.it

http://www.iltempolastoria.it/slider/il-sogno-palestinese-lincubo-israeliano-due-libri-per-capire/

mercoledì 20 novembre 2013

Un altro addio letterario



Un brutto periodo per la Letteratura, dopo la scomparsa di Doris Lessing anche il maestro di Io speriamo che me la cavo, Marcello D'Orta, ci ha lasciato.
Malato da tempo, non è riuscito a combattere un cancro che l'ha sconfitto all'età di 60 anni.
Diventato famoso per aver scritto il libro Io speriamo che me la cavo, che raccoglie sessanta temi dei “suoi” bambini della scuola elementare di Arzano, provincia di Napoli.
Un libro tragico e comico al tempo stesso, pieno di errori grammaticali nel quale risalta la realtà che vivevano quei bambini, la vita quotidiana riportata con la semplicità degli stessi.
Una realtà che è stata portata sul grande schermo da Lina Wertmuller, con Paolo Villaggio nei panni del maestro genovese che insegnava in una scuola della periferia di Napoli, lasciata in uno stato di degrado.
Il film ha dato visibilità a giovani attori napoletani da Ciro Esposito a Adriano Pantaleo (Spillo di Amico mio).
Marcello non era più maestro da un po' di tempo, dopo il successo di Io speriamo che me la cavo (diventato un bestseller che ha venduto più di un milione di copie) , ma lo era dentro, perché come lui diceva sempre
«se lo si è fatto con passione, maestro si rimane per tutta la vita».
D'Orta ha scritto anche altri libri, Nero napoletano, Il maestro sgarrupat, uno sul mistero della conversione di Leopardi e sulla sua morte, Dio ci ha creato gratis (mezzo milione di copie vendute), stava curando la stesura di un libro su Gesù (non aveva ancora deciso il titolo).
Si può notare l'interesse dello scrittore, nei confronti di temi cristiani. «Mio padre è stato un credente che ha sempre approfondito la sua fede in un modo meraviglioso» dice Giacomo D'Orta, il figlio di Marcello.
Nonostante fosse malato, Marcello ha scritto fino a poche settimane fa, perché amava scrivere.
Dopo la diagnosi sul suo tumore aveva criticato severamente la camorra, perché “grazie” ai rifiuti i casi di cancro erano aumentati vertiginosamente, «
Donde viene questo male a me che non fumo, non bevo, non ho vizi, consumo pasti da certosino?...A chi devo dire grazie? Certamente alla camorra».
Purtroppo nella sua città i colleghi non lo consideravano, «A Napoli fanno finta di non conoscermi. Se c'è un convegno sugli scrittori napoletani, non mi invitano certo. Per gli esponenti della letteratura di Napoli io non esisto»
E' deprimente constatare che uno scrittore vero che metteva in risalto i problemi reali di una Napoli «distante dalla civiltà, lontana dalla modernità», veniva ignorato come per non preoccuparsi dei problemi da risolvere, come per esorcizzare dei problemi che rimangono e che diventano sempre più difficili da eliminare.




I buoni rideranno e i cattivi piangeranno,
quelli del Purgatorio un po' ridono e un po' piangono.
I bambini del limbo diventeranno farfalle.
Io speriamo che me la cavo.








Frase tratta dal libro Carmilla di Le Fanu





« I sogni passano attraverso i muri di pietra, illuminano le stanze più buie e gettano le tenebre in quelle illuminate, e i loro personaggi entrano ed escono ovunque a loro piacimento, ridendosela di tutti i lucchetti »

Carmilla di Le Fanu.





§







martedì 19 novembre 2013

Arrivederci Doris




«E’ mai esistita una generazione che non abbia osservato, stupefatta – anche se ormai dovrebbe essere un lato acquisito – gli arrabbiati, i delinquenti e i ribelli della propria gioventù diventare i rappresentanti delle posizioni più moderate?»
(tratto da Il sogno più dolce)
Si è spenta all’eà di 94 anni Doris Lessing, scrittrice britannica vincitrice del premio Nobel per la Letteratura nel 2007. Una scrittrice che raccontava esperienze femminili, una donna che spronava il gentil sesso a non predicare e basta, ma ad agire. Una femminista particolare che criticava le donne bigotte che si fermavano e perseveravano nel criticare, nel bacchettare gli uomini senza far nulla per cambiare questa situazione. Una donna che spronava gli uomini a tener testa alle donne. “Dovrebbero rincominciare a farlo, essere all’altezza” disse al Festival del libro di Edimburgo nel 2001.
Criticava aspramente la donna sfacciata e ipocrita.


Le fu assegnato il Nobel perché nei suoi libri, Doris Lessing, raccontava le imprese eroiche delle donne basandosi sulle esperienze vissute in Africa e in Inghilterra e riportate nel suo libro più famoso, Il taccuino d’oro (scambiato, con dispiacere della Lessing, per la “bibbia femminista”). Questo libro parla di una donna, Anna Wulf che cerca di trovare una via d’uscita dal caos e dall’ipocrisia della sua generazione.
Non aveva paura di esprimere i suoi pensieri che poteva non trovare in accordo la massa.
«Tutti gli uomini che ho conosciuto si mostrano attratti verso le lesbiche, più o meno consciamente. Fa parte della loro incredibile vanità vedersi come i redentori di queste femmine perdute» e ancora «Quasi tutti gli uomini che si conoscono sono sposati con brave donne banali e noiose. Che cosa triste per loro.» , citazioni tratte da Il taccuino d’oro (scritto nel 1962).
La Lessing invitava le donne a cambiare le leggi che riguardavano l’universo femminile e le rimproverava di sprecare energie solo a insultare gli uomini, criticandole perché molte di esse assumevano degli atteggiamenti propriamente maschili.
Passionale, diretta, anticonformista, iraconda, dissidente, autrice della libertà in un’epoca in cui il pensiero femminile era un argomento del tutto nuovo, quando la informarono che aveva vinto il Nobel lei rispose: «Oh Christ! I couldn’t care less!» .
«Visto che non possono assegnare il Nobel a un morto, penso semplicemente abbiano scelto me perché temevano morissi prima di avere un’altra occasione» , aveva 88 anni.
Nata in Persia (Iran) da genitori inglesi, nel 1919 si trasferì nella Rhodesia meridionale (attuale Zimbawe), dove ambientò L’erba canta. Si sposò all’età di 19 anni con Frank Wisdom dal quale ebbe un figlio e una figlia. Li abbandonò per ar parte del Left Book Club, gruppo di intellettuali socialisti e comunisti con a capo Gottfried Lessing col quale si sposò in seconde nozze e dal quale ebbe il terzo figlio. Dopo un po’ di tempo si allontanò dal deludente gruppo e andò con suo figlio in Inghilterra dove rimase fino alla fine dei suoi giorni.
I suoi libri sono editi, in Italia, dalla casa editrice Feltrinelli.
Aggiungo che merita di esser letta perché non difende le donne a spada tratta con teorie infondate e insistenze inutili senza nessuna base reale. Lei difende quelle che valgono davvero, le altre le critica.
«Quello che le femministe vogliono da me è qualcosa che loro non hanno preso in considerazione perché proviene dalla religione. Vogliono che sia loro testimone. Quello che veramente vorrebbero dirmi è ‘Sorella, starò al tuo fianco nella lotta per il giorno in cui quegli uomini bestiali non ci saranno più’. Veramente vogliono che si facciano affermazioni tanto semplificate sugli uomini e sulle donne? In effetti, lo vogliono davvero. Sono arrivata con grande rammarico a questa conclusione».

venerdì 15 novembre 2013

Katherine Howe: tra ricerche occulte e romanzi storici




Katherine Howe vive in Massachusetts, si è laureata in Art history and philosophy alla Columbia University e ha iniziato a scrivere romanzi mentre lavorava alla tesi di dottorato sull’American e New England Studies della Boston University. 
Per fuggire allo stress decide di scrivere una storia sul pensiero dei coloni riguardo la stregoneria, sulla loro reazione rispetto a questa oscura e diabolica pratica, denunciando anche le morti inutili di questa funesta caccia, portata avanti da un’isteria di massa.
 
La famiglia della Howe, molto tempo fa, si stabilì in Essex County, Massachusetts, e nel 1620, durante il periodo della caccia alle streghe, due parenti furono accusate di stregoneria: Elisabeth Proctor (sospettata) e Elisabeth Howe (condannata a morte).
Katherine Howe ha condotto molte ricerche storiche per il suo libro che si legge facilmente perché scritto in maniera semplice ed efficace.
 Ho letto Le figlie del libro perduto perché il tuo romanzo mi chiamava dallo scaffale, era più forte di me e son rimasta contenta quando ho finito di leggerlo. Mi è piaciuto molto. Era una sorta di autobiografia, visto che due delle tue antenate sono state processate a Salem?
 «Grazie mille per aver letto Le figlie del libro perduto, e per aver dedicato del tempo per scrivermi. Mi sento privilegiata ad avere così tanti lettori italiani, e sono lieta di rispondere alle vostre domande.Mi ha ispirato in parte, come dici tu, la storia della mia famiglia, e sono stata ispirata dalla stregoneria di Salem, perché è un periodo unico e problematico nella storia americana. I processi alle streghe avvenuti in America del Nord hanno coinvolto un’intera generazione e seguirono i processi avvenuti in Inghilterra e in Europa (dal XV secolo al XVIII), e inoltre, in questo modo, ci si interroga sul valore dei principi fondamentali americani. Ci piace pensare che la nostra cultura abbia valori di tolleranza, e ci piace credere che ciò che è ammesso e ciò che è giusto siano la stessa cosa. Salem ci costringe a confrontarci con la fragilità dei nostri valori culturali. Ero anche molto interessata a conoscere come si viveva 400 anni fa, in una zona remota molto lontana da casa. Penso che la narrativa storica, se riportata con attenzione e cura, può portare i lettori a una maggiore comprensione del passato».
Come ti poni davanti a queste stragi di donne, anziani, bambini, e uomini?
 «E ‘molto difficile scrivere di sofferenza. Nel caso di Salem, diciannove persone (soprattutto le donne, ma anche alcuni uomini) sono stati messi a morte da parte dello Stato per un crimine che ora riteniamo essere immaginario. Questo è un dato di fatto difficile da accettare. Tuttavia, ritengo che continuare a pensare in modo critico sugli eventi del passato è un modo per onorare l’eredità di coloro che sono morti. Abbiamo la tendenza, a volte, a idealizzare il passato, o a essere nostalgici riguardo lo stile di vita. Credo che la nostalgia sia un errore. Io, per esempio, sono grata di vivere in un mondo in cui gli antibiotici possono curare le malattie infantili, in cui le donne possono votare, dove chiunque può parlare esprimendo il suo pensiero. Trovo anche che valga la pena pensare a quali congetture abbiamo oggi che sembreranno ridicole alle persone che vivranno in futuro. Ricordate che, tutti coloro che hanno partecipato fervidamente a mettere le persone a morte a Salem, hanno creduto di fare la cosa giusta».
 Salem è famosa per le storie sulle streghe, tra verità e immaginazione. Quanto hai dovuto studiare per raccogliere del materiale per il tuo libro?
 «Ho trascorso diversi anni a studiare e imparare a conoscere la stregoneria in Nord America e in Europa prima di sentirmi pronta a scrivere Le figlie del libro perduto. Come dici tu, Salem, in particolare, è oggetto di storia e mito. A volte è difficile capire la differenza tra i due. Ho passato un periodo abbastanza lungo di tempo a leggere i documenti del tribunale di Salem, che ancora si conservano, cercando di capire la mentalità delle persone che vissero nel corso del XVII secolo. Ero molto interessata al cambiamento di percezione della storia delle streghe e della cultura popolare. L’Italia ha una simile eredità di considerazione riguardo alle streghe, con le sue storie di “benandanti”, o di voli notturni, usate per comprendere, e streghe bianche che farebbero battaglia alle streghe cattive durante la notte, ma queste credenze davanti all’interrogatorio da parte dell’Inquisizione, gradualmente, si trasformano nel pensiero che anch’esse sono streghe cattive. Le conoscenze storiche riguardo alle streghe cambiano drasticamente nel tempo».
 Pochi giorni fa ho visto che, finalmente, è uscito il tuo secondo libro anche in Italia, noto che riprende sempre il mondo dell’occulto. Mi puoi parlare del libro e del tuo avvicinamento a questo mondo?
 «Il mio secondo libro, La Casa di Velluto e Cristallo, racconta la storia di una famiglia dell’alta società di Boston che ha recentemente perso qualcuno sul Titanic, e la storia di chi deve lottare con quella perdita sul nascere del XX secolo. Sono molto interessata ai periodi di tempo in cui la comprensione della realtà da parte del popolo è totalmente diversa dalla comprensione che abbiamo oggi. Nell’anno 1910, era molto comune per le persone, come i miei personaggi, visitare i medium nel tentativo di comunicare con i morti. La mia protagonista, Sybil Allston, scopre che lei è in grado di vedere molto di più di quanto avesse mai immaginato, cose molto diverse, mentre cerca di risolvere il mistero della scomparsa di suo fratello. Il mio terzo libro, intitolato Conversione, uscirà negli Stati Uniti nell’estate del 2014, ed è una storia contemporanea che riporta il Crogiolo (una famosissima opera drammatica americana sui processi alle streghe di Salem), in una scuola secondaria privata del Massachusettes (si ricollega alla famosa isteria che colpì la città di Danvers nel Massachusettes, città nota anche come Old Salem e Salem Village riferendosi ai Salem Witch Trials, episodio riconosciuto come il più grande fenomeno di isteria di massa, che portò alla morte di molte persone). Il mio nuovo libro si basa su eventi reali, visto che il disturbo della conversione, che comporta attacchi di isteria molto simili agli attacchi che hanno afflitto le ragazze adolescenti di Salem, è un problema reale».
 Katherine nell’intervista parla del suo secondo libro, La casa di velluto e di cristallo (uscito da poco) e anticipa, addirittura, l’uscita del suo terzo libro. L’autrice è molto disponibile nel parlare delle sue fatiche letterarie e la ringrazio ancora tantissimo per aver dedicato il suo tempo a rispondere alle mie domande.

giovedì 14 novembre 2013

Il calice della vita: il nuovo romanzo di Glenn Cooper



Un autore che in poco tempo ha scalato le classifiche dei libri più venduti in Italia. Un tesoro prezioso per la casa editrice Nord che pubblica i suoi romanzi, dal primo La biblioteca dei morti (trilogia con Il libro delle Anime e I custodi della biblioteca) all’ultimo Il calice della vita (non dimentichiamo La mappa del destino, L’ultimo giorno e Il marchio del diavolo). Glenn Cooper laureato in Medicina alla Tufts University School of Medicine e in Archeologia alla Harvard University, diventa romanziere.

L’ho intervistato per sapere qualcosa di più, ma l’autore non si sbilancia troppo forse per mantenere quella sorta di mistero che aleggia sempre nei suoi libri.
Hai lavorato nel campo della farmacologia, come ti è venuta l’idea di scrivere?
«In realtà la mia prima laurea è stata in archeologia ad Harvard. Medicina è stata la seconda. Ho iniziato a scrivere nel momento in cui stavo facendo ricerca farmacologia, perché avevo bisogno di un contrappunto intellettuale per l’equilibrio nella mia vita. Ho scritto sceneggiature di film per 20 anni, senza successo, poi ho scritto il mio primo romanzo, La Biblioteca dei Morti».

Come costruisci i tuoi romanzi? Qual è l’idea che ti fa scrivere?
«Parto sempre con un concetto alto (come se?)… E queste idee di solito mi vengono attraverso il processo del sogno ad occhi aperti, sempre attivo in me. Poi ho bisogno di una trama e questo è il lavoro più duro».

Il nuovo libro si basa sul tema del “Santo Graal”, quindi potrebbe essere descritto come “uno dei tanti” libri già scritti. Hai paura di questo?
«Non avevo paura di scrivere il milionesimo libro riguardo il Graal, perché ero sicuro che il mio concetto e la trama non erano mai stati scritti prima. E non troverete menzione alcuna riguardo i Templari nel libro!».
(Non ci sono i Cavalieri Templari, perché, in realtà, questi cavalieri sono stati utilizzati da molti autori nei loro libri che parlavano del Graal. Penso che non esistano più storie da inventare sui Templari insieme al Graal.)

Può esserci una nota massonica nel libro?
«Se c’è un elemento massonico qui si tratta di una novità per me».
(Ho pensato che ci potrebbe essere una sorta di massoneria universitaria, visto che nel libro si parla dei Loons Graal, che è un gruppo di ricercatori, professori universitari che si riuniscono per trovare il Graal. Di solito nelle università americane e inglesi ci sono questi gruppi che si tramandano di generazione in generazione e hanno matrice massonica).

Dopo la trilogia della biblioteca dei morti, due libri di avventura e mistero e un argomento moderno con la imminente fine del mondo, si torna agli antichi misteri. Perché?
«Io seguo la mia ultima buona idea, senza pensare troppo al genere o sottogenere. Alcune idee sono buone per un libro unico, altre per una trilogia. Se dovessi pensare solo al modo migliore per vendere i libri, mi piacerebbe restare con un eroe iconico e scrivere una serie senza fine».

Ho notato che tra I Custodi della Biblioteca e Il Calice della Vita, non è passato tanto tempo. Stai scrivendo già il prossimo libro? O hai già una nuova idea?
«Scrivo sempre con solo un mese di pausa in-tra i progetti. Ho una elevata tolleranza per il lavoro che deriva probabilmente da tutti i miei anni di vita aziendale. Un libro di un anno è un ritmo molto comodo per me e che si traduce in pubblicazione di un libro nuovo ogni anno. Detto questo, ho appena finito un nuovo libro che sarà il primo di una trilogia. Non sto dicendo troppo sul nuovo lavoro ancora, ma penso che sia il concetto più interessante ed emozionante che abbia mai avuto.
Tra un anno vedremo se i lettori sono d’accordo».

Nell’attesa di leggere la nuova trilogia di Glenn Copper, leggiamo Il Calice della Vita e perdiamoci nell’atmosfera misteriosa della ricerca del Graal, tra la Francia, il Montserrat tra Re Artù e i suoi discendenti, e la spada Excalibur.

sabato 9 novembre 2013

L'anniversario de Il Principe di Niccolò Machiavelli




Nell’anno 2013, in cui si nota il calo delle vendite dei libri, il confinare in un angolo la cultura, ricorre il 500° anniversario de Il Principe di Niccolò Machiavelli.Festeggiare 500 anni ed essere sempre attuale.
Machiavelli si trovava in un isolamento forzato in seguito alla pena da scontare, di un anno di confino, nel territorio di Firenze che gli costò anche il posto di segretario della seconda Cancelleria della Repubblica Fiorentina e nel rustico dove andò a vivere, chiamato l’Albergaccio (luogo in cui molta gente credeva dimorasse il diavolo), scrisse il De Principatibus.
Il rientro dei Medici a Firenze e il ripristino del principato, fa si che Machiavelli non possa più ottenere un posto di rilevante importanza e inoltre renderà vana provare la sua innocenza nella congiura di Boscolo e Capponi. Fu concessa l’amnistia dal pontefice Giovanni de’ Medici col nome di Leone X, ma questa era solo una squallida manovra politica.
Machiavelli un cognome attraverso il quale si tirò fuori la definizione di uomo subdolo, spregiudicato.
Molti sono stati i giudizi negativi e positivi su di lui, secondo me era un uomo che usava la sua intelligenza e la sua spregiudicatezza per arrivare alle mete prefissate, un uomo figlio di quei tempi che osservava e suggeriva soluzioni per una figura che con l’arguzia avrebbe potuto dare a Firenze un lustro duraturo, cosa che non si era verificata in anni e anni di lotte intestine, di imbrogli, di ipocrisie.il-principe-niccolò-machiavelli Dopo un periodo di stordimento per gli eventi accaduti, Machiavelli inizia a reagire con la propria ironica e satirica intelligenza, convincendosi del fatto che nulla poteva tornare come prima.
Risponde alle lettere dell’amico Vettori e nel 1513 scrive il Principe.Con questa opera corta, ma davvero importante, scritta in pochi mesi, desiderava ingraziarsi la simpatia dei Medici, visto che la dedico a Lorenzo il Magnifico, il quale reagì con assoluto distacco.
Scopo dell’opera è far capire in breve tempo, ciò che Machiavelli intese con ricerche durate per anni.
Le leggi ricavate dall’analisi dei fatti storici formano la Scienza della Politica che regola le azioni del Principe riguardo la conquista e il mantenimento del potere.
L’opera si diffuse rapidamente anche al di fuori della cerchia di amicizie e naturalmente si svilupparono simpatie e odi attorno alla figura di Machiavelli.
Il nome e l’opera di Niccolò si diffusero, ben presto, fuori dai confini italiani.
Ma la prima stampa de Il Principe avvenne nel 1532 ad opera del Blado a Roma e dei Giunti a Firenze con l’approvazione di Clemente VII e del cardinale Ridolfi, dando a Machiavelli notevole notorietà. L’opera venne accolta con freddezza anche dall’amico Vettori e Machiavelli non fu inquisito perché le idee di un uomo emarginato e caduto in disgrazia andavano bene per gli sproloqui da salotto.
Niccolò Machiavelli aveva capito i problemi del suo tempo nel campo storico-politico dopo anni di ricerche. E aveva descritto un Principe che avrebbe dovuto usare una dose giusta di pugno di ferro e una giusta dose di “dolcezza” attraverso una carota messa davanti agli occhi dei sudditi, per governare al meglio e per non far ribellare il popolo. “A uno principe è necessario sapere bene usare la bestia e l’uomo.”Locandina-mostra-Machiavelli-befan.it_ E tra le bestie due dovevano essere imitate la golpe e il lione, ovvero la furbizia e la forza. “Sendo adunque necessitato uno principe sapere bene usare la bestia, debbe di quelle pigliare la golpe e il lione, perché el lione non si difende da’ lacci, la golpe non si difende da’ lupi. Bisogna adunque essere golpe a conoscere e’ lacci e lione a sbigottire e’ lupi; coloro che
stanno semplicemente in sul lione, non se ne intendono .”
Sempre attualissimo questo pensiero “Li uomini in universali iudicano più alli occhi che alle mani, perché tocca a vedere a ognuno, a sentire a pochi: ognuno vede quello che tu pari, pochi sentono quel che tu se’; e quelli pochi non ardiscono opporsi alla opinione di molti.” e cioè il fermarsi all’apparenza della maggior parte delle persone, senza comprendere, senza vedere il vero io, senza capire.
Potrei andare avanti riportando molte altre frasi, ma preferisco che ognuno rinfreschi la propria memoria con quest’opera di un’attualità disarmante.
Per celebrare il 500° anniversario, a Roma è stata inaugurata la scorsa settimana la mostra Il Principe di Niccolò Machiavelli e il suo tempo (1513-2013), presso il Complesso del Vittoriano.
Nel periodo del suo “compleanno” rispolveriamo un classico senza tempo che può considerarsi una delle opere italiane più diffuse nel mondo.


Articolo scritto per iltempolastoria.it

http://www.iltempolastoria.it/rubriche/libri-in-viaggio/lanniversario-de-il-principe-di-niccolo-machiavelli/

giovedì 7 novembre 2013

Il libro de iltempolastoria



Un libro con dei miei articoli e con delle mie interviste, insieme agli
articoli,alle interviste, alle foto e ai disegni degli altri editor de iltempolastoria...un sogno bellissimo che si avvera...

mercoledì 6 novembre 2013

Fascetta, fascetta delle mie brame…qual è il libro meno copiato del reame?



Il testo più atteso dell’anno…il libro di cui tutti parlano. Ma parlano davvero tutti e così tanto del libro in questione?
Ho visto milioni di italiani (che piangono miseria) fare la fila davanti ai negozi di telefonia, attendendo l’apertura del negozio, per comprare un cellulare con disegnata una mela mangiucchiata!Si son accampati anche fuori per ottenere buoni posti nella fila.
Non penso che molti italiani riservino lo stesso trattamento anche per le uscite librarie!!!
Un autore da sei milioni di copie in Italia!!!!
E chi è?Fatemelo conoscere che gli stringo la mano!!!
In quest’epoca di crisi editoriale in seguito a sempre meno lettori, trovarne sei milioni..in Italia…è davvero fantastico!!!
Oltre 30000 copie in un mese, oltre 300000 copie in un’ora, un fenomeno mondiale, oltre venti milioni di inetti che credono alle fascette, dove c’è scritto tutto il contrario di tutto.
Specchietti per allodole e la maggior parte delle persone, ci cade con entrambe le scarpe!
Trappole messe dagli editori con la speranza di far comprare soprattutto spazzatura e puntualmente, l’immondizia viene differenziata nelle case dei “milioni” di “lettori”!

Le case editrici ringraziano del lauto guadagno e continuano a sottopagare traduttori, grafici e redattori con la conseguenza che si nota alla grande!Traduzioni pessime, grafiche senza originalità, refusi a tutto spiano!
Io ho il manuale del correttore di bozze, lo acquistai perché mi sarebbe piaciuto fare quel lavoro (mi disse un correttore di una nota casa editrice ”Prova a lavorare come correttore, poi odierai leggere”, non mi era nuova la frase, e infatti mi ricordai che un venditore di libri, e non libraio attenzione alla distinzione, mi disse “Se vieni a lavorare in libreria, poi odierai la lettura”. Stiamo parlando di una vera lettrice, non di una che lo fa per sport!). In quel manuale si può leggere che per correggere bene gli errori si deve rileggere il libro almeno quattro volte….almeno!!!
Certi libri non son letti neanche per sbaglio!!!
Che dire delle copertine…una tragedia di immani proporzioni!
A una certa casa editrice importa solo ed esclusivamente del guadagno e si è visto, anche perché le copertine sono quasi uguali, ci si confonde facilmente se non si ha il titolo e anche l’autore riportati su un foglietto!
Perché anche a titoli non stiamo messi bene, anzi!
C’è la categoria delle tenebre; quella dell’occulto; degli alchimisti; della profezia segreta, del dipinto segreto, del libro segreto e tanti altri segreti (è tutto un segreto!!!); del vangelo nero, verde e giallo, della cripta; i templari di tutti i colori, praticamente un arcobaleno di monaci guerrieri; quello del vangelo proibito, del gioco proibito, tutta una proibizione; anche le chiavi stanno avendo il loro momento di gloria; per non parlare delle maledizioni, queste sono ovunque, ogni cosa è maledetta!
Tra questi titoli di scarsissima fantasia ci sono anche delle scopiazzature. Come ad esempio, Il cabalista di Praga: nel 1999 era già uscito Il cabalista di Lisbona di Richard Zimler (sempre di ebrei si parla); La mano sinistra di Satana contro La mano sinistra di Dio di Paul Hoffman, casa editrice Nord.
Le copertine monocromatiche quasi (tranne per certe, rare, color grigio/nero, verde o blu), fanno parte della categoria dei marroni con sprazzi di giallo, per dare luce o nero per renderla più buia, con al centro monaci incappucciati oppure uomini di spalle (da poco anche donne) con cappello in testa, stile Il cimitero di Praga di Umberto Eco, Bompiani editore.
Questa malattia sta contagiando anche altre case editrici, ed ora il gioco si fa davvero duro!
Ora i colori, i monaci o gli uomini di spalle, i titoli triti non appartengono più ad una casa editrice, ma a più case editrici che cercano di battere la concorrenza col suo stesso metodo.
Spero almeno che i contenuti siano degni di esser letti…speranza vana!!!!!
Naturalmente hanno adottato anche il metodo della fascetta fantastica!
Ricordo solo una cosa: Volete scrivere super stupidaggini nelle fascette per attrarre pseudo lettori?Per favore, non citate scrittori degni di esser chiamati tali.
Non paragonate Umberto Eco o Ken Follett ad autori privi della stessa verve grammaticale e stilistica!
Grazie!!!
Forse per contrastare questa dilagante mania usata esclusivamente (fino a pochi mesi fa) da una casa editrice indipendente di Roma, la Newton Compton, ora anche altre case editrici adottano il metodo Newton (vedi Piemme che ha iniziato a prezzare alcuni libri 9.90. Per colpa di questa casa editrice, la Newton ha dovuto integrare il bollino del prezzo, scivendo Gli originali…che fatica!!!).
Il risultato è l’uscita di un libro non originale e che pecca di qualità!!!
Ma ormai la qualità a chi interessa?Solo ai veri lettori!!!E ne son rimasti davvero pochi rispetto alla massa!
Oltre al prezzo, si avvicinano anche al colore delle copertine Newton in certi casi e ai titoli, usando giorni oscuri, morti, incubi vari, notte (questa c’è sempre), sacrifici, anatomisti (al posto di alchimisti), destino, tentazioni e ancora inganni, guardiani, lupi e altro ancora.
Praticamente impilati uno vicino a un altro, nelle librerie, competono libracci che sono identici per titoli, copertine, prezzi e fascette!!!
Nel frattempo i titoli interessanti rimangono nell’ombra, in un angolo di un anonimo ripiano di uno scaffale qualunque.



Articolo scritto per iltempolastoria.it

http://www.iltempolastoria.it/rubriche/libri-in-viaggio/fascetta-fascetta-delle-mie-brame-qual-e-il-libro-meno-copiato-del-reame/


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